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Tentato omicidio a Serrara, la difesa: «Sia assolto Domenico Iacono»

DI FRANCESCO FERRANDINO

ISCHIA. Ieri mattina, presso il collegio della settima sezione penale del Tribunale di Napoli, presieduto dal dottor Palumbo, è stata la difesa a svolgere l’arringa finale nell’ambito del processo al signor Domenico Iacono, accusato di tentato omicidio ai danni di Salvatore Iacono. L’avvocato Arturo Frojo, difensore di fiducia dell’imputato ha svolto un’articolata discussione, durata circa un’ora e mezzo, per confutare  a distanza di una settimana la ricostruzione della parte civile: come si ricorderà, mercoledì scorso era stato l’avvocato Molinaro a tenere l’arringa con la quale si chiedeva il riconoscimento della penale responsabilità di Domenico Iacono, che l’accusa ritiene responsabile di aver aggredito con un “marrazzo”, il caratteristico attrezzo agricolo usato nelle campagne ischitane, il concittadino (e quasi omonimo) Salvatore, nel febbraio di oltre due anni fa a Serrara Fontana. In una sorta di “duello a distanza” col collega ischitano, l’avvocato Frojo ha sostenuto l’insussistenza del reato di tentato omicidio, chiedendo l’assoluzione per il suo assistito, e in subordine l’eventuale riconoscimento della più lieve fattispecie di lesioni volontarie. L’insussistenza del reato è stata sostenuta in quanto, secondo la difesa, sarebbe stato Domenico Iacono a tentare di disarmare Salvatore, togliendogli l’affilata roncola dalle mani. Questo è il primo fondamentale punto della prospettazione difensiva: a differenza di quanto propugnato dall’accusa, secondo il penalista era stato il denunciante a detenere il marrazzo quando i due diedero vita al durissimo confronto in strada, dopo che le automobili di entrambi vennero a contatto. Un’ipotesi che ribalta diametralmente lo scenario di ciò che avvenne quel primo febbraio. Una colluttazione dunque, e non un’aggressione, durante la quale Salvatore Iacono sarebbe rimasto incidentalmente ferito senza che vi fosse alcuna intenzione da parte di Domenico di colpire l’antagonista con la roncola. Infatti un altro punto essenziale dell’arringa dell’avvocato Frojo è costituito dall’entità delle ferite alla testa e al braccio riportate da Salvatore. Secondo la difesa, se davvero vi fosse stato dolo da parte di Domenico nell’usare il marrazzo, e se davvero egli avesse proditoriamente colpito il concittadino alle spalle, i danni fisici per quest’ultimo sarebbero stati enormemente più gravi. Colpire di spalle, in direzione di una parte del corpo che protegge organi vitali, per giunta con un marrazzo, secondo l’avvocato Frojo avrebbe avuto esiti autenticamente devastanti per l’intera teca del cranio, incompatibili con le lesioni riscontrate all’Ospedale Rizzoli dai medici che apposero i punti di sutura alle ferite del signor Salvatore Iacono. Ferite tutto sommato superficiali a confronto dell’ “arma” contestata. Un’altra questione debitamente approfondita dal penalista è stata quella relativa alla presunta “fuga” di Domenico Iacono dal nosocomio lacchese; non vi fu alcuna fuga secondo la difesa: l’imputato andò via dall’ospedale soltanto perché sul posto vi erano diversi familiari di Salvatore Iacono che volevano aggredirlo. Al termine della lunga arringa, il giudice Palumbo ha confermato la data del dieci maggio come il giorno in cui dovrebbe essere reso noto il verdetto.

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