LE OPINIONI

IL COMMENTO La storia non dimentica

DI LUIGI DELLA MONICA

L’8 marzo 1947 un areo della RAF, acronimo di Royal Air Force, l’aviazione di Sua Maestà, cadde sulla sommità del Monte Epomeo e ne derivò una tragedia, fra le morti dei piloti, dei passeggeri e le tante voci contrastanti sui soccorsi. Ad onor del vero non sono molto documentato sulla vicenda, ma la sua segnalazione sui social mi ha aiutato a riflettere sul contesto storico, per decodificare tanta incoerenza contemporanea sulla questione delle guerre nel Medio Oriente. Osservo una levata di scudi, un armarsi di parole dense di diritto internazionale, diritti umani, violazioni, indignazioni ed intanto si vede come primo effetto salire la colonnina dei prezzi dei carburanti, in un’isola che si ostina a rimanere ancorata al gasolio, al gpl ed al metano ormai superato. La colpa di tutto è Donald Trump, lo sceriffo del Mondo che sta sparando i suoi missili a piacimento, mettendo a repentaglio la nostra sicurezza e le nostre tasche. Se un intellettuale benpensante si ferma a questo slogan, tutto va bene e mille applausi e pacche sulle spalle per lui. Nessuno si ferma a pensare che nel 1947 le donne, le nostre mogli, fidanzate, figlie e mamme non avevano il diritto di voto se non da appena un anno e che la magistratura, a dispetto della lotta dell’Avv. Lidia Poet nel secolo precedente per la professione forense, non ammetteva ai concorsi le donne se non nel 1963! Ad Ischia, come in Italia, nel 1947 si pativa la fame, dura, crudele ed irreversibile e le colpe erano sicuramente del nazifascismo, che ci aveva trascinato in una guerra impari, ma certamente la pioggia di fondi erogati dagli USA, di cui Trump è oggi rappresentante, con il piano Marshall, ci ha condotti al benessere odierno.

Vedete, cari lettori, quella fame si accompagnava alla mancanza di dignità morale e spirituale che il Mondo ci imputò per essere stati alleati con il criminale Hitler, ma la data spartiacque tra il male passato ed il bene futuro fu proprio un altro giorno 8, quello di settembre del 1943, l’armistizio. Il costo fu altissimo: resa incondizionata alle Forze Alleate che ci condusse ad una guerra civile durissima, sanguinaria ed orrenda, perché di fatto inizialmente il petto nudo dei partigiani era contro i mezzi corazzati tedeschi ed i cacciabombardieri della Luftwaffe, contro cui fecero peso i c.d. bombardamenti psicologici sulle città italiane, gran parte rase al suolo, degli “spitfire” inglesi. Tutto ciò per significare che la sudditanza, se pur esistente ma non ci credo per un solo istante verso Trump ed il suo Paese, è stata decisa in Italia il lontano 8 settembre 1943, poiché lo Stato si consegnò incondizionatamente al precedente nemico, per essergli oggi fedele alleato da oltre 80 anni. Insieme alla stessa America ha condiviso la lotta alla mafia, il contrasto al narcotraffico colombiano, gli equilibri militari internazionali sino ad oggi, che possiamo semplificare dal Libano 1982, per andare all’Iraq, all’Afghanistan, alla Libia ed ancora alla Palestina ed all’Iran di oggi. Voglio però sancire un altro dato storico. L’Italia non fece altro che emulare un altro statista che poi divise il Mondo con USA ed URSS, posto che la Francia di Vichy e successivamente di Degualle aveva dato prove di opacità ed ambigua connivenza con il nazismo, Sir Wiston Chirchill. Quest’ultimo che per me riveste il carattere del genio politico e strategico militare pari soltanto a Napoleone 150 anni prima di lui, o di Maria Teresa d’Austria, che diri si voglia, pose fine alla politica egoistica americana del Presidente W. Wilson: “l’America agli Americani”. Quando gli U Bot tedeschi ridussero la Gran Britannia quasi alla fame, alla disfatta militare in mare, regno incontrastato da circa 500 anni della corona inglese, Sir W. Chirchill dovette annunciare agli inglesi, popolo complesso ma sicuramente avvezzo alla democrazia ed al progresso, la lotta senza quartiere, vicolo, per vicolo, casa per casa, allo scopo di ribaltare le sorti del conflitto. Tuttavia, determinante fu l’ingresso in guerra degli USA con l’attacco di Pearl Harbour al fianco della Royal Army ed in affiancamento alla resistenza francese. Questi eventi determinarono e continuano sino ad oggi a consolidare gli effetti benefici della vita sociale dell’Italia in un contesto politico e civile democratico.

Da questo humus culturale si eresse la schiena dritta e l’orgoglio della donna emancipata italiana, Oriana Fallaci, che al cospetto del dittatore Khomeini, nella famosa intervista, si strappò dalla testa il velo della ignoranza, dell’oscurantismo e della sopraffazione del patriarcato sulle donne. Pertanto, è antistorico ed anacronistico ipotizzare che la nostra politica militare sia suddita o servile verso gli USA, di cui, per inciso, noi ischitani idolatriamo i soldi per riempire gli alberghi e le altre strutture recettive ovvero i taxi, i pochi negozi di lusso rimasti. Certo è assurdo pensare che le donne con il capo scoperto venivano incarcerate, ma la realtà è questa e scandalizzarsi per i bombardamenti americani in Iran è la medesima indignazione che ci doveva colpire quando, ad esempio, veniva bombardata la popolazione civile di Napoli, sempre dopo l’8 settembre 1943. La coerenza sarebbe stata non prendere i finanziamenti del piano Marshall, per cui solo allora si sarebbe potuto affermare: via l’America dall’Italia, via gli sceriffi. Quanto da me affermato è speculare alle ultime dichiarazioni dell’editorialista del Corriere della Sera Federico Rampini, uomo di cultura ben più blasonato del sottoscritto, che sta tuonando contro certi ambienti di cultura ormai deliranti sulla confusione fra il bene ed il male. Certamente la mano militare è sempre infausta, infame e disgraziata, ma inevitabile per impedire la propagazione del genio del male di alcuni regimi dittatoriali inspirati dal proposito di distruggere ben 600 anni di evoluzione democratica e giuridica dell’Euroamerica.

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