ARCHIVIO 2

Stampa: limite tra privacy e diritto di cronaca

Dell’avvocato Genny Tortora

Un grande antropologo come Francesco Remoti ha scritto un bellissimo saggio dal titolo “Fame di sapere”, che diventa poi nel testo anche “fame di conoscenza”, che ci conduce alle radici dell’umanità e all’origine della nostra cultura, sintetizzata non a caso dalle parole iniziali della Metafisica di Aristotele: “Tutti gli uomini per natura desiderano sapere”. “Fame” indica un bisogno primario, che se non viene soddisfatto porta la persona a morire. Dunque si può morire per mancanza di cibo, ma anche per mancanza di sapere, in una sorta di unione permanente tra corpo e mente.

Sulla medesima scia, Giuliano Gallino ha definito il diritto alla conoscenza, al sapere, come un “bene pubblico globale”, e che anzi viene sempre più frequentemente indicato come un bene comune liberamente accessibile da ogni persona.

Ma il diritto alla conoscenza è anche diritto all’informazione – che deve avere riguardo principalmente all’etica dell’informazione. L’argomento è attuale ed assurge a pietra miliare del nostro tempo caratterizzato dall’informazione che talvolta è in “ soggettiva” “domestica” e, citando Giuliano Giuliani – “ “bene pubblico globale” è accessibile ad ognuno di noi; grazie alle nuove tecnologie: tutti possiamo informare, informarci, possiamo spingerci al punto di tentare di persuadere, di formare il pensiero e la coscienza altrui ( potenzialmente!).

Il diritto all’informazione come corollario del diritto alla conoscenza, incontra però dei limiti siano essi interni – come l’etica dell’informazione – siano essi esterni come ad esempio il diritto alla privacy.

Ads

Al riguardo, bisogna soffermaci su questi concetti, al fine di capire se esistono dei limiti alla conoscenza e di conseguenza al diritto di esser informati oppure no. Sul punto è bene chiarire che la conoscenza, il sapere, ha come equivalente il non sapere, il non conoscere ovvero il conservare tutto o avere in qualche modo un diritto all’oblio (che però non comporta la cancellazione totale della memoria, ma semplicemente l’impossibilità che altri adoperino la conoscenza che ci riguarda in forme tali da poterci arrecare direttamente o indirettamente un danno); la conoscenza come fonte di danno nelle nostre organizzazioni sociali e non soltanto come strumento indispensabile al progresso e all’arricchimento individuale collettivo.

Ads

Sul diritto alla privacy, bisogna innanzitutto osservare che è un rivelatore di tutta una serie di dinamiche presenti nella nostra società. È una tutela una garanzia fondamentale per qualsiasi individuo! La sfera della vita personale è e deve esser inviolabile! Ma questa tutela dunque, questo diritto, questa garanzia si indebolisce, forse, sino o a scomparire al cospetto di figure pubbliche: i politici, gli attori, gli sportivi, persone che – secondo una classificazione che è nata negli Stati Uniti – hanno appunto scelto di vivere in pubblico.

La selezione in questo caso non funziona e coinvolge tutti coloro che hanno scelto di esser soggetti pubblici; Il tale senso, il diritto alla conoscenza è diritto di sapere gli aspetti della loro vita non solo formalmente pubblica: c’è chi sostiene che tale conoscenza è controllo diffuso che i cittadini devo esser in grado di esercitare su chiunque detenga un potere. Se tal è il principio, la dimensione della trasparenza che connota la democrazia, il suo significato si estende a tutte quelle categorie la cui funzione ha una rilevanza pubblica ed il cui rigoroso rispetto “ incombe” su chi ne esercita la rappresentanza, se ne fa portavoce. In altri termini, non possiamo agire, quando esercitiamo una funzione pubblica in ogni suo aspetto ( basti pensare alla pubblicità del processo, il giudice, l’avvocato, la pubblica accusa esercitano diritti costituzionali pubblicamente), pensando che tale esercizio può esser fatto in una casa senza luci ne finestre. Un grande scrittore del secolo scorso, sosteneva che la vita di ogni uomo deve esser svolta in una casa di vetro affinché ognuno possa il comportamento altrui. La forzatura, per cercare di comprendere che esistono dei limiti fra la vita personale inviolabile e l’esercizio di una qualsiasi funzione pubblica, qualsiasi ne sia la forma di aggregazione. Partiti politici, pubblici consessi, associazioni di categoria. Sarebbe difficile opinare, in questa società, un diritto alla selezione delle informazioni o dei comportamenti quando essi siano l’evoluzione di una materia la cui fruizione è per diritto pubblica.

Nella nostra vita democratica deve riconoscersi al diritto alla conoscenza un ruolo fondamentale che, d’altro canto, investe coloro che sono deputati all’informazione, all’obbligo dell’osservanza delle regole dell’etica dell’informazione. È fondamentale che esistano nell’esercizio del diritto di informare taluni aspetti che caratterizzano l’essenza della conoscenza, diversamente opinando si correrebbe il rischio di un inquinamento, di una contaminazione del pensiero, della coscienza.

Indipendenza, obbiettività, imparzialità, verifica delle fonti, pluralismo, rispetto delle persona, della privacy, assenza di immoralità, sono il punto focale per un esercizio genuino, autentico e corretto del diritto di esser informarti. Diversamente, l’essenza di tale adempimento al diritto alla conoscenza che non avrebbe rispetto di tutta una serie diritti anch’essi parte fondamentale della nostra società finirebbe per minare la crescita della coscienza di ognuno di noi.

Articoli Correlati

Rispondi

Controllare Anche
Close
Back to top button