Il commento La corsa al ribasso che mortifica un’isola

di Antonio Iacono
Basta scrollare pochi minuti sui social per assistere a quello che rischia di diventare il momento più basso della storia del turismo ischitano. Offerte per soggiorni a Ischia a poco più di 28 euro al giorno in pensione completa, bevande incluse. Numeri che non rappresentano una promozione turistica, ma una vera e propria svendita dell’isola.
Non è solo una questione di mercato. È una questione di dignità di un territorio che ha costruito la propria reputazione sull’ospitalità, sulla qualità delle strutture e sulla professionalità degli operatori.
Perché è inutile girarci intorno: con queste cifre non è materialmente possibile garantire servizi adeguati, qualità del cibo, manutenzione delle strutture e standard coerenti con le categorie alberghiere dichiarate. I costi di gestione di un albergo sono noti a tutti: personale, energia, lavanderia, ristorazione, manutenzione, forniture. Pensare di sostenere tutto questo con 28 euro al giorno significa semplicemente raccontare qualcosa che non può reggere alla prova dei fatti.
E allora la domanda diventa inevitabile: dove si taglia? Sulla qualità dei prodotti? Sui servizi? Sul lavoro? Sulla manutenzione delle strutture?
Il punto è che il danno non resta confinato all’interno di un singolo albergo. Quando un turista vive un’esperienza negativa non distingue tra una struttura e l’altra: dice semplicemente che a Ischia si è trovato male. E così, per riempire qualche camera in più ad aprile, si finisce per colpire l’immagine complessiva dell’isola.
Il sistema Ischia rischia di sfuggire di mano e di trascinare verso il basso l’intero comparto turistico.
Di fronte a offerte che rischiano di svendere l’immagine di Ischia, le associazioni di categoria come Federalberghi Ischia e Assoturismo Ischia, guidate rispettivamente da Luca D’Ambra e Nicola Lombardi, sembrano mantenere un profilo basso. Non ci sono mai state prese di posizione pubbliche né interventi concreti, seri per fermare questa corsa al ribasso. Questo silenzio pesa. Quando chi dovrebbe tutelare il comparto turistico non parla e non agisce, il rischio è che l’intera reputazione dell’isola finisca per essere danneggiata. La situazione richiede scelte chiare, interventi decisi e controlli costanti: non è più tempo di osservare passivamente.
Non può essere che un singolo albergo o gruppi di strutture alberghiere possono mortificare l’immagine di un’isola intera con offerte che rasentano l’inverosimile. Non può essere questa la strada per il futuro del turismo ischitano.
E qui entra in gioco la responsabilità di tutti: associazioni di categoria, istituzioni, autorità competenti. Non basta osservare, non basta segnalare. Servono controlli continui, verifiche stringenti, norme chiare e applicate, perché la libertà di mercato non può diventare libertà di danneggiare un’intera isola.
Le offerte sono sotto gli occhi di tutti. Le vedono i turisti, le vedono gli operatori del settore e le vedono anche le autorità preposte ai controlli. Dall’ASL agli enti competenti per la vigilanza sulle strutture ricettive.
Ischia non può essere trasformata in una destinazione svenduta a pochi euro. Il turismo dell’isola ha una storia importante e non può essere sacrificato sull’altare della guerra dei prezzi.
Perché quando si scende troppo in basso con le tariffe, inevitabilmente si scende anche con la qualità. E quando la qualità crolla, a pagare il prezzo più alto è sempre l’immagine dell’isola. Ed è un prezzo che Ischia non può permettersi di pagare per colpa di pochi. Serve coraggio vero: quello di difendere la qualità, l’immagine e il futuro del turismo isolano. Associazioni di categoria, comuni e autorità preposte ai controlli devono intervenire, hanno l’obbligo di controllare per Ischia, per gli imprenditori seri, per il buon turismo.




