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Spedizione punitiva, divieto di dimora sull’isola per i tre accusati

ISCHIA. Il Gip del Tribunale di Napoli ha convalidato l’arresto di Ivano D’Antonio, Antonio Giannini e Roberto Giannini. Come si ricorderà, i tre erano finiti nel carcere di Poggioreale per una violentissima aggressione perpetrata nei confronti di Giuseppe Mattera. Difesi dagli avvocati Vitale Stefanelli, Vito Mazzella e Nicola Nicolella, i tre sono stati scarcerati e hanno così potuto lasciare il penitenziario partenopeo, ma il giudice ha disposto per tutti il divieto di fare ritorno a Ischia, presumibilmente per evitare che i tre accusati potessero avvicinare nuovamente la vittima della “spedizione punitiva”. Un episodio quantomeno inaudito dalle nostre parti, che è stato svelato e ricostruito dalle attività investigative congiunte dei Carabinieri della Compagnia di Ischia e gli agenti del Commissariato di Polizia, guidati dal capitano Andrea Centrella e dal vicequestore Alberto Mannelli. I tre, che come detto hanno l’obbligo di rimanere in terraferma, sono accusati di resistenza e violenza a pubblico ufficiale e di lesioni aggravate dall’uso delle armi. Una storiaccia, originatasi alcuni giorni fa, quando  il maresciallo Salvatore Schiano, comandante dell’aliquota Radiomobile della Compagnia dei Carabinieri di Ischia, stava viaggiando sul proprio scooter in via Antonio Sogliuzzo notando, all’incrocio con via Leonardo Mazzella, Giuseppe Mattera riverso sull’asfalto, dove giaceva anche il suo ciclomotore. Il contesto era quasi da guerriglia, col giovane che chiedeva aiuto mentre i due Gianni, padre e figlio, lo aggredivano, e una terza persona si è poi aggiunta. Nel marasma, il maresciallo Schiano si è trovato a tentare di evitare il pestaggio contro il Mattera, che inerme veniva preso a calci, pugni, tentativi di soffocamento, fino a sanguinare per le ferite subite, anche perché ormai incapace di opporre alcuna resistenza alla violentissima azione dei tre aggressori, uno dei quali si era persino armato di un manico di scopa per percuotere Giuseppe Mattera. Il maresciallo riuscì anche a disarmare il 67enne Antonio Giannini dalla citata arma impropria, ma il figlio di questi rilevava il ruolo di carnefice continuando a colpire la vittima. Nell’allucinante sequenza si è inserito anche D’Antonio, che con uno sfollagente ha inflitto altri due colpi a Mattera. L’assurda sequenza fu poi interrotta dall’arrivo di un poliziotto che riuscì a disarmare D’Antonio, preludio all’arrivo di altri esponenti delle Forze dell’Ordine che finalmente bloccarono il pestaggio. A quanto si è appreso, l’aggredito, il ventiseienne Giuseppe Mattera, era stato fatto oggetto di ripetute minacce da parte degli arrestati, secondo gli inquirenti dediti al traffico di stupefacenti ed evidentemente facenti parte di un sodalizio: i due Giannini e il D’Antonio imputavano al loro rivale di essere un confidente delle forze dell’ordine e per questo lo avevano diffamato ma gli avevano pure promesso che gliela avrebbero fatta pagare. Ed è proprio in questo contesto che va inserito l’assurdo episodio registratosi alle 14.40 di mercoledì 22 agosto. Per fortuna, i danni fisici del pestaggio sono stati relativamente limitati: sette giorni di prognosi per Giuseppe Mattera, che ha riportato “contusione del piede, della spalla e del gomito nonché abrasioni su tutto il corpo”, mentre il maresciallo Schiano è stato giudicato guaribile in 48 ore. Come si ricorderà, gli inquirenti hanno constatato che il comportamento degli arrestati era connotato da una notevole gravità, rilevando una chiara premeditazione dell’aggressione armata nei confronti della persona, peraltro già minacciata continuamente di morte senza fermarsi nemmeno dinanzi all’intervento delle forze dell’ordine, anche in divisa, come nel caso del maresciallo Schiano che aveva appena terminato il proprio turno di servizio. Inoltre, due dei tre soggetti finiti in manette, Ivano D’Antonio e Roberto Giannini, risultano avere precedenti specifici oltre ad essere ritenuti socialmente estremamente pericolosi. Adesso la palla passa alle difese, che a quanto si apprende inoltreranno ricorso al Tribunale del Riesame e tentare così di alleviare la misura del divieto di dimora sull’isola.

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