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Tempi e tempi diversi

di Vincenzo Acunto

 I telegiornali e la carta stampata, ci inondano, ogni giorno, di eventi che riassumono illeciti in cui sono coinvolti uomini delle istituzioni sia esse civili che religiose. E’ un fiume in piena che non accenna a rientrar di livello e trascina con se dal piccolo: usciere o funzionario municipale di un comune periferico, fino alle vette più alte del potere. Senza distinzioni. Là dove qualche evento (tipo expo) viene portato a termine, senza interventi repressivi della magistratura, da parte politica si avverte la necessità di un ringraziamento che sembra voler testimoniare gratitudine per il “non visto”. Dichiarazioni che scatenano reazioni terribili di cui non se ne può più. Tutti sono osservati, spiati, ascoltati, insinuati, sospettati, indagati, arrestati e … forse, qualcuno, un giorno, condannato. Quel foglio che il legislatore, mutando il processo penale da inquisitorio in accusatorio, eufemisticamente chiamò “avviso di garanzia”, si è trasformato in sentenza di condanna mediatica senza appello. Un sistema che si è accartocciato su se stesso, in un carosello senza fine, di continua caccia al ladro. Buona: la battuta di un comico “ma se tutti siamo ladri nessuno lo è!!”. E chiedo: “come la mettiamo?”. Oggi la vicenda De Luca (col giudice) scuote la Campania; ieri quella  di Marino scuoteva la capitale fin oltre tevere  ove è venuto fuori il furto di documenti riservati. L’altro ieri la vicenda Rossi scuoteva la regione Toscana; poi quella di Cota il Piemonte e prima ancora la vicenda Formigoni la Lombardia e quella di del Turco scuoteva l’Abruzzo. Poi quella di Cappellacci la Sardegna, di Scopellitti la Calabria, di Lombardo la Sicilia, di Vendola la Puglia etc. etc. etc. Scandali a ripetizione per restare alle sole regioni. Rilevano un paese alla deriva nel quale una famiglia normale (1 stipendio una casalinga e due figli) non arriva più a fine mese tra le infinite “estorsioni tributarie” (necessarie a far fronte a mariolizie di ogni genere),  dal quale scappano i nostri figli, laureati, in cerca di lavoro e nel quale devono essere “misericordiosamente” accolti e ospitati le migliaia di disperati che giungono dall’Africa. L’unico scudo all’invasione, pur se crudo e terribile a dirsi, sembra che resti il mare con i suoi flutti non esistendo appelli o idee per arginare il fenomeno. Le nostre città sono alla mercè di sbandati; la nostra polizia ingessata da regole di ingaggio che solo l’ammazzamento del poliziotto gli consente la reazione. Nelle case, chi va a letto la sera non sa se si risveglia vivo il giorno dopo a causa di qualche visita notturna. In tale quadro, sintetizzato per dovere di spazio, cosa resta all’italiano che ha investito la sua vita in lavoro, che ha fatto studiare i figli e si è realizzato un abitazione per viverci? Poco o nulla. La vecchiaia la farà in solitudine in quanto i figli costretti ad allontanarsi, alla ricerca del lavoro, metteranno su famiglia lontano da quelle d’origine e lì resteranno. Chi ha la possibilità di pagarsi una badante forse farà una fine dignitosa, quanto meno pulito fisicamente. Ma poichè i soldi sono, quotidianamente, risucchiati dall’idrovora statale le prospettive appaiono dure. Quest’anno è scattato, già ad agosto, la impossibilità di fare le analisi a mezzo del sistema sanitario. Tra non molto, non saranno garantiti i farmaci salvavita che distribuisce l’Asl e di poi si cincischerà con le degenze ospedaliere. Non mi costa fatica immaginare (leggendo quel che riportano i giornali) che, in un triste risveglio, ascolteremo dalla televisione che sono state bloccate le carte di credito e le banche elargiranno solo una certa cifra ogni tot di giorni. In Grecia nei mesi scorsi era 60 euro ogni due giorni. Qualcuno dirà che sto esagerando creando falsi allarmismi? Non credo. Pur sapendo che l’economia non è una scienza esatta, senza far troppe elucubrazioni dotte, chiedo “chi è disposto a ritenere che in un clima di incertezze e di continui scandali, dove la mattina non si sa chi comanda la sera, ci siano imprenditori, già affogati da un fiume di tasse, che tirino fuori altri quattrini per fare investimenti, che significano posti di lavoro e quindi reddito?”.

Oppure “chi è disposto a ritenere che investitori stranieri, vengono in Italia ad investire sapendo che siamo pregni di una burocrazia elefantiaca, ove non c’è certezza ne di un termine iniziale ne finale e dove può succedere, dopo aver speso i soldi, che giunge un sequestro e si ferma tutto?”. Senza andare troppo lontano, porto ad esempio, del lettore nostrano, quella costruzione in Forio che doveva divenire caserma dei Carabinieri, quella in Casamicciola che doveva essere la caserma per la forestale o quel manufatto che doveva divenire distributore in Casamicciola vicino l’eliporto abbandonato da anni. Chi pagherà quegli imprenditori che hanno speso soldi per fare quei lavori? La storia è così in tutt’Italia ove gli italiani, pur ridotti alla fame da un sistema fiscale-tributario che non ha eguali nel mondo, vengono ulteriormente chiamati all’onere misericordioso e dispendioso dell’accoglienza di persone che giungono quì in massa perchè cacciati altrove. In un tale quadro di disorientamento, quel che indispone di più, è che qualche solone perbenista, abituato a discettare in salotto, del sesso degli angeli, storce il naso di fronte a qualche italiano che, forse, senza troppa cultura o con qualche congiuntivo fuori posto e che non indossa abita firmati ma con “gli attributi giusti”, si prende l’onere di porsi alla testa dei “disperati di Stato”, dicendo in modo chiaro cosa non va e come si deve cambiare. Un vecchio detto, ancora valido, diceva “in tempo di carestia ogni buco è galleria”. Perciò o la si smetta di arzigogolare sul nulla o il paese, in modo naturale, prenderà, una deriva autoritaria. L’intellighenzia italiana, da troppo tempo latita dal dibattito politico istituzionale. Cominciò nel 1972 quando nulla disse del defenestramento di Giovanni Spadolini dalla direzione del più grande giornale d’Italia, affinché il foglio condividesse certe mode post 68. Nulla disse nel 1973, durante l’iter parlamentare che portò alla legge delle pensioni baby (16 anni e sei mes). Nulla disse nel 1978 in occasione della morte di Moro o sulle menzogne che portarono al defenestramento di Giovanni Leone dal Quirinale o del litigio tra i cardinali Siri e Benelli (sulla vicenda dei mussulmani in Italia), che portò poi alla elezione del papa polacco. E…. poi, e poi, e poi, fino ai giorni nostri caratterizzati dalla modifica, su spinta teutonica, a danno degli italiani, di uno dei pilastri dell’Europa monetaria: “la flessibilità del patto di stabilità “ ottenuto da quel grande economista che era Guido Carli e da quel politico di razza che era Giulio Andreotti. Oggi purtroppo sembra che siano rimaste solo le grandi penne di Piero Ostellino a Milano e di Gerardo Mazziotti a Napoli a sintetizzare, sulla stampa, le cause dei nostri problemi, esaltando i principi del liberismo economico e la laicità dello Stato Italiano. E… gli altri?

acuntovi@libero.it

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