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CULTURA & SOCIETA'

Supermercati pieni, carrelli stracolmi e portafogli…gonfi per l’alimentazione di oggi la chichierchia, il legume dei poveri che “sfamo’” l’isola al tempo della febbre spagnola

La chichierchia il cosiddetto legume dei poveri, ebbe una impennata di notorietà molto più di quella comune, fra gli anni 1918 e 1920, il periodo nefasto in cui in Italia, nel mondo e quindi anche nella nostra isola imperversava la micidiale febbre spagnola, la pandemia che annientò milioni di vite umane , sopratutto per la mancanza di cure di autodifesa. La chichierchia, all’epoca nell’isola d’Ischia, per la sicura nutrizione della sua gente di ogni ceto sociale, rappresentò fra i comuni legumi in circolazione, l’alimento più salutare disponibile in abbondanza a cui si poteva fare affidamento.

1918 FEBBRE SPAGNOLA DISRTIBUZIONE DI BRODINO DI CHICHERCHIE A ZUPPA

Non dovrebbe sorprenderà quindi i lettori il nome di questo poco conosciuto prodotto della nostra terra, ormai per buona parte, diventata quasi incolta, nel senso che sono rimasti in pochi a coltivarla a largo raggio, fatta eccezione di alcune aziende agricole riorganizzatesi, che da pochi anni, molto eroicamente operano sul territorio dall’altro versante dell’isola. Dicevamo di questo nuovo prodotto, dal nome inusuale per l’ultima generazione e forse anche per la penultima , ma per quella prima di queste due, ossia la generazione dei nostri nonni, il nome in questione era niente affatto sconosciuto. Anzi ,faceva parte di quei prodotti alimentari di uso quasi quotidiano, quando in tavola scarseggiava, per modo di dire, il meglio.

1919 CASAMICCIOLA SELEZIONE DI CHICHIERCHIE PRIMA DELLA COTTURA

Lo riportiamo oggi all’attenzione dei nostri lettori in un momenti difficile e preoccupante dove ci sono la stessa tensione, lo stesso disagio e la stressa paura di vivere il tempo della Spagnola allorquando l’unico alimento che non man cava in casa, nelle famiglie era proprio la chichierchia del cui uso in tempi normali, c’era anche chi si vergognava. Oggi col coronavirus “fratello” della spagnola parlare di chichierchie non è un delitto, dal m0omento che in confezioni è possibile trovale anche nei nostri moderni supermercati. In ogni modo, senza inutili giri di parole, diciamo subito che il prodotto di cui vi stiamo paròlando , è per l’appunbto la Chichierchia, che fuori dell’isola chiamano invece cicerchia, della larga famiglia dei legumi, schiacciata, a mezza strada tra i ceci e i fagioli.

1920 FIAIANO D’ISCHIA PREPARAZIONE DI POLENTA COL LA FARINA DI CHICHIERCHIE

La chichierchia è stata sempre considerata il legume povero da dare in pasto ai poveri. A Ischia fra le famiglie di buon nome e agiate, non figurava mai nella lista della spesa . Solo a parlarne alle donne di casa più altolocate, sembrava offensivo e degradante, perchè loro stesse, quando ritenevano di insultare una propria conoscente di rango inferiore, la frase sprezzante che rivolgevano alla malcapitata era la seguente: “…Tu devi mangiare solo chichierchie…”, a significare che non erano degne di mangiare il buon cibo o che non avevano la possibilità di procurarselo. Di qui la frase offensiva di chi la pronunciava in una società isolana del passato, divisa tra chi poteva e chi non poteva, tra chi doveva accontentarsi di pasti poveri del tempo come fagioli e pasta, pasta e patate,ceci e pasta, spezzatino, polvere di piselli e fave, e chi al contrario poteva permettersi pasta della migliore scelta, carni di primo taglio e pesce di qualità, pescato apposta per questo tipo di vendita.

CHICHERCHIE IN UMIDO PRIMO PIATTO DELLE FAMIGLIE SEMPLICI DEL PASSATO

Fra tanto, a fare la figura della cenerentola in mezzo alla sua famiglia di legumi era proprio la chichierchia, relegata al posto di ultima nella lista dei legumi da sacco esposti negli empori dell’epoca. A scuola, alle elementari, per esempio, nessuno diceva al compagno di banco che a casa per il pranzo quel giorno la propria mamma aveva preparato zuppa di chichierchie. Sarebbe stato preso dalla vergogna , perché gli avrebbero rinfacciato di essere figlio di famiglia povera, costretta a mezzogiorno e sera a mangiare solo chichierchie. I ragazzi, spesso sono crudeli quando decidono di…fartela pagare. Quindi chi sapeva che in quel preciso giorno a casa propria per pranzo ci sarebbero state realmente le chichierchie, se ne stava zitto muto, senza lasciarsi scoprire. Così… l’onore era salvo.

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CHICHIERCHIE IN SACCHI

Ma la chichierchia, nonostante l a sua denominazione non proprio al top del gradimento, ha una sua storia rilevante che alla fine, porta a considerazioni di diverso tenore, quasi a conferirle il passaporto per accedere alla famiglia ufficiale dei legumi che contano. Al riguardo va detto che la chichiechia è uno dei legumi più antichi, abbastanza squisiti e più consumati dai nostri progenitori. Già solo per questi tre motivi andrebbe riscoperta e utilizzata, almeno di tanto in tanto. Di sapore delicato, unico, secondo alcuni tra i ceci e i fagioli, è unica anche per la sua forma, vagamente quadrangolare e molto irregolare, tanto che quasi non si trovano due semi uguali. Oggi, sembra incredibile, essa è rara e costosa (anche 5-7 euro al chilo), coltivata solo in piccole aree più tradizionali lungo l’Appennino (Umbria, Toscana, Marche, Abruzzo ecc.), per un ristretto mercato di intenditori o nostalgici del cibo contadino, è stata molto usata in passato in tutta l’Europa del centro-sud come cibo povero, e tuttora nelle aree geografiche più aride e arretrate di Africa, Asia e America del Sud, perché è una pianta rustica che non abbisogna di concimi speciali o antiparassitari, e sopravvive bene alla siccità.

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ISCHIA 1918 PIAZZETTA SAN GIROLAMO-CORSO COLONNA – SIGNORE ISCHITANE CON LA MASCHERINA D’EPOCA DELLA SPAGNOLA

E’ stata, insomma, ed è tuttora il cibo di tutti i giorni – sempre meno, però – dei popoli che combattono con la carestia, la mancanza d’acqua e il sole. Anzi, secondo agronomi e chimici, proprio nello stress ambientale il legume dà il meglio (sapore, polifenoli e altre sostanze anti-nutrizionali utili). Ad Ischia hanno smesso di coltivarla da qualche decennio, anche se dalle parti di Fontana e di Succhivo, alle porte di Sant’Angelo, c’è chi resiste e ne cura la coltivazione. Quelle poche piante che mantengono in vita questo vecchio e discriminato prodotto della nostra terra nel momento del germoglio presentano alcuni fiori di vivido colore che va dal rosso al fuxia, al verde. Dalle nostre parti crescono abbastanza bene nella zona flegrea, mentre a Bacoli addirittura organizzano la giornata delle chichierchie. Esse sono un alimento ricchissimo di proteine. Contengono, inoltre, vitamine del gruppo B, vitamina PP, calcio e fosforo. Vantano anche una buona quota di fibre. Le cicerchie sono povere di grassi ma molto energetiche. Stimolano la memoria e migliorano il tono muscolare. Si tratta certamente di una alimento con ottime caratteristiche nutrizionali; tuttavia, il consumo non deve mai essere eccessivo.

MANGIATORE DI CHICHIERCHIE ISOLANO D’EPOCA

Le cicerchie, infatti, contengono una tossina, la latirina, che, se assunta in elevate quantità, nel lungo periodo può causare un disturbo chiamato latirismo, che comporta disturbi funzionali e paralisi spastica e irreversibile degli arti inferiori. Il latirismo, riportato soprattutto nella letteratura scientifica dell’Ottocento e della prima metà del Novecento, sembra oggi essere del tutto scomparso. Ovviamente, questo può essere dovuto al consumo attualmente limitato di cicerchie. Secondo la tradizione popolare, una buona parte di questa tossina viene eliminata se si lasciano le cicerchie in ammollo nell’acqua salata per almeno 12 ore. Le chichierche, sono alleate di Cuore, muscoli, ossa, denti. E in questo periodo del Coronavirus,mangiarle, non fanno male.

antoniolubrano1941@gmail.com

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