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Tempo di castagne, quella tradizione scomparsa dall’isola

Di Antonio Lubrano

 

La stagione che ha accommiatato l’estate, ovvero l’autunno, si propone come tempo di nuove e tante cose buone, a cominciare dalle castagne, il frutto per eccellenza di questa stagione dove per effetto naturale, incominciano a cadere le foglie. Siamo nel mezzo di novembre, in pratica, con l’autunno ormai inoltrato, andiamo verso il semestre freddo. La transizione avviene sempre lentamente, ma piogge e nuvole, come di consuetudine, iniziano a diventare protagoniste fastidiose in questo periodo. Per fortuna non…rompono ancora, tranne che la nebbia che su a fontana è spesso di casa. Il nostro paese e naturalmente l’isola d’Ischia, con l’equinozio d’autunno viene esposta al flusso atlantico in maniera sempre più consistente, con il tempo che si fa generalmente più variabile e meno stabile. Intanto fin’ora  abbiamo avuto tempo splendido da potersi ritenere vera e propria coda dell’estate ormai passata, Insomma, siamo in attesa delle piogge, che speriamo tornino il più lontano possibile. Per tanto accontentiamoci, per ora di foschia e nebbia con aria bassa.  Tutto ciò, non ci impedisce di apprezzare e godere di quello che la natura offre, compresa la stessa pioggia che a modo suo, battente o no, innaffia i nostri boschi, li rinfresca reduci dalla calura estiva, li rivitalizza e fa risplendere i propri tipici colori di stagione straordinari e belli nel loro manifestarsi, tra il giallo oro, il marrone antico ed il sempreverde dominante. Qui le castagne che fanno capolino dal loro guscio a riccio e  spinoso, appena sbocciate  si propongono come tante gemme nel fresco panorama boschivo dell’isola di sopra, dove località come il Cretaio, tra Barano d’Ischia e Casamicciola e la Falanga tra Serrara Fontana e Forio, rappresentano le sedi naturali della fioritura di questo gustoso frutto autunnale ed invernale.  Le castagne si possono  trovare e raccogliere, mentre si passeggia per i boschi dell’isola già nei primi giorni di ottobre: stanno lì sui sentieri, mollemente adagiate sulle foglie cadute, tutte lucide e brillanti, marroni scurissime con toni rosso cupo, oppure più bionde, perché più giovani, timidamente si affacciano dai loro ricci, per deliziare  prima la vista di chi le scopre, eppoi il palato. La natura è generosa di frutti ricchi e la castagna dal punto di vista nutrizionale è perfetta per chi deve affrontare il freddo nei periodi di magra. Infatti quando la società dei consumi era inesistente, e ci si sfamava soltanto con quello che la terra – ed il mare – fornivano, i marroni erano un alimento fondamentale, soprattutto nelle famiglie più povere, prive persino di un pezzo di campagna da coltivare. Spesso si pensa che i termini “castagna” e “marrone” siano sinonimi, ma non è così. La castagna è il frutto dell’albero selvatico mentre il marrone è quello della pianta coltivata e modificata con successivi innesti. Nel riccio della castagna si possono trovare da 1 a 7 frutti, in quello del marrone da 1 a 3. Le castagne sono piccole, hanno la buccia bruno scura e sono più schiacciate da un lato e più tondeggianti dall’altro. I marroni invece sono più grandi e più dolci. Raccogliere le castagne nei boschi era semplice e gratuito. Ecco che la castagna è diventata un prodotto dalle mille ricette: dalla farina di castagna, al condimento per la pasta, dall’accompagnamento delle carni, alle creme di castagna e cioccolato, ai ravioloni fritti dolci ai marron glacè, fino al vecchio  castagnaccio. Il panorama delle ricette della castagna è talmente vario, che a volerlo sperimentare, ci si imbatte in particolari ed anche semplici “specialità” che spesso ieri come oggi hanno fatto la felicità dei golosi di questo salutare frutto che la natura ci offre nei mesi freddi o quasi, a cominciare dai prossimi giorni che ci portano a dicembre, e via via nel pieno della stagione invernale. A Ischia la castagna è gustata  nei modi più semplici sin dai tempi di magra, quando la maggior parte delle famiglie isolane doveva fare i conti con i tempi bui del dopo guerra. Si parte dalle classiche caldarroste e si arriva alle  castagne lesse, ossia le allesse che davano lo spunto al grande Totò di canticchiare la comica canzoncina “Miss, mia cara Miss, nu cuoppo allesse io divento pe’ te……”. A queste si aggiungono le castagne bollite, le castagne peste, le castagne del prete (castagne o’ prevte) ed il famoso dolce dei poveri, il classico castagnaccio con il quale sono molto  consumate, in famiglia, tra gli amici durante le migliori feste, nei tempi in cui il convento passava ben poco, nel senso che le cose buone scarseggiavano per davvero. Purtroppo le castagne ischitane per lo più sono di dimensioni più ridotte, però lo stesso buone. Anche la loro quantità in produzione è abbastanza scarsa. Purtroppo la  castagna fa parte di un settore agricolo della nostra isola non più curato come in tempi passati.  E’ raro vedere castagne belle, lucenti e grosse come in pratica sono quelle di esportazione, proveniente dai boschi di Montella nell’avellinese. Nei giorni scorsi un furgone carico di castagne provenienti dall’avellinese è venuto a fare mercato a Ischia, spostando sul piazzale aragonese dove è stato letteralmente preso d’assalto da numerosi amanti del gustoso frutto. Il furgone esponeva le classiche castagne di Montella belle e grosse che Ischia invidia tanto. Queste castagne, tempo fa,  le abbiamo viste e mangiate in California nei Delikatesse, di Los Angeles e San Francisco. Ormai è prassi commerciale che i nostri prodotti migliori, meglio preparati e presentati , prendono la via del’estero per il diffuso Made in  Italy. Non si conoscono le esatte origini del castagno. Ritrovamenti di reperti fossili attestano che l’albero dovrebbe derivare da un ceppo originatosi nel Terziario, circa 10 milioni di anni fa e che in periodo a clima caldo si era diffuso in Asia, in Europa e nelle Americhe. Senza dubbio la sua antichità, forse senza tempo, accresce il fascino di questo frutto che in fondo, anche se importato, non lo si è fatto mai mancare. Quella che invece è venuta meno, con la scomparsa della padella bucherellata ed il ceppo ardente sottostante, è la tradizione del trattamento e del consumo.

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