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CRONACA

Tentata rapina in centro a Ischia, l’imputato finisce ai domiciliari

Il 22enne ischitano R.B. aveva tentato di sottrarre la borsa ad una 69enne che però si è opposta, arrivando a colpirla anche con calci al volto prima di darsi alla fuga: ma i carabinieri lo hanno acciuffato poco dopo

Uno di quegli episodi che forse dovrebbe farci riflettere su quando pensiamo che determinati fatti di cronaca dalle nostre parti possano avvenire solo in alta stagione quando tra i turisti ci sono frotte di cosiddetti “indesiderati”. La vicenda disarmante, di cui a breve esporremo i risvolti di natura processuale, ha visto protagonista un 22 enne incensurato ischitano, R.B., il quale ha pedinato per alcuni metri una 69enne pure ischitana, fino a quando non ha agguantato la sua borsa con il chiaro intento di scippargliela.

Decisiva la testimonianza della vittima e di una donna che aveva anche conoscenza pregressa del malvivente, e che ha subito chiesto l’intervento dei militari dell’Arma. I giudici della V Sezione Penale del Tribunale di Napoli hanno ritenuto validi gli indizi di colpevolezza a carico dell’imputato disponendo così la misura cautelare

La donna, però, ha resistito in maniera tosta ed anche quando è stata scaraventata a terra non ha mollato la borsa. E non lo ha fatto nemmeno quando il ragazzo ha iniziato a picchiarla pur di strappargliela. Una reazione che evidentemente il delinquente non si aspettava e che nel frattempo ha messo in condizione alcuni passanti di avvertire immediatamente i carabinieri della Stazione di Ischia – coordinati dal luogotenente Michele Cimmino – che nel breve volgere di pochi minuti hanno raggiunto il giovane e, dopo un breve inseguimento a piedi, lo hanno arrestato. R.B. aveva a quel punto provato almeno a darsi alla fuga dopo che il suo piano era miseramente fallito.

L’ischitano è finito in manette con il reato di tentata rapina e a suo carico è stato disposto il processo per direttissima che si è celebrato dinanzi ai giudici della Quinta Sezione Penale del Tribunale di Napoli (presieduta da Dario Gallo). L’imputato, difeso dagli avvocati Antonio Rumolo e Gennaro Rumolo era accusato di tentata rapina “perché, per procurarsi un ingiusto profitto, compiva atti idonei diretti in modo non equivoco ad impossessarsi della borsa detenuta a tracolla da (omissis), mediante violenza consistita nel far rovinare al suolo la predetta persona offesa che poi colpiva con calci alla testa e al petto, non verificandosi l’evento per cause indipendenti dalla sua volontà”, ma anche per le lesioni personali cagionate alla 69enne. Da sottolineare che l’arresto non è stato convalidato ma questo piuttosto che rivelarsi un vantaggio per l’imputato, che in quel caso sarebbe stato rimesso immediatamente in libertà, si è rivelato un vero e proprio “boomerang”. Nel dispositivo dei giudici si sottolinea la telefonata ai carabinieri di una donna che riferiva di una tentata rapina perpetrata (pochi minuti prima di mezzogiorno) nei pressi del Cinema Excelsior di Ischia). Un ruolo determinante a questo punto lo ha svolto proprio la testimone, che aspettando l’arrivo dei militari ha continuato a seguire il ragazzo in fuga facilitandone così la cattura e dichiarando non soltanto di averlo riconosciuto come autore del crimine ma anche di avere pregressa conoscenza dello stesso per motivi di altra natura. R.B., a sua volta, veniva riconosciuto anche dal conducente di un furgone transitato sul luogo del misfatto. All’udienza di convalida, peraltro, il 22enne ischitano confessava gli addebiti adducendo giustificazioni di natura economica.

I giudici osservano poi che “il riconoscimento effettuato dalle due donne è particolarmente attendibile perché entrambe hanno avuto un prolungato contatto visivo con il malvivente riuscendo in tal modo a coglierne le caratteristiche somatiche e di abbigliamento: inoltre la (omissis) non lo ha mai perso di visto dal momento del fatto e già lo conosceva, sia pure di vista: i riconoscimento sono poi estrinsecamente confermati, oltre che dalla loro reciproca convergenza, dall’intervento degli operanti, che hanno sorpreso R.B., su indicazione della (omissis) che non lo aveva mai perso di vista, infine l’imputato ha ammesso gli addebiti”. Circa la qualificazione giuridica del fatto, il collegio giudicante concorda con l’impostazione del pubblico ministero secondo cui deve ravvisarsi il reato di tentata rapina aggravata e non di furto con strappo.

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Nonostante la mancava convalida dell’arresto per motivi evidentemente di natura “cavillosa” (ed il riferimento è soprattutto alla mancata flagranza di reato), arrivano le motivazioni relative alle esigenze cautelari sottolineate dal giudice monocratico a rendere giustizia sull’operato dei carabinieri. Si legge infatti che “sussistono, nei confronti di R.B., le esigenze cautelari perché per le gravi modalità e circostanze del fatto (la rapina posta in essere sorprendendo l’anziana vittima al momento opportuno alle spalle; inoltre l’imputato non ha mollato la presa alla resistenza della vittima, colpendola con calci alla testa e in petto dopo averla fatta cadere al suolo) e per la condotta tenuta – sussiste il concreto e attuale pericolo che il predetto commetta gravi delitti della stessa specie per quelli per cui si procede e altri delitti con l’uso di violenza personale.

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La spregiudicatezza e la determinazione dimostrata nell’esecuzione della tentata rapina, le sue specifiche modalità esecutive, la peculiare intensità del dolo, sono tutti elementi chiaramente indicativi di un’attitudine a reiterare, senza alcuno scrupolo, analoghe condotte. Il principio giurisprudenziali”. Si aggiunge poi che “i dati di natura oggettiva e soggettiva – unitamente al brevissimo lasso di tempo trascorso dal fatto – portano quindi a ritenere non solo la concretezza ma anche l’attualità del pericolo di reiterazione, da intendersi come la riconosciuta esistenza di occasioni prossime favorevoli alla commissione di nuovi reati.

Ritiene il collegio che le sopra evidenziate esigenze cautelari debbano essere fronteggiate con la misura degli arresti domiciliari richiesta dal pubblico ministero”. Una decisione questa che, al netto della mancata convalida, conferma come l’attività di indagine condotta dai carabinieri della Stazione di Ischia abbia fornito riscontri e prove inequivocabili ai danni dell’imputato. Così, subito dopo il dispositivo emesso dalla Quinta Sezione Penale, R.B. ha fatto ritorno presso la sua abitazione dove dovrà rimanere recluso in attesa delle disposizioni dell’autorità giudiziaria e anche delle eventuali successive mosse dei suoi legali di fiducia.

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