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Sotto tiro di Mizar, per non dimenticare

La sortita di Presutti contro l’arrivo ad Ischia di immigrati, il dibattito apertosi sui social con evidenti messaggi di razzismo puro e la presa di posizione del Vescovo mi portano a raccontarvi due episodi dell’andar per il mondo nella mia gioventù. In un viaggio da una cittadina sul fiume Orinoco, Puerto Ordaz, in Venezuela,dopo aver attraversato il canale di Panama sostammo per bunkerare a San Pedro di California.

Era il 1963,la nave era un liberty americano servito per lo sbarco in Europa delle truppe nella seconda guerra mondiale. Era una nave costruita per un solo viaggio ma che gli italiani con il loro grande mestiere di marinai seppero far navigare fino agli anni  sessanta ed oltre e che servì a creare anche il grande boom economico italiano. Bandiera italiana a poppa all’arrivo a San Pedro decine e decine di persone vennero a visitarci.

Erano tutti emigranti italiani della Mandra, di Campagnano, di Barano. L’emozione di rivedere amici miei partiti nel dopoguerra e parenti di mio padre partiti prima della guerra è difficile da esprimere. Avevano patito quasi la fame ad Ischia ed ora vivevano nell’Eldorado. Sbarcai per venire a fare i bagni ad Ischia con un viaggio aereo via Montreal, Londra Praga, Roma. L’accoglienza per la settimana che rimasi a San Pedro fu indimenticabile e suscitò in me tanti pensieri.

Alla fine degli anni 60 con una nave panamense noleggiata agli inglesi della Blue Star Line da Liverpool raggiungemmo Montevideo e Buenos Aires. Una mattina presto il cameriere mi venne a svegliare dicendomi che sulla stiva 3 vi erano alcune persone che volevano salutarmi. Incuriosito mi vestii in fretta ed andai. Quello che mi si presentò agli occhi era stupefacente.

Sulla coperta in vicinanza della stiva vi erano dieci amici miei d’infanzia a Campagnano. Erano partiti nel dopoguerra e facevano gli scaricanti di porto. Per loro fu una sorpresa che il comandante di una nave potesse essere il ragazzo che “chiuvitiello” portava sul suo mulo da San Michele a Campagnano dalla nonna.

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“Chiuvitiello” era diventato campione di corsa campestre a Buenos Aires

Anche qui nei quindici giorni della sosta della nave fui accolto come solo gli italiani all’estero accoglievano in tutte le parti del mondo i loro concittadini. Come è facile dimenticare per gli ischitani!

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