CULTURA & SOCIETA'

Steven Zaillian a Ischia Global “Dopo Scorsese, un nuovo Ripley”

Lo sceneggiatore premio Oscar per “Schindler’s list” parla del suo prossimo impegno televisivo: una seria dedicata al personaggio nato dalla penna di Patricia Highsmith e già raccontato al cinema da Clement, Minghella e Wim Wenders. «Gireremo l’anno prossimo tra New York, Positano, Roma Venezia e Palermo. L’isola verde? Chissà…»

Sceneggiatore, regista e produttore americano, Steven Zaillian è una delle personalità più celebri a Hollywood: nel 1994 ha vinto l’Academy Award per la migliore sceneggiatura di Schindler’s list” di Steven Spielberg, pietra miliare della storia del cinema e una delle pellicole più potenti sulla persecuzione degli ebrei e l’Olocausto.

Al suo attivo, alcuni tra gli script più belli della Hollywood degli ultimi trent’anni, molti dei quali hanno ottenuto la nomination ai premi Oscar: per “Risvegli”, toccante duello tra medico e paziente tratto dal romanzo di Oliver Sacks con Robin Williams e Robert De Niro; “Gangs of New York”, maestoso affresco sanguinario di metà Ottocento per la regia di Martin Scorsese; “L’arte di vincere” con Brad Pitt, raro esempio di sport-movie a 360 gradi, capace di catturare spirito agonistico, dinamiche inquinate del business e le pressioni enormi che gravitano sullo sport professionale statunitense. Di Zaillian è la sceneggiatura di uno dei film più attesi del 2019: “The Irishman”, ritorno dietro la macchina da presa per Martin Scorsese e con un cast (Robert De Niro, Al Pacino, Joe Pesci, Harvey Keitel) che ci riporta alle leggendarie storie metropolitane del regista newyorkese.

«Non è il mio primo gangster movie, ho fatto “America gangster” di Ridley Scott e avevo già collaborato con Scorsese in “Gangs of New York”. E’ un mondo molto interessante per raccontare delle storie che riguardano il comportamento degli individui. E’ come quando ti chiedono perché ti piace fare film di guerra: possiedono una drammaturgia già forte, perfetta per inserire all’interno l’individuo e i suoi conflitti»

Nel cast del film, attesissimo, e la cui uscita viene rimandata di continuo per problemi di effetti speciali in post-produzione, due autentiche icone della storia del cinema: Robert De Niro e Al Pacino. «Nessun timore», assicura. «Non scrivo pensando che ci siano due mostri sacri, né peso col col bilancino le battute per uno e quelle per l’altro. Ho scritto quello che è necessario scrivere senza pensare gli attori, in questo mi è stato molto d’aiuto il romanzo da cui è tratta la pellicola: ‘Heard You Paint Houses’ by Charles Brandt.»

Il film di Scorsese uscirà su Netflix. «Non so se le piattaforme digitali decreteranno la fine della visione dei film nelle sale. Quello che so per certo è che la presenza Amazon e o di altri canali ha permesso a tanti cineasti di realizzare film che difficilmente sarebbero stati realizzati nell’attuale industria cinematografica, soprattutto quella di Hollywood. Netflix ha aperto una nuova strada per coloro che, come me, vogliono fare un altro genere di cinema che sicuramente avrebbe un’enorme difficoltà a essere realizzato. Nel caso di “Irishman”, ci sarà anche la possibilità di essere visto sul grande schermo. Come sceneggiatore un film resta un film: la mia maniera di pensarlo, di scriverlo, di girarlo, resta la stessa. Sono veramente grato e sollevato che esistano realtà del genere che consentono a noi cineasti di raccontare le storie nel modo in cui vogliamo raccontarle.»

Sono tanti i progetti che attendono questo uomo di cinema a 360 gradi: “Cortès”, miniserie prodotta da Steven Spielberg sulla spedizione di Hernan Cortes contro Montezuma e l’impero azteco; una serie tv dedicata a Tom Ripley, celebre personaggio creato dalla giallista Patricia Highsmith e già apparso sul grande schermo grazie a filmaker come Clement, Wenders, Minghella, Cavani; “Those who wish me dead” (in veste di produttore), atteso ritorno dietro la macchina da presa di Taylor Sheridan con Angelina Jolie e Nicholas Hoult.

«La serialità televisiva? Ho fatto “The night of”, è andata molto bene, scritta e girata come se stessimo lavorando a un film. Era la mia prima esperienza, quindi abbiamo adottato lo stesso metodo di lavoro che quella della scrittura cinematografica. Non so se farò lo stesso per la nuova serie che ho in mente per Showtime. Si chiamerà semplicemente “Ripley” e sarà dedicata al personaggio creato dalla pena della Highsmith. Sto scrivendo gli episodi, cominciando dal primo libro, spero di dirigerli tutti. Il cast non è ancora deciso, ma le location sono quasi tutte definite: New York, Positano, Roma, Venezia, Palermo. Poi, forse, si aggiungeranno anche altre location»
Come Ischia, dove Clement e Minghella hanno ambientato i loro film su Tom Ripley?

«Mah chissà, adoro l’isola mancavo da dieci anni e sono contentoc he Pascal mi abbia invitato. Naturalmente conosco i film che sono stati girati dai libri della Highsmith. Partirò dal libro, scritto dalla giallista a Positano, spero che nessuno lo ritenga un remake ma un adattamento dei romanzi. Anche se ho amato molto “L’amico americano” di Wim Wenders voglio raccontare Ripley alla mia maniera. Gireremo a partire dall’anno prossimo.»

Intanto il Galà inaugurale di domenica notte ha visto la premiazione di giovani divi in ascesa come Hero Fiennes Tiffin, Zoey Deutch e Alex Wolff (che fuori programma si è tuffato in acqua), lo sceneggiatore e magistrato Giancarlo De Cataldo («certo che mi piacerebbe vincere un Oscar, è il Nobel del cinema ma ho anche un altro sogno: che la Roma torni a vincere qualche trofeo»). E, a proposito di riconoscimenti alla carriera, due proposte lanciate dal Festival di Ischia: un’Academy Award per Franco Nero e un premio alla carriera per Tony Renis.

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