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Sotto Tiro – L’agricoltura a Ischia

Si è sempre saputo che una terra vulcanica dà più sapore a quello che produce. L’isola si presta ad una agricoltura biologica con il solo uso di concimi naturali o addirittura senza concimi come sono abituati a fare molti contadini dilettanti.

E’ remunerativo coltivare orto e frutta sull’isola per persone che ne volessero fare attività primaria per viverci? I viticultori lo fanno con successo grazie a prodotti controllati e con un marchio Ischia consolidato nel tempo. Potrebbe succedere anche con l’orto e la frutta nonché con le erbe aromatiche come ad esempio pinoli, capperi ed altre specialità che nascono e crescono sull’isola senza eccessivo lavoro? Si …se si verificassero alcune cose.

Se girate per l’isola troverete un numero elevato di negozi che offrono prodotti della terra impacchettati in laboratori della terraferma che il più delle volte sembrano prodotti ischitani o addirittura vengono venduti per tali. Se le autorità locali spingessero per un marchio Ischia con il quale si dovrebbe imporre che i contenuti debbano essere esclusivamente prodotti sull’isola un passo enorme sarebbe stato fatto. Per gli attuali produttori locali i prezzi di vendita non ti consentono di far quadrare i conti per il semplice fatto che i prodotti importati costano molto meno. E così il KM 0 va a farsi fottere.

Un’altra iattura è rappresentata dai nostri albergatori. Comprano prodotti a basso costo e non hanno capito l’importanza di offrire prodotti ischitani. Il turismo è anche questo. Cucina e prodotti locali. La loro miopia è degna di analisi psichiatriche. Alcuni albergatori a 5 stelle sarebbero interessati a comprare i prodotti locali, ma manca un sistema organico che riesca a fornirli con assiduità, continuità e soprattutto celerità agli alberghi stessi.

Non si può un giorno offrire prodotti a KM 0 ed il giorno dopo no. E’il classico cane che si morde la coda. Gli amministratori dell’isola a questo settore non dedicano neanche un minuto del loro inutile tempo. Siamo centinaia e centinaia quelli che sull’isola si dedicano all’agricoltura dilettantesca ma manca un coordinamento ed il settore professionistico non decolla. Riusciremo un giorno ad affrontare anche questo problema?

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