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CULTURA & SOCIETA'

Storica festa del Patrono San Costanzo da Capri a Barano

Anche sul colle tra la Guardiola e M. Cotto il monastero-cappella al Santo

E’ indicato dalla toponomastica “Capo San Costanzo” su una panoramica radura affacciata a strapiombo sul mare (a lato Capo Grosso) del versante meridionale dell’isola d’Ischia: si tratta dell’antico casolare-monastero e cappella integri, con cellai, celle e cisterna scavati nel fresco tufo e sopra con vecchi ruderi che mostrano l’erosione del tempo. Il sito fu già visitato da un sopralluogo del grande storico e archeologo Don Pietro Monti e il nipote Don Filippo Caputo.

Insomma casolare-cappella in una posizione affascinante tra il mare dirimpetto a Capri e tutto il bel paesaggio del sud dell’Epomeo, in una posizione tranquilla e ideale per la vita quotidiana monacale, la cui nascita appartiene alla storia religiosa della nostra isola d’Ischia che il 14 maggio si recava con imbarcazioni in pellegrinaggio a Capri per la sentitissima festa di San Costanzo Patrono contro le temibili imprese saracene dei musulmani che infestavano le coste del Mar Mediterraneo. Difatti, il monaco sorrentino di nome Marino ha scritto in un codice del lontano 1170 due avvenimenti accaduti e narrati in due precedenti sermoni (prediche nelle novene) su San Costanzo: uno “De virtute S. Costantii”, l’altro “De transitu S. Costantii”. Nel primo si narra della costiera amalfitana depredata dai pirati saraceni, poi respinti a Napoli e pure a Ischia (‘Girone’, il Castello, ‘Insula Minor’). Nel secondo sermone si narra che alla solennità di San Costanzo del 14 maggio 991, gli abitanti dell’Insula Major (cioè Ischia) -devoti del provvidenziale santo Patrono dei capresi Difensore contro i ricorrenti pericoli dei saraceni- si erano recati a Capri in pellegrinaggio sulla tomba del Santo. Purtroppo, un giovane tentò di usare violenza a una fanciulla ischitana, che lo respinse e allora per gratitudine, con la famiglia, volle ringraziare San Costanzo consacrandogli una cappella con ricchi doni presso l’omònimo monastero: “ TEMPLUM IN MAJORE INSULA CUM PARENTIBUS SUIS, CONFESSORI SANCTO CONSTRUXIT DONAQUE PLURIMA OBTULIT “: – Costruì con i suoi genitori al Santo Confessore un tempio nell’Isola Maggiore e offrì molti doni – . Sulle pendici meridionali la toponomastica risalente al 1036 e le strutture esistenti ed evidenti (foto dello scrivente) sulla loro destinazione religiosa, confermano l’origine del sito posto -come anzidetto- su una radura sopraelevata tra la Guardiola (postazione militare costruita dai tedeschi) e il Monte Cotto: sopralluogo importante per la memoria storico-religiosa della zona collinare nel comune di Barano d’Ischia, accessibile dalla frazione di Testaccio o dal borgo del Piano, antico insediamento dei Di Scala migranti provenienti da Scala (alta roccaforte di Amalfi), in provincia di Salerno.

Sulla radura accanto al complesso si nota ancora il traliccio d’antenna della indimenticata e diffusa emittente radiofonica “Radio Ninfa” (chiusa) appartenente al compianto Amico signor Peppinuccio Di Iorio, affermato noto tecnico della Singer e degli apparecchi tv degli inizi, oltreché tra i titolari dell’insediamento di San Costanzo. Pertanto, va dato atto alla famiglia Di Iorio di aver conservato integra questa memoria del passato del Comune di Barano d’Ischia e dell’isola: ove fosse possibile a questa meritevole famiglia titolare va permessa la valorizzazione e il restauro dello storico complesso. Intanto, appare credibile che i Di Costanzo provengano dal sito di San Costanzo, feconda collina assolata per l’agricoltura e boschi, un tempo poi divenuta poco sicura per le frequenti incursioni saracene, come del resto si legge nei registri parrocchiali di San Giorgio a Testaccio (Ricerca culturale condotta dallo scrivente con gli ex cari Alunni). L’art. 9 della Costituzione italiana stabilisce che “La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura,tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione” (certo non attraverso i frequenti “condoni”, che in cambio di una somma di denaro si sono “sanate” speculazioni deturpanti). Lo stesso Papa Francesco nell’Enciclica “ Laudato sì’ “ (Pentecoste 2015) ricorda a tutti la cura della casa comune (232) nell’ambiente naturale e urbano quale Amore per il prossimo. (continua)

*Pasquale Baldino – Responsabile diocesano Cenacoli Mariani MSM; docente ordinario Liceo; poeta; emerito ANC-Ass Naz Carabinieri (e-mail: prof.pasqualebaldino@libero.it)

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