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Tassa di soggiorno non versata, sequestro preventivo per 187.000 euro

Il provvedimento è stato adottato a carico delle società che gestiscono il Grand Hotel Terme di Augusto a Lacco Ameno, al termine di un’attività di indagine della Guardia di Finanza

Una notizia arrivata per i non addetti ai lavori come un fulmine a ciel sereno, anche se in realtà la sensazione che non tirasse una brutta aria dopo una serie di riscontri che avevano dato risultati indubitabili era decisamente forte. Il comando provinciale della Guardia di Finanza di Napoli, nell’ambito di un’attività di indagine coordinata dalla Seconda Sezione della Procura della Repubblica, ha eseguito su disposizione del Tribunale di Napoli, un decreto di sequestro preventivo di beni del valore di quasi 200.000 euro. Il provvedimento cautelare patrimoniale riguarda due società che gestiscono il Grand Hotel Terme di Augusto, accorsata struttura ricettiva ubicata nel Comune di Lacco Ameno. Al provvedimento si è arrivati al termine di un certosino lavoro condotto dai finanzieri della Tenenza di Ischia – guidati dal ten. Antonio Giglio – che ha consentito di riscontrare, si legge in una nota ufficiale delle Fiamme Gialle, “irregolarità commesse da parte della struttura ricettiva, ovvero il mancato versamento dell’imposta di soggiorno per gli anni 2018 e 2019 che invece riscuoteva dai clienti e la conseguente mancata presentazione della dichiarazione della tassa di soggiorno”. Nel medesimo comunicato si aggiunge poi che “l’attività investigativa e l’analisi della documentazione contabile acquisita ha consentito alle Fiamme Gialle di quantificare in 187.112 euro l’importo esatto spettante alle casse comunali su due annualità di riferimento”.

L’attività investigativa e l’analisi della documentazione contabile acquisita ha consentito alle Fiamme Gialle di quantificare in 187.112 euro l’importo esatto spettante alle casse comunali e non versato per le annualità 2018 e 2019

Ma cerchiamo di scendere nei dettagli di una vicenda legata ad una struttura ricettiva la cui gestione è ormai da anni in crisi profonda ed al centro di una vorticosa passività che ha portato anche ad una procedura fallimentare. In primis va rilevato che l’imposta di soggiorno è disciplinata non dall’organo centrale ma dalle singole regioni che in base alle risultanze del settore turistico si regolano nell’applicazione della franchigia che viene poi applicata entro certi parametri dai Comuni. Chi si reca in un albergo paga la tassa rigorosamente in contanti, ovviamente i titolari delle imprese dovrebbero mettere da parte quelle somme e redigere a fine anno una dichiarazione con il numero delle presenze e l’importo incassato e versarlo poi all’ente locale di riferimento. A quanto sembra l’amministratore della società che gestiva l’albergo non dichiarava quanto doveva essere versato al Comune, anche se fonti provenienti dal palazzo municipale di Piazza Santa Restituta evidenziano invece come le dichiarazioni fossero precise e minuziose, solo che non veniva versato quando dovute. Una situazione che avrebbe avuto qualche precedente anche negli anni passati, quando in ogni caso era stata pagata una parte della somma, presumibilmente per evitare o quanto meno procrastinare possibili conseguenze di natura penale.

La gestione dell’albergo era affidata nel 2019 ad una società, poi un “cambio della guardia” nel 2019: un aspetto poco chiaro sul quale gli inquirenti hanno puntato i riflettori

C’è anche un altro nodo da sciogliere, sul quale indagano sempre i finanzieri ma stavolta di Napoli. Il Grand Hotel Terme di Augusto risulta in gestione ad una società nell’anno solare 2018, gestione poi ceduta ad un nuovo e diverso soggetto giuridico nel 2019: perché questa repentina e certo inusuale staffetta? Tutto nella norma o dietro si nasconde qualcosa di poco chiaro? A quanto sembra le Fiamme Gialle stanno eseguendo una serie di verifiche e screening per vederci chiaro e considerano questo aspetto tutt’altro che un “dettaglio”, al punto che non si escludono sviluppi altrettanto “roboanti”. Una cosa è certa e indubitabile e riguarda la grave passività accumulata dai soggetti che gestiscono l’albergo lacchese che – tanto per fare il più lampante degli esempi – vanta una passività di circa tre milioni di euro nei soli confronti del Comune di Lacco Ameno. Il prossimo 28 gennaio, inoltre, è un programma la prima udienza relativa alla verifica dello stato passivo del fallimento dal momento che fino allo scorso 29 dicembre erano ancora aperte le domande per insinuarsi nella procedura fallimentare stessa. Tutte le vicende legate all’Hotel Augusto hanno sempre suscitato molto dibattito, successe anche nel corso del primo mandato di Giacomo Pascale quando all’interno dell’amministrazione ci si divise in due fazioni, tra coloro che nutrivano tutte le perplessità nel presentare il ricorso per il fallimento e chi invece spingeva per questa soluzione sostenendo che di fatto la società faceva anche concorrenza sleale rispetto a chi era puntuale nel pagamento delle imposte.

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