CULTURA & SOCIETA'

Storia del toponimo di Casamicciola che ha almeno 763 anni negli atti scritti

Una storia che ha origine nel 1270 e che viene sapientemente raccontata da Ivano Di Meglio: tutto nasce quando appare un certo Giovanni da Casamicciola…

DI IVANO DI MEGLIO

Il toponimo (dal greco τόπος, tòpos, “luogo”, e ὄνομα, ònoma, “nome”) Casamicciola è già stato individuato dagli storici locali per la prima volta nel 1270 (cfr. Agostino Di Lustro, La Rassegna d’Ischia 2/2012 pag.14) nei registri della cancelleria angioina. Qui appare un certo Giovanni da Casamicciola, (Magistro Johanne de Casamiczula) doctori in fisica. Oppure “Johannes de Casamiczula dilectus fisicus et fidelis noster”. Prima di spostare le lancette dell’orologio indietro, fermiamoci a esaminare la figura di questo importante medico.  Si tratta di un personaggio molto importante, motivo di vanto per la nostra comunità, in quanto era medico personale di Carlo I d’Angiò. Re Carlo aveva grande considerazione del medico e amico. Lo dimostrano sia i registri della cancelleria angioina, sia il codice diplomatico del regno di Carlo I e II d’Angiò di Giuseppe Del Giudice, 1863. Già nel 1267, il re ordina di non molestarsi Giovanni Casamazula, Maestro in medicina contro il tenore del privilegio accordato ai maestri e dottori dello studio napoletano di essere esenti dalle esazioni e collette (23 febbraio 1267), Reg. 1278 a fol.14.

Allo stesso Casamiczula, che chiama professore nelle arti logica e fisica, il re nel 1268 assegna venti once d’oro per il suo stipendio per il periodo compreso tra il primo settembre 1268 e il primo settembre 1272. Il fatto che fosse così caro al sovrano, lo si capisce anche dal privilegio del 28 maggio 1269, con cui egli gli dona alcuni beni in Frignano e altrove, appartenenti una volta a ribelli, e vien detto ivi Giovanni Casamiczula medicinalis scientie professori. Reg. 1269 B fol. 103 e 189 at n.4. Ulteriore conferma la si ottiene dagli stessi registri (Reg. 1271 D, f.67) De Lellis, 1. C. Ivi si legge: Al Maestro Giovanni di Casamizula, professore di medicina e di scienza laica, concessione dei beni dei traditori di Aversa, vale a dire Riccardo e Unfridello de Rebusta, e Matteo di Pescarola di Aversa, siti in Aversa. Da notare come la cognomazione sia ancora in fase di elaborazione e stabilizzazione. In sostanza, si stava rendendo necessaria l’adozione di nome e cognome, e non mera provenienza, per far fronte alla confusione che ingeneravano negli atti notarili, e per altri motivi che in seguito spiegherò.

Fu talmente importante da essere nominato Conte Palatino e Consigliere. È citato da diversi storici (cfr. Origlia, Storia dello studio napoletano vol. 1 pag. 141)  come uno dei più vecchi professori, probabilmente della scuola salernitana, ad aver insegnato medicina fin dal 1250.  Viene citato spesso dai suoi “discepoli” come Arnaldo di Napoli, Francesco di Piedimonte e altri, spesso come Giovanni da Casamida. Il fatto che venissero usati diversi toponimi, è molto probabilmente legato alla trascrizione di un copista dinanzi a scritture spesso contorte e di difficile interpretazione.

Mi preme precisare che i toponimi, a volte, si presentano sotto diverse forme a seconda di chi abbia scritto, e del periodo storico preso in considerazione. Infatti, lo stesso appare sotto le forme di: Casamiczula, Casamiczola, Casamizula, Casamida, e altri. Altro esempio, il mio Casale materno: Moropane. L’ho trovato in diverse forme come: Morapani (1268), Murpano et Eramo (1270), Molipara, Monopane, Molipana (negli atti degli agostiniani e nelle cronache dei secoli successivi). Ma, ed è questa una nuova evidenza storica, ho trovato tra gli atti antichi del Regno di Sicilia, con re Manfredi al secondo anno di regno. Un personaggio vissuto ancora prima di Giovanni da Casamicciola,  corrisponde al nome di Not. Bartolomeo da Casamicciola.  Tratto da “Historia diplomatica regni Sicilia: ab anno 1250 ad annum 1266…” di Bartolomeo Capasso, 1874, pag. 192.

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Purtroppo, più si cerca di indietreggiare temporalmente verso il ‘200, più si hanno difficoltà a reperire documenti storici. E ciò a causa delle vicissitudini che si sono susseguite nel corso dei secoli: incendi, furti, pestilenze, e guerre. Il 30 settembre del 1943 una squadra di guastatori dell’esercito tedesco in ritirata appiccava il fuoco al deposito antiaereo dell’Archivio di Stato di Napoli ubicato a San Paolo Belsito presso Nola e in quel rogo andò perduta tutta la documentazione più antica dell’Istituto. Il fondo più importante e meglio noto del Diplomatico era quello della cancelleria angioina, dove era conservato ciò che era rimasto dell’antico Archivio della r. zecca, tradizionalmente articolato in tre serie distinte, i Registri, i Fascicoli e le Arche, a loro volta ripartite in arche in pergamena e arche in carta bambagina. Esso conteneva non solo gli atti amministrativi, ma anche quelli politici del regno dal 1265 al 1435, constava di una serie principale di 378 registri di cancelleria, più 4 volumi composti dai frammenti fatti rilegare da Capasso, i così detti «Registri angioini nuovi», per un totale di 382 unità, delle quali 379 in pergamena e 3 in carta, di 42 volumi cartacei nei quali erano stati rilegati i fascicoli superstiti (più alcuni frammenti conservati a parte in 12 buste) e 69 volumi di atti originali rilegati, 49 in pergamena e 20 in carta, che costituivano le due serie delle Arche.  Sorrento, anno 1259. È da osservare che già almeno dalla seconda metà del ‘300, il toponimo si assesta come “Casamicciola”. Lo dimostra un atto degli agostiniani (C.R.S., A.S.N) del 1372, rogato dal Notaio Nicola Pistopo Napolitano (n. al dep. 32, al pretorio a car. 33) in cui si parla di una vendita di un terreno posta a Casamicciola in località Mortito. L’atto trascritto è il seguente: secondo anno di regno del Dominus Noster, nostro Signore Manfredi, Deo gratias, gloriosissimo Re di Sicilia, 19 dicembre 1259, indizione II, Signor Pandolfo figlio del quondam (fu) Giovanni di Pandolfo e Liguoro di Cennamo, figlio del fu Martino di Mastaro, e Cappello figlio del fu Ruggero Cappelli, davanti al Giudice Giovanni Flodo e al Notaio Bartolomeo (da) Casamiczula (Casamicciola), alla presenza di Urso figlio di Signor Landolfo Romano, e Filippo figlio di Filippo Guar., testimoni oculari, fecero giuramento sui Santi Vangeli di Dio, e testimoniarono essi che Stefano Caconulo figlio del fu Giovanni Stefano, prima di giungere in malattia o morte, ordinava e disponeva dei suoi beni. E, poi, il Giudice e il Notaio fecero rogare il presente istrumento; come di consuetudine fatto, Sorrento. Si tratta, a mio modesto avviso, di un’evidenza importante, non solo perché fissa un nuovo paletto storico all’anno 1259, ma perché è un dato precedente la cancelleria angioina, riguardando appunto quella sveva. La speranza è quella di accumulare dati da autori che hanno trattato di quell’epoca a noi poco conosciuta dal punto di vista archivistico e documentario. Dedico questa piccola evidenza alla memoria di mio zio Francesco Di Costanzo che mi ha sempre incoraggiato a proseguire i miei studi, convinto della bontà e dell’importanza della stessa per la collettività tutta.

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