CRONACAPRIMO PIANO

Stop alle concessioni demaniali, trema anche l’isola

Dopo il responso del Consiglio di Stato che ha ridotto a soli due anni le proroghe per gli imprenditori del settore, ecco i commenti di alcuni qualificati addetti ai lavori

La decisione è arrivata nel tardo pomeriggio di martedì: il Consiglio di Stato ha praticamente azzerato le proroghe delle concessioni balneari. Come si ricorderà, esse erano state oggetto di una proroga fino al 2033, nonostante la direttiva europea del 2006 avesse da tempo ammonito di procedere alla riassegnazione immediata delle concessioni tramite bandi di gara. E se alcuni plaudono in nome del principio della concorrenza, molti altri contestano il responso della massima magistratura amministrativa che ha dato soltanto altri due anni di tempo agli imprenditori del settore, prima che tutte le concessioni demaniali vengano messe sul mercato. La proroga delle concessioni balneari sarà infatti valida soltanto fino al dicembre 2023 «al fine di evitare il significativo impatto socio-economico che deriverebbe da una decadenza immediata e generalizzata di tutte le concessioni in essere», si legge nella decisione del Consiglio di Stato presa in adunanza plenaria dopo le udienze del 20 ottobre. «Dal giorno successivo, tuttavia, non ci sarà alcuna possibilità di proroga ulteriore, neanche per via legislativa, e il settore sarà comunque aperto alle regole della concorrenza», continua il Consiglio di Stato. La decisione toglie le castagne dal fuoco al governo Draghi, che nel decreto sulla concorrenza non aveva toccato il nodo-concessioni e che ora può mettere mano a una riforma organica del settore, ma naturalmente non ha incontrato il favore degli imprenditori.

Paolo Fulceri: «In Italia i giudici prendono decisioni che spetterebbero alla politica. Le regole vanno cambiate? Bene, ma almeno ci dicano quali sono le nuove. Non sappiamo difendere i nostri interessi a livello europeo»
Paolo Fulceri: «In Italia i giudici prendono decisioni che spetterebbero alla politica. Le regole vanno cambiate? Bene, ma almeno ci dicano quali sono le nuove. Non sappiamo difendere i nostri interessi a livello europeo»

Ovviamente l’isola d’Ischia, coi suoi tanti arenili e i vari stabilimenti balneari, guarda con partecipato interesse all’evoluzione della complicata vicenda. Paolo Fulceri Camerini, patron del noto parco termale Negombo a Lacco Ameno, ha così commentato: «Il verdetto del Consiglio di Stato induce a fare una triste considerazione: in Italia, invece della politica, sono i giudici a decidere. Non credo sia loro competenza. Al momento non ho idea se esistano margini di manovra per contrastare tale decisione, anche perché adesso è un po’ troppo presto. C’è anche una seconda considerazione: vogliamo cambiare le regole con cui si assegnano le concessioni? Va benissimo, cambiamo pure le regole, ma almeno spiegateci quali sono le nuove, per consentire a ciascun imprenditore del settore di fare i propri calcoli. Intanto attendiamo le motivazioni del responso per capirne un po’ di più. Di sicuro è una materia molto complicata, e anche per questo finora non si è riusciti a trovare il bandolo della matassa. Fra l’altro non si capisce una cosa: solo l’Italia ha questo sistema di concessioni demaniali, e l’Unione Europea dovrebbe anche preservare le prerogative di ciascun Paese facente parte dell’Unione, se si tratta di peculiarità di quello Stato. Ma tant’è: non sappiamo difendere i nostri interessi in Europa».

Francesco Del Deo: «Avevamo visto giusto nell’essere cauti di fronte alle richieste di rinnovo delle concessioni: ora c’è il pericolo che chi l’aveva ottenuta chieda i danni agli enti e ai dirigenti che l’avevano rilasciate, vista la decisione del Consiglio di Stato»
Francesco Del Deo: «Avevamo visto giusto nell’essere cauti di fronte alle richieste di rinnovo delle concessioni: ora c’è il pericolo che chi l’aveva ottenuta chieda i danni agli enti e ai dirigenti che l’avevano rilasciate, vista la decisione del Consiglio di Stato»

Da parte sua, il sindaco di Forio Francesco Del Deo, attuale presidente Ancim, ha rivendicato l’orientamento in materia tenuto dalla sua amministrazione: «Questa decisione conferma una mia previsione. Da tempo infatti ero convinto che le amministrazioni dovessero agire con cautela di fronte alle richieste di rinnovo delle concessioni, perché era concreto il rischio di annullamento o di revoca delle concessioni rilasciate. Una convinzione, la mia, che non era venuta meno neanche quando un consigliere comunale interessato sollecitava fortemente tali rinnovi. Nonostante la diffida avuta dall’Authority, il dirigente comunale decise di non rilasciare il rinnovo e di attendere gli sviluppi. E infatti, come abbiamo visto, gli sviluppi ci sono stati. Dunque, la scelta del nostro dirigente era fondata. Sotto questo profilo ritengo possano esserci alcune preoccupazioni, perché chi aveva ottenuto rapidamente il rilascio della concessione fino al 2033 – che ora dovrà essere revocata in base al responso del Consiglio di Stato – potrebbe voler intentare una causa nei confronti sia dell’ente sia del funzionario che l’aveva rilasciata, con la motivazione dei forti investimenti già sostenuti. Del resto l’Europa ha continuamente ribadito che tutte le concessioni devono essere messe a gara, intanto le pronunce contrastanti dei tribunali amministrativi regionali avevano reso evidente la necessità di una parola definitiva da parte del Consiglio di Stato, e comunque la grande maggioranza delle sentenze dei Tar era del parere che si dovesse andare a gara. Dunque, era nell’aria questo verdetto dell’adunanza plenaria, a dispetto delle illusioni di tanti. Adesso bisognerà dare un’accelerata nella regolamentazione del settore, e tutelare chi ha investito risorse. Restano quindi due anni prima della riassegnazione delle concessioni, nel frattempo bisogna fare subito un piano-spiagge».

Giuseppe La Franca: «Decisione aberrante, la contrasteremo con una valanga di contenziosi. Assurdo annullare la proroga che altri Paesi hanno esteso fino a 75 anni. In Europa c’è chi ha interesse a far fare all’Italia la fine della Grecia»
Giuseppe La Franca: «Decisione aberrante, la contrasteremo con una valanga di contenziosi. Assurdo annullare la proroga che altri Paesi hanno esteso fino a 75 anni. In Europa c’è chi ha interesse a far fare all’Italia la fine della Grecia»

Disappunto, ma anche propositi battaglieri, nelle parole di Giuseppe La Franca, presidente ischitano e provinciale di Fiba-Confesercenti: «Si tratta di una sentenza stranissima, anzi direi aberrante: la contrasteremo con 60mila contenziosi. Per il momento il governo procederà al riordino del demanio, con la mappatura delle concessioni, e poi si deciderà una seria normativa. La decisione del Consiglio di Stato porterebbe le piccole concessioni a divenire preda della criminalità, ma non credo che essa avrà applicazione pratica, perché tutte le associazioni del settore balneare sono pronte a dare battaglia. Assurdo che la proroga fino al 2033 venga dichiarata illegittima, quando altri Paesi come la Spagna hanno ottenuto proroghe addirittura di 75 anni, ma anche Portogallo, Slovenia, Croazia. Ancora più assurdo che i giudici si sostituiscano ai politici e decidano di ridurre le proroghe a due anni. La volontà europea è espressione di interessi politici ed economici che vogliono far fare all’Italia la stessa fine della Grecia, dove le concessioni sono state fagocitate da grosse imprese dei Paesi più potenti economicamente. L’Italia è un paradosso: mantiene i falliti col reddito di cittadinanza, e mette all’asta le imprese sane», ha concluso La Franca. Molti attendevano la decisione del Consiglio di Stato per mettere una parola definitiva su una questione ultra-decennale. Sarà davvero così?

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