«Sui compensi ai tecnici non c’è da negoziare»
Dopo le stoccate ai tecnici impegnati nella ricostruzione e le repliche dei professionisti, il commissario Marcello Feola smorza i toni e invita al dialogo ma ribadisce in maniera netta e perentoria che i compensi sono previsti da una normativa sulla quale non c’è potere derogatorio. E poi…

Commissario, la prima domanda è quasi inevitabile. Dopo le sue dichiarazioni, e in particolare dopo le “stoccate” ai tecnici, si aspettava un’eco così forte e, soprattutto, reazioni non sempre propriamente composte?
«Mi aspettavo qualche reazione. Mi dispiace soltanto che i contenuti dell’ordinanza, che sono ben altri e hanno un’importanza decisamente maggiore per la popolazione, siano finiti in secondo piano, almeno dal punto di vista della diffusione mediatica, rispetto alla questione delle tariffe e dei compensi dei tecnici. Questo è l’aspetto che mi dispiace maggiormente, perché parliamo di un provvedimento che introduce novità molto rilevanti. È assolutamente naturale che i tecnici possano chiedere spiegazioni, avanzare osservazioni ed esprimere anche qualche forma di dissenso. Credo però che tutto possa rientrare nell’ambito di un confronto sereno. Già la prossima settimana avrò un incontro con il presidente dell’Ordine degli Ingegneri, al quale chiarirò tutte le ragioni che mi hanno portato ad assumere questa posizione».
Lei, però, sul punto è stato molto perentorio: ha detto che non si può pensare di operare contra legem. Questo significa che la sua posizione non cambia?
«Su questo non c’è alcun dubbio. Esiste una disposizione di legge precisa, chiara e inequivocabile, che stabilisce dei tetti massimi per i compensi dei tecnici impegnati nella ricostruzione. È una norma alla quale non è possibile derogare, perché è contenuta nel testo del decreto legge che disciplina la ricostruzione di Ischia e rispetto alla quale il commissario non dispone di alcun potere derogatorio. Di conseguenza chiederò semplicemente il rispetto della legge. Lo abbiamo già fatto attraverso l’ordinanza e applicheremo le tariffe previste dalla normativa. Questo è un punto che considero non negoziabile, proprio perché dipende da una disposizione legislativa. Naturalmente, se esistono altre questioni sulle quali, nel rispetto della normativa, sarà possibile venire incontro alle esigenze manifestate dalle categorie professionali, sono assolutamente disponibile a confrontarmi e a trovare soluzioni. Il dialogo con i tecnici resta fondamentale, anche perché sono protagonisti del processo di ricostruzione. Ma un conto è discutere di aspetti sui quali esistono margini di intervento, altra cosa è chiedere di superare una disposizione di legge rispetto alla quale non ho alcuna possibilità di deroga».
Se esiste una disposizione così precisa, come è stato possibile che fino a oggi i compensi dei tecnici venissero calcolati diversamente?
«Non ho approfondito la questione perché, francamente, non ho interesse a farlo rispetto agli atti che ormai si sono perfezionati nel passato. Mi è stato riferito che sarebbe stato fatto riferimento alla disciplina adottata per il sisma del Centro Italia del 2016. Ma bisogna ricordare che il sisma del Centro Italia è disciplinato da un determinato testo legislativo, mentre quello di Ischia è regolato da un testo differente. Ripeto, considero questa una vicenda appartenente al passato. Quanto è stato fatto è avvenuto sulla base di una determinata fonte e di specifiche ordinanze e, per quanto mi riguarda, gli atti già perfezionati restano tali. E comunque nemmeno si possono prefigurare danni erariali. Dobbiamo ricordare che il costo delle prestazioni tecniche incide sul contributo spettante al beneficiario. Non si tratta, dunque, di somme che producono un danno diretto alla struttura commissariale. È una questione che riguarda essenzialmente il rapporto tra i proprietari degli immobili e i professionisti incaricati».
Quali sono le prime reazioni dopo l’approvazione dell’ordinanza? Che clima si respira rispetto agli indennizzi sostitutivi e alle nuove possibilità previste per le delocalizzazioni? E quanto questo provvedimento, che introduce anche soluzioni innovative su scala nazionale, potrà produrre effetti concreti sulla ricostruzione ischitana?
«Rispetto al passato abbiamo introdotto due ulteriori modalità di delocalizzazione: la prima è rappresentata dalla possibilità di acquistare un immobile fuori dall’isola d’Ischia, la seconda dall’indennizzo sostitutivo, cioè dalla monetizzazione. Ma va detto che entrambe rappresentano opzioni lasciate alla libera scelta del proprietario. Nessuno obbliga i cittadini ad andare via dall’isola o a scegliere l’indennizzo. I proprietari potranno continuare a utilizzare le possibilità che già esistevano, quindi acquistare un altro immobile sull’isola oppure ristrutturare un fabbricato già di loro proprietà. A queste alternative abbiamo semplicemente aggiunto altre due possibilità, che ciascuno potrà valutare secondo la propria volontà, le proprie necessità e la propria situazione personale. Però vorrei fare una precisazione…».
Prego.
«Ho letto qualche titolo nel quale si sosteneva che sarebbero stati destinati fondi per incentivare l’esodo dall’isola d’Ischia. Non è affatto così. I fondi sono gli stessi e sarà poi il proprietario a decidere come utilizzarli: insomma, c’è solo un ampliamento delle possibilità offerte a chi è costretto a delocalizzare. In questi giorni vedo che molti sono impegnati a fare calcoli, a confrontare l’entità del contributo con quella dell’indennizzo sostitutivo e a cercare di capire quale possa essere il vantaggio per il cittadino scegliendo una soluzione piuttosto che un’altra. È evidente che non possono essere situazioni perfettamente sovrapponibili. Chi deve trovare un fabbricato sull’isola d’Ischia deve confrontarsi con le difficoltà di un mercato immobiliare che conosciamo bene, sostenere i costi di un’agenzia e affrontare spese tecniche maggiori rispetto a chi sceglie invece la monetizzazione oppure decide di acquistare fuori dall’isola, dove sappiamo che mediamente i valori del mercato immobiliare possono essere inferiori. Una differenza, quindi, inevitabilmente esiste. Non credo, però, che sia tale da scoraggiare il ricorso alle nuove misure alternative che abbiamo introdotto».
Questa ordinanza rappresenta oggettivamente uno snodo importante: adesso quali saranno le prossime tappe concrete della ricostruzione?
«Ci sono due passaggi fondamentali. Il primo riguarda coloro che beneficiano del Contributo di autonoma sistemazione e devono delocalizzare. Avranno novanta giorni di tempo per formalizzare la domanda, in caso contrario scatterà la sospensione del Cas. Diversa è la situazione di chi non beneficia del contributo, perché non posso obbligarlo a presentare una domanda. Tuttavia bisogna considerare un elemento molto importante. Con questa ordinanza abbiamo finalmente disciplinato anche la posizione di chi possedeva un fabbricato che magari non è stato materialmente danneggiato dal sisma o dalla frana, ma deve comunque essere delocalizzato perché ricade in un’area nella quale, per ragioni di sicurezza, non può più permanere. Fino a oggi per queste situazioni non esisteva una disciplina compiuta; adesso, invece, c’è. Abbiamo stabilito quali siano i diritti dei proprietari di questi immobili e quali possibilità abbiano a disposizione. A questo punto, se il proprietario decide di non presentare la domanda, sarà una sua scelta. La differenza sostanziale rispetto al passato è che oggi la struttura commissariale è anche nelle condizioni di procedere alle demolizioni, perché il primo obiettivo deve essere necessariamente quello della messa in sicurezza del territorio. Fino a questo momento non mi sono sentito di accelerare su questo versante, perché non sarebbe stato corretto procedere alla demolizione di un fabbricato senza avere prima assicurato al proprietario un beneficio e, soprattutto, senza avergli indicato chiaramente quali possibilità concrete avesse a disposizione. Oggi questo passaggio è stato compiuto: abbiamo definito le regole, individuato i diritti e messo a disposizione diverse alternative. Da una parte, dunque, il proprietario può presentare la domanda e scegliere la soluzione che ritiene più adatta: il contributo per la delocalizzazione, l’indennizzo sostitutivo, la ristrutturazione di un altro immobile o una delle ulteriori possibilità previste dalla disciplina. Dall’altra parte, però, la struttura commissariale può procedere alle demolizioni anche in assenza della domanda di contributo, perché la necessità di mettere in sicurezza le aree non può rimanere subordinata indefinitamente alle scelte dei singoli».






