La Fundera e il tempo delle risposte

C’è una questione che da troppo tempo aleggia tra voci, smentite e silenzi: lo stato reale della spiaggia della Fundera, un tratto di costa che, pur insistendo maggiormente nel territorio di Casamicciola, continua a essere associato a Lacco Ameno e, soprattutto, a una fama tutt’altro che rassicurante. Da anni, infatti, questa spiaggia viene indicata come una delle più inquinate dell’isola. E da anni, puntualmente, arrivano smentite, rassicurazioni, dichiarazioni che tendono a ridimensionare o negare il problema. Ma la realtà, o almeno la percezione diffusa tra cittadini e frequentatori, resta opaca, mai del tutto chiarita. A rendere la vicenda ancora più delicata è la presenza, proprio al di sotto dell’arenile, di infrastrutture energetiche rilevanti: i cavi dell’elettrodotto ad alta tensione che collega Cuma a Lacco Ameno, con una portata considerevole. È noto che tali cavi siano protetti da particolari rivestimenti e che, nel tempo, fenomeni naturali come l’erosione marina possano esporli o danneggiarli. Negli ultimi mesi si è parlato apertamente della fuoriuscita di sostanze protettive, circostanza che ha destato preoccupazione nella popolazione. Il gestore dell’infrastruttura, la Terna, è intervenuto, ha effettuato lavori di riparazione e ha provveduto anche al ripascimento dell’arenile. Interventi importanti, necessari, che tuttavia non esauriscono la questione principale: qual è oggi lo stato di salute di quella spiaggia e delle sue acque?
Fino a poco tempo fa, l’area risultava interdetta, proprio per ragioni di sicurezza legate alla mancata protezione dei cavi. Una misura comprensibile, ma che rende ancora più urgente una comunicazione chiara e trasparente adesso che, a breve, la spiaggia tornerà a essere frequentata, con ombrelloni e bagnanti. Chi deve parlare, parli. Chi ha competenza per certificare la qualità ambientale lo faccia pubblicamente, con dati aggiornati, verificabili e accessibili a tutti. Non bastano rassicurazioni generiche, né silenzi istituzionali. Serve chiarezza. Perché qui non si tratta solo di difendere l’immagine di un luogo, ma di tutelare la salute delle persone, la qualità del mare e la credibilità delle istituzioni. Continuare a minimizzare o a rimandare significa alimentare diffidenza e lasciare spazio a dubbi che, in una comunità come la nostra, non dovrebbero esistere. La Fundera merita verità. E i cittadini anche.





