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Sul fronte del sisma. Bianco: «Mitigazione del rischio? Servono informazione e reali azioni preventive»

La rete di monitoraggio, lo studio dei precursori sismici, i bollettini mensili con tutti i dati sui movimenti dell’isola, il ruolo strategico dell’Osservatorio geofisico della Sentinella. Il Golfo ha incontrato la Direttrice dell’Osservatorio Vesuviano Francesca Bianco.

Alle 20.57 del 21 agosto di quasi due anni fa, la terra trema sull’isola d’Ischia. Un sisma di magnitudo 4.0 colpisce soprattutto i comuni di Casamicciola, Lacco Ameno e Forio. Essendo l’area colpita inferiore ai 2 km², l’intensità equivale a quella di un terremoto di magnitudo 6, su un’area di 2000 km. Il crollo di abitazioni e palazzi provoca 2 morti, migliaia di persone coinvolte, numerosi feriti e sfollati.

A distanza di due anni, la ferita non si è ancora rimarginata. Se la politica del territorio sembra impegnata, con alterne fortune, nelle delicata progettazione di una ricostruzione possibile (in zone tra le più sismiche del territorio), la scienza si occupa di mitigare i rischi dagli eventi naturali: sismico, vulcanico e geo-idrologico. Cultura della conoscenza, quindi della prevenzione.

«La comunità scientifica sa molto bene che, al momento, dal terremoto ci si può difendere solo in un modo: facendo una pianificazione accurata del territorio e utilizzando sistemi costruttivi idonei alle caratteristiche sismiche di pericolosità sismica dell’area»

Il Golfo ha incontrato la Direttrice dell’Osservatorio Vesuviano Francesca Bianco in occasione dell’inaugurazione, al Museo archeologico Pithecusae, di una nuova Sala geologica. Quasi un info point scientificamente accuratissimo, che racconta le vicende del territorio isolano e mira a favorire la divulgazione di informazioni utili per la mitigazione del rischio. Già responsabile dell’Unità funzionale Sismologia e sismotettonica, la Bianco si occupa da anni dello studio sulla sorveglianza sismologia delle aree vulcaniche attive del Sud Italia: dall’Etna al Vesuvio, passando per la Caldera dei Campi Flegrei.

Le cause specifiche dell’ultimo terremoto che ha colpito l’isola d’Ischia il 21 agosto 2017 sono state tutte accertate o siamo ancora in una fase di analisi e approfondimenti?
Qualunque dato si studia fino allo sfinimento, perché è nella natura scientifica quella studiare e di rivedere i dati. Però, già qualche mese dopo il terremoto, abbiamo pubblicato un importantissimo lavoro scientifico su una rivista specialistica che si chiama ‘Geophysical Research Letters’,dove venivano spiegate le cause del terremoto, dovuto essenzialmente a un abbassamento di qualche centimetro della porzione fragile del monte Epomeo.

Perché alcune zone contigue sono state colpite in maniera così diversa?
Una difformità che si spiega soprattutto in base alle caratteristiche dei suoli. Esistono alcuni territori che hanno delle caratteristiche geologiche tali da amplificare la radiazione sismica. Quindi per “effetto di sito”. Questa è una spiegazione; ce n’è un’altra, però, ancora più rilevante rispetto alle caratteristiche geologiche e riguardano l’edificato. Dipende da come l’uomo ha costruito nelle zone in cui avviene un terremoto. Differenze che comportano danneggiamenti estremamente diversi anche in aree vicine. Occorrerebbe fare una sostanziale azione di messa in sicurezza del territorio a tutti i livelli, con un check up di tutti gli edifici e reali azioni preventive.

Si è detta abbastanza soddisfatta della rete di monitoraggio sismico sulla terraferma. E per quanto riguarda le aree sottomarine? Sappiamo che esistono vulcani emersi e sommersi: come vengono monitorati?
Premesso che tutto è perfettibile, anche sulla terraferma, da un punto di vista tecnico il monitoraggio delle aree marine è più complesso. In questo momento l’attività sottomarina è tenuta sotto controllo da quattro boe, più che altro posizionate nel golfo di Pozzuoli.  Non sono proprio a ridosso di quest’area, che ha una serie di caratteristiche morfologiche rispetto alle quali i sistemi di monitoraggio permanenti a mare devono essere ancora perfezionati, per essere installati.

Esistono probabilità di nuove bocche eruttive sommerse?
Al momento non abbiamo alcuna informazione del genere.

«Il terremoto del 21 agosto 2017 ha costituito la prima registrazione a livello storico di un terremoto di Ischia con magnitudo superiore a 2. Prima non ce ne erano mai state»

La gente chiede agli scienziati previsioni, ma gli scienziati chiedono invece più prevenzione. Qual è l’ostacolo più grosso?
Lo stato attuale delle conoscenze da un punto di vista sismico non ci consente di fare delle previsioni. Nonostante ciò, gli scienziati continuano a studiare i precursori sismici, un’attività speculativa che non ha necessariamente una ricaduta immediata con i propri risultati, perché studi così complessi hanno bisogno di anni per dare dei buoni risultati. Nello stesso tempo, la comunità scientifica sa molto bene che dal terremoto ci si può difendere, al momento, solo in un modo, ovverossia facendo una pianificazione accurata del territorio e utilizzando sistemi costruttivi idonei alle caratteristiche sismiche di pericolosità sismica dell’area di cui stiamo parlando.

Quali sono gli attuali rapporti tra Osservatorio e le Istituzioni?
L’Osservatorio Vesuviano sempre avuto ottimi rapporti con le istituzioni. Collaborazioni proficue sia con il Dipartimento nazionale della Protezione civile e con il Dipartimento di Protezione civile della Regione Campania

Come migliorerebbe il sistema di comunicazione tra INGV e un’opinione pubblica che invece chiede sempre informazioni quanto più immediate e tempestive?

Le informazioni, immediate e tempestive, sono già sul nostro sito web. A quanto pare, non molti lo sanno. Sul sito ci sono sempre le localizzazioni in tempo quasi reale degli eventi che accadono sulle tre aree vulcaniche napoletane: quindi, ove mai ci fosse un terremoto a Ischia, anche in questo momento, fra qualche minuto la sua localizzazione apparirebbe sul nostro sito web. Inoltre, sempre sul sito, si trovano tutti gli aggiornamenti sul monitoraggio effettuato: ci sono i bollettini mensili, in questo caso di Ischia, pubblicati entro la prima settimana di ciascun mese, dove sono documentate tutte le misure che noi abbiamo fatto negli ultimi 30 giorni.

Perché sono mensili e non hanno una maggiore frequenza?

Ischia, da un punto di vista dei livelli di allerta, è nel cosiddetto livello di allerta “base”, ossia associata a un’area in cui tutti i parametri monitorati non sono per niente anomali. Di conseguenza la restituzione dell’informazione scientifica è prevista che sia mensile. Ricordo che i livelli di allerta sono quattro: verde = base; giallo = attenzione; arancione = pre-allarme; rosso = allarme. Ad oggi non risultano anomalie tali da giustificare un ulteriore innalzamento del livello di allerta. Se dovessero emergere, sarebbero tempestivamente rilevate. Lo studio dei fenomeni è uno strumento indispensabile per la prevenzione e la mitigazione del rischio. Ed è quello che facciamo ogni giorno.

Un terremoto lascia sempre evidenze geologiche più o meno acquisibili. Cosa ci raccontano le rocce, o una frattura geologica del terreno, di più o diverso rispetto al dato recepito dalla strumentazione?
Si tratta di informazioni che vanno a braccetto. La strumentazione ci dà delle informazioni rilevantissime, assolutamente imperdibili, sul fenomeno che abbiamo rilevato. A questo proposito ricordo che il terremoto del 21 agosto 2017 ha costituito la prima registrazione a livello storico di un terremoto di Ischia con magnitudo superiore a 2. Non ce ne erano mai state prima, perché gli altri terremoto superiore a una magnitudo superiore sono avvenuti in epoca lontana, quando non c’era una strumentazione adatta a registrare le forme d’onda. Lo studio geologico del terreno, e  della frattura, serve a complementare quanto ci dicono gli strumenti. Tutto quello che possiamo conoscere, e studiare con le competenze vulcanologiche, geologiche, strumentali, fisiche, chimiche e sismologiche. L’insieme di tutte queste conoscenze ci permette di avere un’informazione di maggiore dettaglio su quello che sta accadendo.

Oggi l’Osservatorio geofisico della Grande Sentinella a Casamicciola è chiuso e in cattivo stato di conservazione a nemmeno due anni dalla sua parziale ristrutturazione. Quali prospettive suggerirebbe?

E’ vero, in questo momento l’Osservatorio geofisico è chiuso, però all’interno esiste ancora una strumentazione che riteniamo veramente strategica per il monitoraggio delle attività dinamiche dell’isola d’Ischia. Speriamo che ci possa essere una ristrutturazione completa del sito e di potere discutere con gli amministratori sulla destinazione d’uso di questo centro che deve naturalmente essere riaperto perché è un patrimonio storico rilevantissimo. Potrebbe diventare un museo della sismologia, accompagnato ad altre attività di diffusione di dati e informazioni anche a livello internazionale.»

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