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Tagli per le pensioni di guerra, chiesti 10mila euro ad una 94enne ischitana 

La donna da anni vive a La Spezia con la figlia e secondo la Guardia di Finanza avrebbe superato il cumulo di redditi: da qui la richiesta di restituzione della somma: una storia che davvero rasenta l’incredibile

Migliaia di euro da restituire allo Stato. È quanto successo ad una 94enne ischitana residente da anni a La Spezia. La storia, raccontata dalla Nazione, e ripresa da IlGiornale.it ha dell’incredibile. La donna dovrebbe restituire allo Stato una cifra che si aggira intorno ai 10mila euro. Nei giorni scorsi una lettera della Ragioneria territoriale che le ha comunicato che avrebbe superato i limiti di reddito che permettono l’assegnazione della tredicesima. Per il 2019, quindi, la donna non avrà la tredicesima che le è stata negata e sono in corso accertamenti sugli anni precedenti. La legge sulle pensioni, infatti, non consente di percepire l’assegno di maggiorazione e la tredicesima, se si ha un reddito superiore ai 17.121,23 euro. Così, la 94enne, originaria dell’isola di Ischia e che vive alla Spezia da anni con la figlia, dovrà restituire quel denaro. “Se questa è la legge non posso che prenderne atto- ha raccontato la figlia al quotidiano- il fatto è che nessuno me lo ha mai detto e ora mi ritrovo a dover restituire quella tredicesima molto probabilmente anche per i dieci anni trascorsi”. La comunicazione della Ragioneria territoriale dello Stato, che avrebbe consigliato alla donna di “rivolgersi a un patronato o a un avvocato”, ha chiamato in causa, per spiegare la decisione e l’obbligo della 94enne, “l’articolo 80 del citato Dpr n. 915/78”. Questo prevede che il titolare di una pensione di guerra debba denunciare la mancanza dei requisiti necessari al riconoscimento di altri benefici pensionistici. La donna, quindi, avrebbe dovuto comunicare di aver superato il limite di reddito per il riconoscimento della tredicesima. Una situazione nella quale si trovano una trentina di persone dato che su seicento pensioni di guerra erogate nello Spezzino trenta sono finite nel mirino della Ragioneria territoriale dello Stato nell’ambito delle azioni a tutela della spesa pubblica. 

“Eppure – racconta la figlia- la stessa Ragioneria dello Stato aveva scritto già nel 2014 a mia madre per sapere se l’Iban di accredito della pensione era rimasto lo stesso. Non poteva allora ricordare l’obbligo di denunciare il superamento dei limiti di reddito per il riconoscimento anche della tredicesima?”. La 94enne percepisce la pensione di guerra, pari a 769 euro, da quando il marito morì, nel 2008. Oltre a questa, la donna riceve dall’Inps anche la pensione da ex coltivatrice diretta e l’indennità di accompagnamento, per un totale di 978 euro al mese. Non avrebbe però diritto ai 721 euro di tredicesima e assegno accessorio, che sarà sospesa per il 2019. Si faranno però accertamenti anche sugli anni precedenti e, se la donna non avesse i requisiti necessari ai benefici, potrebbe dover restituire allo Stato una somma pari a circa 10mila euro. 

Adesso, per evitare esborsi di denaro capaci di compromettere i bisogni finanziari, c’è la possibilità ad accedere a “comode rate” per dare corso al saldo, nella sua globalità. Tutto ciò in parallelo agli obblighi di legge ma anche al riconoscimento degli effetti sull’andamento della vita dei fruitori della pensione di guerra, la cui erogazione non è connessa alla contribuzione. 

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