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«Taki era innanzitutto mio padre», il racconto dell’avvocato Michele Calise

Di Isabella Puca

Forio – Una serata ricca di suggestioni quella di sabato scorso quando, per qualche ora, il bar Internazionale che fu di Maria Senese è sembrato calarsi nelle atmosfere degli anni ’70, le stesse da cui Taki Calise ha tratto ispirazione per molte delle sue opere. Un’esposizione di alcuni tra i suoi lavori più significativi occuperà alcuni spazi del bar fino al 26 di giugno. «In molti – ci ha raccontato l’avvocato Michele Calise, figlio di Taki – si sono complimentati per l’iniziativa per come è stata posta, vissuta. Essendo stata organizzata in un bar è una piccola esposizione, ma c’è un discreto colpo d’occhio visto che molti, anche passanti, si fermano incuriositi». Ad accogliere i visitatori una grossa scultura di un metro e mezzo raffigurante una donna al centro di due altorilievi con base di terracotta e colori accesi, vivi, che raffigurano elementi della natura e del territorio in cui l’artista è cresciuto. Taki uomo di mare e di isole. Nato a Rodi, raggiunto il terzo anno di vita si trasferì sull’isola con tutta la sua famiglia, e Forio, in particolare, è il paese che oltre a dargli ospitalità gli ha dato quella spinta finale per poter accedere a questa sua ambizione artistica. «La nonna greca mi raccontava che Taki quando bighellonava in giro per l’isola era accompagnato sempre da taccuino e matita e che la sera le pagine erano piene di disegni di ciò che aveva visto e fatto. A lui è sempre stata chiara questa passione per il disegno che poi è diventata una passione artistica più complessa e strutturale». 13423741_1036945909693922_2277999705216021075_n Il contesto culturale del Bar Maria avvicinò l’artista anche ad altre forme d’arte come ad esempio il teatro. Bellissime le rappresentazioni degli anni ’70 con la regia di Berger e Zivelli come “Aspettando Godot” . «Dopo 10 anni e poco più dalla sua morte – ci racconta ancora l’avv. Calise – ho voluto organizzare un evento di piazza che testimoniasse la sua passione per la gente, il rapporto umano “vis à vis” con chiunque incontrasse per strada. Taki era innanzitutto mio padre, ma anche la persona che mi ha insegnato a vivere la vita inseguendo la bellezza non come mero concetto esteriore, ma come qualcosa che dà senso a tutte le cose, che divide il bene dal male, il giusto dall’ingiusto, insomma la ricerca di quelli che sono gli elementi veri della vita. Papà con la sua sensibilità mi ha sempre mostrato la parte bella della vita, quella che lascia un segno, che si lascia preferire. Oggi la società ha smarrito la propria rotta abituandoci al brutto. Assuefatti a questo supplizio non ci rendiamo conto di dove viviamo. Abbiamo lasciato troppo spazio all’incombere delle barbarie umane». E papà Taki ha insegnato la bellezza e l’importanza dell’arte a suo figlio portandolo con sé in vari luoghi della Campania alla scoperta di musei, «questo ha lasciato in me una fortissima traccia anche se non sono stato cosi fortunato a ricevere lo stesso suo talento, ma mi ha molto sensibilizzato agli aspetti belli e importanti della vita. Quando è deceduto, essendo lui il classico artista poco avvezzo a questioni terrene, mi ha lasciato una grandissima eredità di ricordi, insegnamenti e gesti che restano indelebili. A distanza di dieci anni ho ancora contezza di questa grande stima e di affetto di chi lo ha conosciuto». E sabato al Bar Maria sono intervenuti gli amici di Taki e della sua famiglia come lo scrittore Andrea Esposito che, con la vis narrativa che lo contraddistingue, ha offerto un ritratto di quello che per lui è stato il padre di un suo fraterno amico, Giuseppe Castiglione che ha fatto un’ analisi filosofica dell’espressione artistica di Taki e ancora Franco Iacono, un amico di famiglia, ma anche un uomo capace d’incoraggiare l’artista. «Vorrei, – ha concluso l’avvocato Calise – in futuro, organizzare una mostra e magari creare un catalogo che possa racchiudere la storia e l’opera di Taki. Ma i costi sono scoraggianti, e spero in un sostegno economico».

 

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