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Storie di pietra e profumi mediterranei: la Tenuta Giardini Arimei e i paesaggi del vino

di Malinda Sassu
Il Fuoco e l’Aria, l’Acqua e la Terra, i quattro elementi naturali che mutano e si fondono l’uno nell’altro, secondo l’antica saggezza greca. Disordinatamente si agitano per dare vita ad ogni cosa presente nel nostro mondo, anche il luogo che ne sia il compendio, e la sua rappresentazione: lì, dove vivere in sintonia con la natura e la nostra essenza. Forse è stato questo che portò gli Eubei ad eleggere Ischia come sito prediletto per la coltivazione della vite, una terra che è la sintesi perfetta dei quattro elementi. Di certo così è stato, secoli dopo, quando dalla terra di Franciacorta, la famiglia Muratori e l’enologo Francesco Iacono arrivarono qui, a Montecorvo, sulla sommità di Forìo, in uno dei palcoscenici più belli dell’isola. Un ricercatore e una famiglia innamorata del vino a rinnovare l’antica filosofia greca, capaci di seguire un’idea che ridisegnasse e ripensasse al vino come territorio. Un percorso che ha portato al progetto di Arcipelago Muratori con le quattro tenute in Toscana e nel Sannio, oltre alla Franciacorta e Ischia.

Quattro come gli elementi naturali, dove il rispetto dell’ambiente si unisce alla fiducia incondizionata nei dettami dell’agricoltura biologica. Per chi, come Francesco, è nativo di queste zone, sa bene che la vecchia tenuta del 1700, è fusione di armonia e bellezza, il perfetto microcosmo greco che è anche legame indissolubile tra vino e vigneto: questo vuole essere la Tenuta Giardini Arimei, dal nome con il quale Omero chiamò l’isola.

A Montecorvo il fuoco è la natura vulcanica del vapore delle fumarole che sbuffano a vista sul Monte Epomeo, l’aria è l’immenso cielo di Forio che spazia oltre il confine di Punta Imperatore, l’acqua è quella termale e la terra viva, vulcanica e tufacea che nutre queste viti. Un antico borgo fatto di vigneti terrazzati, parracine e palmenti, appartenuto alla famiglia calabrese dei Milone: una cornice che dona agli occhi un “benessere naturale” affacciato sulla baia di Citara che, prima dell’arrivo dell’azienda Muratori, conteneva una vecchia foto abbandonata negli anni da una famiglia ormai estinta sull’isola; solo pietre silenziose di un luogo di sensazioni ma testimoni della produzione di un vino che ebbe nel passato anche dei riconoscimenti importanti. Il lavoro di Francesco Iacono e della famiglia Muratori è stato un imponente recupero ambientale con il rifacimento di oltre 4 chilometri di parracine per contenere il reimpianto di vigneti “eroici” e uve che da sempre rappresentano il patrimonio enologico dell’Isola: Biancolella, Forastera, Uva Rilla, San Lunardo e Coglionara. La manutenzione della cantina scavata nel morbido tufo verde e il ripristino delle sue ventarole per il controllo dell’umidità, i lavatoi in tufo della casa colonica e il vecchio rito dell’allevamento dei conigli in fossa. L’incontro tra il nuovo e l’antico, rispettandone l’ambiente e la destinazione d’uso, quella che l’azienda e Francesco Iacono definiscono “viticoltura termale”, dedicata all’isola che li ha ospitati e soprattutto agricoltura simbiotica, con la selezione dei microrganismi presenti nei boschi circostanti la vigna e riportati nel terreno. E poi gli antichi palmenti, vecchi protagonisti di lapillo, ritrovati e destinati alla vinificazione dei due vini, Pietra Brox e il passito secco Giardini Arimei. Pietra Brox è l’altro atto d’amore pensato da Francesco Iacono per l’isola, una traccia della memoria, un vino il cui nome è un “racconto emerso” proprio come la pietra intorno alla quale cresce il suo vigneto e che i foriani chiamano così da tempo immemore. Un grosso masso, residuo di un’antica frana del Monte Epomeo, al cui interno è la cantina del 1500, considerata la più bella di tutta l’isola.

E’ la tipica casa di pietra, stupendo esempio di ingegneria contadina dove non solo si produceva il vino ma ci si riparava dagli attacchi dei Saraceni. Dal 2014 il vino Pietra Brox nasce da uve Biancolella in purezza, su terreni tufacei che ospiteranno la sua fermentazione prima nei vecchi palmenti di pietra e poi in acciaio, per affinarsi poi in piccole botti di rovere, giusto un paio di mesi. E’ definito il vino dell’estate, frutto delle prime uve raccolte a settembre che regalano un bellissimo color giallo paglierino e un impatto al naso di profumi aromatici intensi, salvia e origano di quella macchia mediterranea che circonda il vigneto. Un corredo olfattivo che si apre a dolci note floreali di ginestra e ad eleganti accenti agrumati e fruttati di pesca bianca e ananas.

Un olfatto piacevolissimo che ritorna alla beva, insieme ad una bella struttura e una mineralità importante, fatta di una lunga e piacevole sapidità, frutto dell’anima vulcanica di queste terre. Un rapporto corpo ed eleganza che dà tipicità e unicità per un vino che può essere un perfetto aperitivo o abbinato a piatti di pesce cucinati con semplicità, fritture di paranza e misto di crostacei, superbo con tonno all’arancia e zenzero.

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Un richiamo alla vena sapida e alle note sorprendentemente aromatiche di terra ischitana per una bottiglia dal prezzo medio a scaffale di 12 euro circa. Pietra Brox è un sapido paesaggio del vino, un sorso di quei suoli terrazzati, di vigne e parracine, palmenti e fumarole, quel “paesaggio liquido” come Francesco Iacono ama definire e che porta nel cuore e nei nostri calici. Per rappresentare nel vino quella che è l’emozione e la percezione del territorio

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Tenuta Giardini Arimei – Via Pietra Brox 51 Forio d’Ischia – www.arcipelagomuratori.it

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