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Spaccio di droga sull’isola, sarà maxiprocesso

Diciotto rinviati a giudizio a seguito dell’inchiesta scattata con la lunga e articolata attività investigativa dei Carabinieri di Ischia su tre sodalizi, accusati di associazione per delinquere finalizzata al traffico illecito di sostanze stupefacenti e di concorso in tale delitto

Diciotto indagati a processo, prima udienza a settembre. È questo il bilancio dell’udienza preliminare dinanzi al Gip Giordano, in cui è stata esaminata la richiesta di rinvio a giudizio per ben ventidue indagati nell’ambito di una lunga indagine sul traffico di droga, ampiamente ramificata, iniziata ormai un lustro fa. Parliamo dell’attività investigativa eseguita dai Carabinieri di Ischia che aveva consentito di acquisire gravi indizi di colpevolezza su ben tre associazioni per delinquere a scopo di spaccio, tutte attive sull’isola d’Ischia. Un vero e proprio “triangolo dello spaccio”. Dagli iniziali venticinque avvisi di garanzia emessi nel gennaio di un anno fa si è arrivati alla citata richiesta del Pubblico Ministero per il rinvio a giudizio a carico di 22 persone, appunto con l’accusa di associazione finalizzata al traffico illecito di sostanze stupefacenti, oltre che di concorso in tale delitto. Ecco la lunga lista di indagati: Ruben Barbato, Giuseppe Caliendo, Loreta Costa, Bruno Di Pietro, Luigi Espositore, Leonarda Foglia, Giuseppe Formigli, Giovanni Lemme, Pietro Pesce, Nerino Rotolo, Antonio Schiazzano, Giovanni Sollo, Antonio Buono, Antonio Castagliuolo, Teresa Anna Cervasio, Antonio Del Prete, Michele Orrù, Ciro Masiello, Gennaro Masiello, Pasquale Masiello, Antonio Ruggiero, Vincenzo Vitale. Tra di essi diversi residenti sulla nostra isola, molti dei quali ormai vecchie conoscenze delle forze dell’ordine locali e delle aule di tribunale. Di questi ventidue, solo quattro indagati, tutti partenopei, hanno chiesto e ottenuto il rito abbreviato, e saranno giudicati a ottobre: si tratta di Antonio Ruggiero, Vincenzo Vitale, Ciro e Pasquale Masiello.

Le attività investigative consentirono di far emergere i nuclei di ben tre associazioni a delinquere, che secondo l’accusa costituivano un apparato accuratamente strutturato e all’interno del quale ognuno ricopriva precise mansioni. Coloro che avevano promosso l’organizzazione ribattezzata “Iscla Maior” operavano sulla nostra isola mediante più fiduciari e referenti, i quali avevano la funzione di organizzare il trasporto e l’approvvigionamento della sostanza stupefacente sull’isola, di scegliere i corrieri, di custodire la droga e organizzare la distribuzione mediante i pushers, spesso anche minorenni, scelti personalmente dai fiduciari con il consenso dei vertici dell’organizzazione.

Un altro nucleo associativo è quello denominato “Casa in insula”, a cui gli investigatori sono arrivati grazie al successivo stadio delle indagini, dedicate all’identificazione delle fonti dalle quali il pusher di turno traeva le dosi di stupefacente che poi immetteva nel sempre fiorente mercato locale. E di fatto le risultanze raccolte dai militari dell’Arma hanno consentito di dimostrare l’esistenza di una seconda organizzazione criminosa dedita allo spaccio e che rispetto alle altre aveva la particolarità di operare soltanto ed esclusivamente in determinate fasce orarie e in una circoscritta piazza di spaccio localizzata nel territorio di Casamicciola Terme, vero e proprio “epicentro”.

La terza associazione, denominata “Parthenope”, viene individuata nel 2014 in seguito al sequestro di una modica quantità di cocaina operato nei confronti di un giovane partenopeo che aveva mantenuto contatti con alcuni dei personaggi coinvolti nelle precedenti due organizzazioni: da questa operazione si generava un supplemento d’indagine che portava alla scoperta dell’esistenza di un terzo sodalizio criminoso operante tra Napoli e Ischia, il cui vertice riusciva a muoversi attraverso una articolata organizzazione costituita da insospettabili corrieri a cui era affidato il delicato compito di trasportare ingenti quantitativi di droga.

L’INDAGINE “ISCLA MAIOR”

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Il primo capo d’accusa contenuto nella richiesta di rinvio a giudizio è quello relativo allo spaccio, riguardante Giuseppe Formigli, Pietro Pesce, Ruben Barbato, Giuseppe Caliendo, Loreta Costa, Luigi Espositore, Nerino Rotolo, Leonarda Foglia, Giovanni Lemme, Bruno Di Pietro, Giovanni Sollo, Antonio Del Prete “per il reato previsto e punito dagli artt. 74 comma 1, 2 e 3 del DPR 309/90 “per essersi associati tra loro, e con Migliaccio Giovanni Battista, minore all’epoca dei fatti e per il quale si procede separatamente, in un gruppo criminale articolato su più livelli, allo scopo di commettere più delitti tra quelli previsti dall’art. 3 del citato DPR al fine di commercializzare ingenti quantitativi di sostanza stupefacente del tipo cocaina, hashish e marijuana ottenendo il controllo dello spaccio sull’isola d’Ischia”.

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Scorrendo i capi di imputazione emerge come, secondo la pubblica accusa, ognuno dei soggetti a capo di questa organizzazione avesse un incarico ben preciso: Formigli, ad esempio, gestiva i contatti con i pushers; Pietro Pesce, insieme al Caliendo ed alla Costa, coordinava l’attività di cessione della sostanza stupefacente, custodendone ingenti quantitativi in favore del gruppo criminale e organizzando la commercializzazione della droga facendo di fatto da riferimento a Ischia di Giuseppe Formigli; Ruben Barbato invece di fatto aveva coordinato – subentrando nel ruolo proprio al Pesce – le attività degli altri sodali e curava con attenzione il “lavoro” svolto da Nerino Rotolo e Giovanni Sollo, prendendo parte ad incontri con gli acquirenti e mettendosi completamente a disposizione del sodalizio. A Giuseppe Caliendo, Loreta Costa e Luigi Espositore, invece, viene contestato di essersi dedicati alla vendita al dettaglio di stupefacente.

Per i Carabinieri a rivestire un ruolo-chiave era anche Nerino Rotolo che di fatto sotto le direttive di Pesce prima e Barbato poi trasportava la droga da Napoli a Ischia, passaggio assolutamente fondamentale per poter esercitare successivamente l’illecita attività. Ma in questa organizzazione ognuno aveva un compito ben specifico: secondo gli inquirenti Leonarda Foglia faceva da “vedetta” per Ruben Barbato prestando attenzione all’eventuale arrivo di forze dell’ordine. Tutti fatti, quelli contestati, consumati sull’isola d’Ischia nel corso dell’anno solare 2015 e quindi anche decisamente datati. Ovviamente con l’aggravante dell’associazione a delinquere finalizzata al traffico di stupefacenti, visto il numero di soggetti coinvolti. Il filone in oggetto, a forte connotazione ischitana, è stato non a caso ribattezzato dagli investigatori con l’appellativo “Iscla Maior”.

CASA IN INSULA”

Nella seconda associazione contestata, “Casa in insula”, risultano coinvolti Antonio Castagliuolo, Antonio Del Prete, Anna Teresa Cervasio, Antonio Buono e Michele Orrù. Per quel che concerne le contestazioni dei pubblici ministeri Giuseppe Visone e Cristina Garatoli si parte dal “Tartaro” Castagliuolo che “in qualità di promotore e organizzatori dell’associazione, gestendo contatti diretti con i pushers, impartendo direttive agli altri membri dell’associazione, custodendo la sostanza stupefacente ed organizzandone la commercializzazione, attraverso contatti diretti con i pushers nonché curando gli aspetti finanziari del gruppo”. Riguardo ad Antonio Del Prete si mette in risalto il suo ruolo di coordinatore dell’attività di cessione di sostanze stupefacenti “attraverso contatti diretti con gli acquirenti e con gli altri membri dell’associazione e di fatto dedicandosi alla cessione di sostanza stupefacente fornitagli dal Castagliuolo”. Anna Teresa Cervasio aveva a sua volta il compito di coadiuvare il Del Prete e faceva sempre riferimento al “Tartaro” così come Antonio Buono e Michele Orrù. L’ultima associazione a delinquere contestata, quella denominata “Parthenope”, come anticipato si dipanava sull’asse Napoli-Ischia ma vede i soggetti isolani svolgere ruoli significativi ma certo di minor rilievo al punto che nella stessa risultano essere coinvolti Ciro Masiello, Antonio Ruggiero, Vincenzo Vitale, Gennaro Masiello e Pasquale Masiello.

L’elenco delle cessioni di sostanze stupefacenti eseguite dai singoli indagati è realmente esteso: per quanto riguarda quelle avvenute sull’isola se ne contano almeno un centinaio documentate, grazie alle indagini dei Carabinieri del Nucleo Operativo guidati dal luogotenente Sergio De Luca. Non a caso gli atti riportano anche i nominativi di tutti gli acquirenti, a dimostrazione di un mercato che sull’isola purtroppo è tuttora molto fiorente. Davvero lungo è anche l’elenco dei singoli reati-fine per i vari imputati, alcuni dei quali già recidivi: in particolare, per Barbato, Pesce, Rotolo e Pasquale Masiello c’è la recidiva specifica infraquinquennale, mentre per Di Pietro, Sollo e Ruggiero si contesta la recidiva reiterata infraquinquennale. Solo recidiva semplice per Espositore, Lemme, Del Prete, e Vitale. Recidiva specifica reiterata per Formigli, Buono, Castagliuolo, Orrù e Masiello. Infine, recidiva specifica per Cervasio. Prima udienza il 23 settembre davanti al collegio c della Quarta Sezione Penale del Tribunale di Napoli.

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