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E’ TEMPO DI MATRIMONI IN UN’ISOLA CHE DIFENDE LE NOZZE TRADIZIONALI LA BELLEZZA DI SPOSARSI IN CHIESA E IL FASCINO DELL’ALTARE CON I FIORI

Sposalizi di ieri e sposalizi di oggi, la differenza lascia spiazzati. Il lancio dei confetti agli sposalizi ad Ischia per il passato, ha rappresentato  il primo ed unico richiamo per i ragazzi “scugnizzi” delle contrade nei vari comuni isolani. Vi accorrevano sicuri di fare bottino pieno di tutti i confetti che venivano riversati addosso agli sposi del loro quartiere, lungo il percorso del corteo nuziale, dall’abitazione della sposa fino alla chiesa, ed in particolare all’uscita, dopo la cerimonia religiosa, sui sagrati delle chiese stesse. In quel preciso luogo, prendevano corpo vere e proprie ammucchiate di ragazzini, che, carponi,  fra i piedi degli sposi e degli invitati da prima fila,  si producevano in un’ arrembante  e  affannosa caccia all’ultimo confetto rimasto per terra o nascosto sotto il velo a strascico della sposa, felice e compiacente per quel ormai frequente spettacolo. I confetti lanciati da finestre e balconi del primo piano e dal piano terra, lungo il percorso del corteo a piedi o con i taxi tirati a lucido per la speciale occasione, erano  posti in piatti  semplici, vassoi classici  o guantiere d’argento, ricoperte del classico fazzoletto di lino antico ricamato e merlettato. Era la tradizionale e colorita usanza, messa in atto dalle famiglie della zona da dove proveniva la sposa o lo sposo per il doveroso omaggio alla giovane o al giovane rampollo che dava l’addio al celibato ed agli abituali amici e conoscenti del rione. Una specie di saluto da commedia, che gli sposi al passaggio, dimostravano di gradire, alzando le mani e rispondendo a loro volta al gesto augurale inscenato per amicizia e simpatia nei loro riguardi. Tutto questo accadeva intensamente dalle nostre parti negli anni ’40 e ’50, quando i confetti bianchi da soli, stimolavano l’interesse fanciullesco dei ragazzi del quartiere il  sabato e la domenica, giorni  solitamente utilizzati per le feste nuziali nel  paese, per le strade ed in chiesa avvolti tutti in un appetibile clima di festa popolare. I mesi preferiti per tradizione, per lo più, erano ottobre, prima decade di dicembre e marzo. Così si pensava e si agiva nella semplicità di quei tempi andati dove quei confetti raccolti  nella strada agli sposalizi costituiva un dolce ed avido alimento per i cosiddetti “scugnizzi” ischitani a quel tempo privi di tante cose. Oggi è tutta un’altra storia. Quei ragazzi di contrada che facevano gruppo per dividersi l’ultimo confetto raccolto per terra sotto l’abito bianco a strascico della sposa all’uscita dalla chiesa o salvatosi dalle ruote pesanti dei taxi del corteo nuziale, non vi sono più. Sono diventati padri, zii, nonni con tutto un carico di ricordi con i quali vale la pena di continuare a vivere. Ricordi che non si riducono  ai soli confetti raccolti per terra in occasione di quegli indimenticabili sposalizi del quartiere, ma  anche a tutto quanto è accaduto dopo, nella vita che è seguita. Finisce un’epoca e ne incomincia un’altra, con nuove usanze, diversa visione della vita, nozze senza veletta della purezza, matrimoni anticonvenzionali, coppie di fatto, unioni civili, matrimoni gay e libere adozioni. E la lista potrebbe continuare. Percorriamo strade di un mondo nuovo dove per  fortuna non si avverte la percezione che vada in  un’unica direzione, verso un anticonformismo assoluto ed appiattito su distorsioni di fatti e di pensiero  ed anomalie fisiologiche ed esistenziali. Noi siamo  connotati da quest’altra parte della barricata , dove  c’è una società più a portata dei nostri valori ed ideali di vita in cui ci fa piacere constatare, almeno per ciò che ci riguarda, che gli sposi naturalmente, storicamente e tradizionalmente sono un uomo ed una donna con gli abiti belli del rito di sempre: la donna con l’abito bianco e velo a strascico e l’uomo con l’abito scuro che realizzano  insieme il primo grande sogno della propria vita con l’altare, la chiesa, i fiori d’arancio, gli immancabili confetti non più raccolti per terra da ragazzi discoli ed intraprendenti, il sacerdote ed il suo sermone, gli anelli, la benedizione, il servizio  filmato e fotografico quasi da set cinematografico, gli invitati, la location di grido per il festino, la festa nuziale finale con tanti, tanti invitati. Quindi mettendo al confronto i due modi di convolare a nozze, quello  di 60 anni fa e quello dell’era corrente, vincono la ricchezza, il colore, le idee, il fascino e tutto il movimento dell’apparato organizzativo che ruota con i comprimari compresi intorno alla celebrazione di un matrimonio d’oggi col rito civile prima e religioso dopo, che a buona ragione, considerato l’impegno che occorre, non  è affatto uno…scherzo.

Nel 2017 fino al mese di marzo in corso, sono stati celebrati in Italia 205.865 matrimoni, circa 5.300 in meno rispetto all’anno precedente. Sull’isola i matrimoni lo scorso anno fino ad oggi, sono stati un centinaio, di cui una ventina  col solo rito civile. Quindi in larga misura vince il matrimonio in chiesa  col fascino dell’altare e la bellezza del sacerdote che benedice le nozze dei due sposi felici fra gli applausi degli invitati presenti. Per lo più ci si sposa sotto i 27 anni per l’uomo e sotto i 24 anni per la donna. Diminuiti i matrimoni con stranieri non nati sull’isola, sia da parte dell’uomo che della donna. Aumentati i matrimoni fra isolani  di provenienza da Comune diverso. Contenuto il numero delle separazioni. Insomma il quadro di stabilità dei nostri sposi è abbastanza rassicurante  e non  promette impennate negative. Segno è che Ischia, è ancora quell’isola felice che ci invidiano all’estero, dove vi sono gli spazi buoni per  sognare, vivere ed alla fine costruirsi il futuro esistenziale. I nostri giovani, prima di arrivare al matrimonio, hanno chi li aiuta a capre oggi il loro senso della vita. La chiesa locale con i suoi incontri, convegni, cammini nella fede e nello spirito, richiami giubilare costituisce evidente ed importante  punto di riferimento per i giovani che intendono cambiare, apprendere, misurarsi. Il traguardo delle nozze e della sua festa per gli ischitani  non è solo lo spettacolo , la bellezza dell’immagine, i colori ed il calore che si notano con simpatica sfrontatezza dalle fotografie, ma è molto di più di quanto raccontato in questo nostro servizio  per i lettori de Il Golfo, dove si è parlato di come ci si sposava ieri e come ci si sposa oggi. E’ il  poter diventare famiglia, seminare bene per raccogliere molto subito  e nel prosieguo della  vita.

 

antoniolubrano1941@gmail.com

 

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