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Stranieri a Ischia, i motivi del “melting pot” foriano

I dati recentemente diffusi dall’Istat circa gli indicatori demografici in Italia nel 2016, che abbiamo pubblicato sul giornale di ieri, confermano un trend noto. L’invecchiamento progressivo della popolazione, il saldo negativo tra nascite e decessi, pur compensato dall’immigrazione costante, sono fenomeni che anche sull’isola d’Ischia trovano riscontri. In particolare, c’è però un dato che si discosta leggermente dalla media nazionale, quello cioè della percentuale di stranieri residenti, che sull’intera isola è pari al 7,2%, inferiore dunque all’8,3% su base nazionale, ma che arriva fino all’11% se consideriamo la popolazione residente nel più esteso comune isolano, Forio. Un dato che rende il Comune del Torrione il più “cosmopolita” dell’isola, con comunità provenienti da vari continenti: Europa orientale, Balcani, Africa, ma anche America Latina. Le ragioni, come leggete anche nei vari punti di vista che abbiamo raccolto, potrebbero sembrare casuali, ma hanno origini ben precise, connesse prima di tutto alla relativa facilità di reperire alloggi: oggi i tempi sono cambiati, ma fino ad alcuni anni fa la “febbre edilizia” ha avuto come conseguenza la rapida moltiplicazione di costruzioni che, in tempi di contrazione della domanda turistica, sono state adibite all’accoglienza di chi sull’isola non veniva in villeggiatura bensì per trovare lavoro. Quest’ultimo è il secondo elemento che gioca a favore della concentrazione di comunità straniere all’ombra del Torrione: la manodopera non specializzata trova sfogo nella maggiore industria isolana, quella alberghiera, e a Forio sono moltissime le strutture ricettive in grado di assorbire tale offerta di lavoro.

 

 

 

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