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Spaccio di droga, la richiesta del Pm: in 22 a processo

La pubblica accusa ha chiesto il rinvio a giudizio per quasi tutti gli indagati della lunga e articolata attività investigativa dei Carabinieri di Ischia su tre sodalizi accusati di associazione per delinquere finalizzata al traffico illecito di sostanze stupefacenti e di concorso in tale delitto

È arrivata pochi giorni fa la comunicazione del Tribunale. È stata infatti fissata a metà febbraio l’udienza preliminare dinanzi al Gip Giordano in cui sarà esaminata la richiesta di rinvio a giudizio per ben ventidue indagati nell’ambito di una lunga indagine, ampiamente ramificata, iniziata ormai quasi un lustro fa. L’attività investigativa eseguita dai Carabinieri di Ischia ha infatti consentito di acquisire gravi indizi di colpevolezza su tre associazioni per delinquere a scopo di spaccio di stupefacenti, tutte attive sull’isola d’Ischia. In dodici mesi, i 25 avvisi di garanzia emessi nel gennaio di un anno fa si sono tramutati nella citata richiesta del Pubblico Ministero per il rinvio a giudizio di 22 persone, appunto con l’accusa di associazione finalizzata al traffico illecito di sostanze stupefacenti, ma anche di concorso in tale delitto.

Le indagini hanno permesso di far emergere i nuclei delle tre associazioni a delinquere, che costituivano un apparato accuratamente strutturato e all’interno del quale ognuno ricopriva precise mansioni. Coloro che avevano promosso l’organizzazione ribattezzata “Iscla Maior” operavano sulla nostra isola mediante più fiduciari e referenti, i quali avevano la funzione di organizzare il trasporto e l’approvvigionamento della sostanza stupefacente sull’isola, di scegliere i corrieri, di custodire la droga e organizzare la distribuzione mediante i pushers, spesso anche minorenni, scelti personalmente dai fiduciari con il consenso dei vertici dell’organizzazione.

All’associazione “Casa in insula”, invece, gli investigatori sono arrivati grazie al successivo stadio delle indagini, dedicate all’identificazione delle fonti dalle quali il pusher di turno traeva le dosi di stupefacente che poi immetteva nel sempre fiorente mercato locale. E di fatto le risultanze raccolte dai militari dell’Arma hanno consentito di dimostrare l’esistenza di una seconda organizzazione criminosa dedita allo spaccio e che rispetto alle altre aveva la particolarità di operare soltanto ed esclusivamente in determinate fasce orarie e in una circoscritta piazza di spaccio localizzata nel territorio di Casamicciola Terme, vero e proprio “epicentro”.

Infine, l’associazione “Parthenope” emerge nel 2014 quando avviene il sequestro di una modica quantità di cocaina operato nei confronti di un giovane partenopeo che aveva mantenuto contatti con alcuni dei personaggi coinvolti nelle precedenti due organizzazioni: da questa operazione si generava un supplemento d’indagine che portava alla scoperta dell’esistenza di un terzo sodalizio criminoso operante tra Napoli e Ischia, il cui vertice riusciva a muoversi attraverso una articolata organizzazione costituita da insospettabili corrieri a cui era affidato il delicato compito di trasportare ingenti quantitativi di droga.

IL RAMO INVESTIGATIVO “ISCLA MAIOR”

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Nella richiesta di rinvio a giudizio si legge innanzitutto del primo pesante capo d’accusa relativo allo spaccio riguardante Giuseppe Formigli, Pietro Pesce, Ruben Barbato, Giuseppe Caliendo, Loreta Costa, Luigi Espositore, Nerino Rotolo, Leonarda Foglia, Giovanni Lemme, Bruno Di Pietro, Giovanni Sollo, Antonio Del Prete “per il reato previsto e punito dagli artt. 74 comma 1, 2 e 3 del DPR 309/90 “per essersi associati tra loro, e con Migliaccio Giovanni Battista, minore all’epoca dei fatti e per il quale si procede separatamente, in un gruppo criminale articolato su più livelli, allo scopo di commettere più delitti tra quelli previsti dall’art. 3 del citato DPR al fine di commercializzare ingenti quantitativi di sostanza stupefacente del tipo cocaina, hashish e marijuana ottenendo il controllo dello spaccio sull’isola d’Ischia”.

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Nei capi di imputazione si evince come, secondo l’accusa, ciascuno dei soggetti a capo di questa organizzazione avesse un incarico ben preciso, Formigli, ad esempio, gestiva i contatti con i pushers; Pietro Pesce, insieme al Caliendo ed alla Costa, coordinava l’attività di cessione della sostanza stupefacente, custodendone ingenti quantitativi in favore del gruppo criminale e organizzando la commercializzazione della droga facendo di fatto da riferimento a Ischia di Giuseppe Formigli; Ruben Barbato invece di fatto aveva coordinato – subentrando nel ruolo proprio al Pesce – le attività degli altri sodali e curava con attenzione il “lavoro” svolto da Nerino Rotolo e Giovanni Sollo, prendendo parte ad incontri con gli acquirenti e mettendosi completamente a disposizione del sodalizio. A Giuseppe Caliendo, Loreta Costa e Luigi Espositore, invece, viene contestato di essersi dedicati alla vendita al dettaglio di stupefacente.

Secondo gli investigatori un ruolo-chiave lo ricopriva anche Nerino Rotolo che di fatto sotto le direttive di Pesce prima e Barbato poi trasportava la droga da Napoli a Ischia, passaggio assolutamente fondamentale per poter esercitare successivamente l’illecita attività. Ma in questa organizzazione ognuno aveva un compito ben specifico: secondo gli inquirenti Leonarda Foglia faceva da “vedetta” per Ruben Barbato prestando attenzione all’eventuale arrivo di forze dell’ordine. Tutti fatti, quelli contestati, consumati sull’isola d’Ischia nel corso dell’anno solare 2015 e quindi anche decisamente datati. Ovviamente con l’aggravante dell’associazione a delinquere finalizzata al traffico di stupefacenti, visto il numero di soggetti coinvolti. Il filone in oggetto, a forte connotazione ischitana, è stato non a caso ribattezzato dagli investigatori con l’appellativo “Iscla Maior”.

LE TRAME DELL’ASSOCIAZIONE “CASA IN INSULA”

Altro nome latino è stato conferito alla seconda associazione contestata, vale a dire “Casa in insula”, visto che in ogni caso riguarda la nostra isola. Ne risultano coinvolti Antonio Castagliuolo, Antonio Del Prete, Anna Teresa Cervasio, Antonio Buono e Michele Orru. Per quel che concerne le contestazioni dei pubblici ministeri Giuseppe Visone e Cristina Garatoli si parte dal “Tartaro” Castagliuolo che “in qualità di promotore e organizzatori dell’associazione, gestendo contatti diretti con i pushers, impartendo direttive agli altri membri dell’associazione, custodendo la sostanza stupefacente ed organizzandone la commercializzazione, attraverso contatti diretti con i pushers nonché curando gli aspetti finanziari del gruppo”. Riguardo ad Antonio Del Prete si mette in risalto il suo ruolo di coordinatore dell’attività di cessione di sostanze stupefacenti “attraverso contatti diretti con gli acquirenti e con gli altri membri dell’associazione e di fatto dedicandosi alla cessione di sostanza stupefacente fornitagli dal Castagliuolo”. Anna Teresa Cervasio aveva a sua volta il compito di coadiuvare il Del Prete e faceva sempre riferimento al “Tartaro” così come Antonio Buono e Michele Orru’. L’ultima associazione a delinquere contestata, quella denominata “Parthenope”, come anticipato si dipanava sull’asse Napoli-Ischia ma vede i soggetti isolani svolgere ruoli significativi ma certo di minor rilievo al punto che nella stessa risultano essere coinvolti Ciro Masiello, Antonio Ruggiero, Vincenzo Vitale, Gennaro Masiello e Pasquale Masiello.

È davvero lunghissimo l’elenco delle cessioni di sostanze stupefacenti effettuate dai singoli indagati: per quanto riguarda quelle avvenute sull’isola se ne contano almeno un centinaio documentate e non a caso gli atti riportano anche i nominativi di tutti gli acquirenti, a dimostrazione di un mercato che sull’isola purtroppo è davvero molto più fiorente di quanto si possa credere. All’epoca furono i Carabinieri del Nucleo Operativo, guidati dal luogotenente Sergio De Luca, a condurre le lunghe indagini.

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