CRONACA

Tasse locali e turismo: «Così le imprese non riescono più a investire»

TARI e IMU ai massimi, cresce l’allarme degli albergatori: costretti a chiedere prestiti alle banche solo per pagare le tasse locali invece di poterli usare per migliorare hotel, servizi e attrarre turismo.

di Antonio Iacono

La tassazione locale sta diventando un ostacolo sempre più pesante per la sopravvivenza delle imprese turistiche dell’isola. La TARI, insieme alle aliquote IMU e agli altri tributi locali, ha raggiunto livelli che molti operatori giudicano ormai difficili da sostenere, perché scollegati dalla reale capacità economica delle aziende.

«C’è qualche conto che non torna – spiega un albergatore isolano – e ci sono situazioni che andrebbero chiarite fino in fondo dagli organi competenti».

Il problema, sottolineano diversi rappresentanti del settore, non riguarda soltanto il pagamento delle imposte, ma la struttura stessa del sistema fiscale locale. «Se non paghi sei automaticamente considerato in difetto – aggiunge l’imprenditore – come se fosse una colpa non riuscire a trasferire utile allo Stato o ai Comuni. Ma un imprenditore può essere in difetto solo di fronte a un costo equo, non davanti a un sistema che assorbe ogni margine e svuota il senso stesso del fare impresa».

Secondo gli albergatori, il dibattito politico locale finisce spesso per creare una contrapposizione tra lavoratori e imprenditori, mentre il vero nodo resta la sostenibilità complessiva del sistema.

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«Chi lavora e chi dà lavoro finiscono per essere messi uno contro l’altro – osservano – mentre il problema reale è un sistema che rischia di mettere in difficoltà entrambi».

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Tra gli effetti più evidenti della pressione fiscale viene indicata anche la gestione delle cartelle esattoriali. La cosiddetta “rottamazione”, spiegano gli imprenditori, riduce sì sanzioni e interessi, ma lascia comunque da pagare importi di capitale molto elevati, che spesso gli alberghi chiedono alle banche e sottraggono risorse agli investimenti necessari per mantenere competitiva un’azienda turistica.

Per questo la richiesta che arriva dal settore è chiara: una revisione significativa, importante della fiscalità locale, a partire da una riduzione della TARI e da un abbassamento delle aliquote IMU applicate alle strutture alberghiere.

Se i Comuni non riusciranno a individuare soluzioni condivise e sostenibili, gli imprenditori ritengono inevitabile il coinvolgimento degli organismi di controllo. Tra questi la Corte dei Conti, chiamata a verificare eventuali criticità nella gestione delle risorse pubbliche, ma anche l’ANAC, che può intervenire sugli affidamenti e sulla coerenza dei costi, e l’ARERA, l’autorità che regola i piani economico-finanziari del servizio rifiuti.

«Non è normale che un hotel con ristorante paghi oltre 10 euro al metro quadro – conclude l’albergatore – quando in molte realtà italiane la media è circa la metà. Se tutto è regolare qualcuno dovrebbe spiegarlo con chiarezza. Se invece emergono criticità, è giusto intervenire. Così non è più sostenibile».

Secondo gli imprenditori il problema non riguarda soltanto i numeri, ma il futuro stesso dell’economia locale. Senza imprese solide, ricordano, non ci sono investimenti, non ci sono posti di lavoro e nemmeno entrate stabili per i Comuni.

L’allarme lanciato dagli imprenditori è chiaro: senza maggiore trasparenza sui costi, controlli e una revisione del modello di gestione, il turismo isolano rischia di pagare un prezzoaltissimo. Con imprese sempre più in difficoltà e un’economia locale sottoposta a una pressione crescente.

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Un commento

  1. Ma quand’è che avreste investito?
    Eppoi sarei curioso di sapere quanti di voi pagano le tasse comunali… Forse non ce la facete più per la quantità di debiti accumulati?

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