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Sotto Tiro – La Carta igienica: Ischia, il turismo, il futuro

Era da giorni che dimenticavo di comprare la carta igienica. In bagno di fronte al problema che dovevo fare? Dovevo usare un foglio di giornale o un pezzo di stoffa? E lo scarico si sarebbe intasato? Il bidè era la soluzione? Quando nel 1944, per la precarietà di reperire stabili per le scuole, la mia classe fu sistemata
in via Leonardo Mazzella in una stanza priva di bagno, tentavamo di resistere all’esigenza, ma se ti eri fiondato su una pianta di ciliege scendendo da San Michele, ti poteva capitare di non resistere fino al ritorno a casa. E allora? Di fronte alla scuola vi era una distesa enorme di rocce laviche. Un pugno d’erba o una piccola pietra ti toglievano dall’imbarazzo. Tonino aveva sempre in tasca un fazzoletto bianco ma lo usava lui. Se glielo chiedevi in prestito lui diceva di no. Con la cattiveria classica dei ragazzi dopo che lui lo aveva usato lo additavamo come quello che aveva la m.. in tasca. Lui ne soffriva moltissimo e per 70 anni, fino alla sua morte, mi son portato dietro il rimorso di aver contribuito, forse, alla sua “gaiezza”. La sola mancanza della carta igienica mette in difficoltà l’uomo del 2016. Pensate a tutto il resto! Osservo in giro con quanta irresponsabilità non si riflette su quello che ci circonda e che è avvenuto nella nostra società negli ultimi settanta anni. Il turismo ci ha portato ad un benessere inimmaginabile. I posti di lavoro però diminuiscono paurosamente. 63 persone nel mondo detengono la stessa ricchezza di 3,5 miliardi di persone, i poveri diventano sempre di più, il capitalismo sta fallendo perché non sa distribuire la ricchezza che produce come è
fallito il comunismo che non sapeva crearla. E cosa fanno i miei concittadini? Continuano a non pensare. Chi avrà tra pochi anni le risorse per fare turismo? Che tipo di persone saranno i prossimi turisti? Che prodotto
vorranno? Ci sarà ancora il turismo? Invece di porci queste domande e tentare di dare una risposta noi andiamo in Crimea. Non vogliamo neanche capire che se non riusciamo a mantenere la pace sociale diventeremo un’isola dove non è più piacevole venire. Non abbiamo capito che se non usiamo il cervello per
trasformare il nostro prodotto ed adeguarlo alle nuove esigenze non avremmo più una collocazione nel futuro del turismo. Qualora ci sarà ancora. Cosa bisogna fare per costringere la nostra classe dirigente a riflettere? E le amministrazioni? In crisi il commercio, gli avvocati, i tecnici dell’edilizia, gli alberghi, ci rendiamo conto che abbiamo bisogno di impostare in modo completamente diverso le nostre azioni? Venerdì al Re Ferdinando Luciano Venia vuole parlare delle nostre cose. Andiamo a discutere.

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