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Studenti in protesta al grido di maggiore sicurezza

di Marco Gaudini

 

ISCHIA – Ieri si è tenuta la protesta dei ragazzi del Liceo Scotti di Ischia. Gli studenti hanno deciso di protestare per la mancanza dei necessari requisiti di sicurezza della struttura ce li ospita. Una grande folla ieri, per una mattinata di protesta e di “denuncia” quella che in modo accorato hanno voluto lanciare gli studenti con gli striscioni esposti durante la manifestazione. I giovani quindi hanno chiesto, con questa protesta di essere ascoltati, un’intera scuola che desidera essere ascoltata, una scuola e degli studenti che richiedono sicurezza. «Questa – secondo quanto scritto dagli stessi studenti –  gli è negata, sfumata da un alone di negligenza che ormai attornia molti problemi della scuola italiana. Il casus belli, – continua la nota scritta dai rappresentanti degli alunni –  se così lo si possa definire, è la mancata autorizzazione, da parte del Comune di Ischia, per lo sgombero delle zone di raccolta previste nel piano di emergenza del centro Polifunzionale». E’ ormai da molto, anzi moltissimo tempo che gli studenti, richiedono l’attuazione delle Prove di evacuazione “da effettuare almeno tre volte durante l’anno scolastico” secondo il D.L.577/82, ma tali esercitazioni, decisamente importanti in caso si pericolo vero, purtroppo non si riescono a realizzare,  in quanto le vie di esodo sono attualmente impraticabili. La zona in questione è il parcheggio adiacente l’istituto,  che pullula di materiale di risulta, tubature e terriccio,  che si trasforma in fanghiglia alle prime gocce di pioggia. E’ in quella zona, quindi, come spigano gli studenti che  ha avuto inizio la manifestazione poiché i ragazzi si sono incontrati per preparare dei cartelloni che urlassero i loro bisogni, che urlassero “Sicurezza in primo luogo, per la scuola è il nostro logo!” Gli studenti si sono poi spostati all’ingresso dell’istituto per dimostrare il proprio disappunto, sperando di essere ascoltati da chi di dovere, e quindi soprattutto dalle istituzioni. Le stesse istituzioni che si rivolgono spesso agli studenti, chiedendo di mutuare comportamenti virtuosi, o ligi delle regole, ma che poi, nei fatti, molto spesso sono poco attente alle istanze che vengono proprio dal mondo giovanile e studentesco. Protesta, ma anche momenti di confronto e di dialogo tra gli stessi studenti, proprio sulla tematica sicurezza. Un ragazzo ha chiesto infatti ad altro studente dell’istituto: «hai mai pensato all’eventualità di una situazione di pericolo?» ha risposto un ragazzo di 15 anni: «Cerco di non pensarci, ed è quello che facciamo tutti. Ma, in caso di terremoto, avrei il panico a prescindere, non so come gestirei la cosa anche perché non so nemmeno quale è la via di uscita più veloce dalla mia aula». Non si tratta quindi della ormai diffusa tendenza degli studenti di inventarsi pretestuose tematiche per montare improbabili forme di protesta, e “avvicinare” così, le feste natalizie. In questo caso, si parla di sicurezza, e sembra che gli studenti, siano molto più consapevoli dei rischi che corrono ogni giorno, rispetto invece a chi dovrebbe, quei rischi, evitarli. Una studentessa  dell’ultimo anno, in queste interviste che autonomamente i ragazzi hanno voluto e fare e trasmetterle al nostro Giornale,  afferma: «bisognerebbe in primis sensibilizzare i ragazzi, e di conseguenza le famiglie e la comunità isolana, a questo problema in modo da ottenere un intervento concreto e risolutivo. Mettiamo in evidenza questi problemi, portiamo agli occhi di tutti quelle che sono in questo caso le vie di fuga ostruite, ma ciascuno dei problemi che la scuola attraversa, e facciamo sì che ognuno si renda conto della situazione in cui, noi studenti, ci troviamo. E allora sarà lì che chiederemo “E tu, adesso, non hai paura?”». Mentre i ragazzi continuano la lotta, sana e costruttiva, per i propri diritti, lanciano nella loro nota, una domanda ai nostri lettori: «Tu, adesso, non hai paura?»

 

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