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Tenuta del Cannavale, dove il “centimetro” zero è di casa

di Malinda Sassu

Ischia non è fatta solo di panorami mozzafiato e affascinanti vigne terrazzate ma anche di belle persone che, inconsapevolmente, promuovono bellezza e cultura. Uomini e donne affette da una sana e lucida follia, per cui la terra continua ad avere un fascino ancestrale che richiama verso la natura, le nostre radici e il senso del nostro essere. Accade così che lì dove c’era una volta un vigneto inselvatichito, abbandonato da anni e infestato da piante e rovi, ora sorga un paradiso ritrovato, grazie al lavoro di quattro “folli” così come amano definirsi. Quattro belle teste pensanti che un giorno, in un mercatino, scoprono che la cultura del bio li accomuna come stile di vita. E quando impresa, tradizioni e cultura si incontrano, ecco che nascono progetti importanti, soprattutto quelli che offrono esempi di sostenibilità e recupero ambientale. La storia della Tenuta del Cannavale è in realtà molto di più di un bel racconto che parla di terra e di fatica; è soprattutto una storia d’amore verso il proprio territorio, verso le sue peculiarità e le sue eccellenze. Un piccolo angolo di paradiso dove è vietato calpestare i sogni, stretto fra la montagna e il mare luccicante di Ischia, nascosto agli occhi dei curiosi da felci e alberi e accessibile solo a piedi. Un pezzo dell’Isola più vera da dove vedi Napoli e il Vesuvio, e Capri ti saluta da lontano; soprattutto, un angolo di terra fertile che è la culla e l’esempio di come l’agricoltura ad Ischia stia cambiando. L’esempio di come il richiamo della terra sia un’attività il cui fine non sia solo quello di produrre ma anche di dare voce e continuità alle memorie che le generazioni contadine di un tempo hanno impresso in questi territori. A partire dagli antichi greci. La cultura greca del “vigneto giardino” è forte e si respira alla Tenuta del Cannavale. Un luogo che è un compendio di tutti e quattro gli elementi naturali, la perfetta concezione del kepos, il giardino greco dove frutteto, orto e vigna si fondono insieme e fanno parte dello stesso paesaggio, integrandosi con la vegetazione circostante e potenziandone la vivibilità, l’accoglienza. Per valorizzare il luogo e le sue origini, il legame con la storia e le tradizioni. Insomma, è una storia di “straordinaria” follia quella di Antonio, Gennaro, Anna e Domenico, i soci di Ischia Bio. Una storia dove “il futuro è di chi lo fa”. La storia di un pezzo di Isola e di chi non ha lasciato le proprie carriere per vivere in campagna, dove la crisi non c’entra un bel niente. Antonio Rispoli, già proprietario della Tenuta dal 2010, continua a fare l’avvocato, i fratelli Gennaro e Anna Manna, coltivavano da tempo e con successo le terre di famiglia e insieme a Domenico D’Abundo, che di mestiere fa il ragioniere, gestivano la farm Gli Orti di Ischia. Al contrario dei contadini del passato, questi quattro giovanotti, spalleggiati dal loro bagaglio e dalle loro attività, hanno invece saputo fare rete e dimostrare che la forza è nel gruppo e soprattutto nei valori.

A passo lento ma deciso, hanno reso il Cannavale il “luogo dei luoghi”, dopo 30 anni di oblio, un contenitore perfetto di diverse percezioni del territorio, tante quante le attività che lo caratterizzano e le memorie sociali di coloro che un tempo lo hanno abitato. E rinasce la casa del contadino con il suo lavatoio, il porcile e la fossa del coniglio, i ciliegi riprendono la fioritura così come le albicocche e i tanti alberi da frutto; i pomodorini da piennolo vivono con le piante di basilico che ne accarezzano le foglie per quanto crescono vicini e ogni tipo di ortaggio va a fare grande e lieta compagnia ad uno splendido vigneto la cui prima vendemmia sarà battezzata proprio quest’anno. Quasi due ettari incuneati nella montagna e disposti ad est, con l’influenza del mare e una copertura solare che va dall’alba al pomeriggio; ettari che si vanno a sommare a quelli che la società gestisce in altri appezzamenti sparsi nell’Isola, non ultimi i bellissimi orti nel centro di Forio, patria eletta di oltre 10.000 piante di pomodori. Tutto esclusivamente biologico, che si sappia. Il lavoro agricolo di Tenuta del Cannavale, in località Fiaiano, nel comune di Barano, non si limita però solo alla produzione e alla trasformazione (fantastiche, tra le altre cose, le composte di albicocca e di ciliegia) ma puntano sul commercio percorrendo la via della vendita tramite sito e nei mercati locali a chilometro zero, o come ama dire Antonio Rispoli, a centimetri zero. Inoltre, nel prossimo futuro, l’aspirazione di fare un vino nuovo, un biodinamico da questo mezzo ettaro di vigna piantato a Biancolella, a circa 400 metri sul livello del mare. In realtà, Antonio, Gennaro, Anna e Domenico fanno molto di più per valorizzare questo splendido esempio di ritorno alla terra, dedicandosi ad attività che nascono da quella di coltivazione. I turisti e i visitatori sono i benvenuti, l’importante è avere gambe forti abbastanza per percorrere i vari sentieri di accesso, il più agevolato è quello da Fiaiano. Ne sa qualcosa Marianna Polverino, guida Aigae che tra querce e faggi, accompagna sin quassù gli amanti del trekking e del birdwatching, per nulla spaventati dai 600 metri di cammino in salita. Ma una volta giunti al Cannavale, il panorama mozzafiato e la possibilità di usufruire di pranzi e cene bio sotto le stelle fanno presto a far scoprire o a far ricordare quanto affascinante e particolare sia questo posto, e non solo per la bellezza dei luoghi ma anche per le persone che lo mantengono in vita. Si aggiunga a tutto questo un valore aggiunto: l’intenzione di Antonio, Gennaro, Anna e Domenico di “dare” qualcosa alla comunità, far sì che il loro lavoro abbia una ricaduta positiva sul territorio e sulle persone che lo abitano. Da ciò nasce anche l’attenzione per l’aspetto della fattoria-didattica, come dimostrato dalle numerose visite di studenti e scolaresche.

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Formule creative e innovative, insomma, che hanno ripreso in mano le sorti di questa bellissima tenuta a rischio estinzione, facendola rivivere integrando agricoltura e turismo. E chiamateli pure “super contadini” oltre che avvocati, ragionieri e commercialisti, poiché non solo coltivano la terra, ma conoscono la storia e la cultura di questi luoghi e sono capaci di inventarsi di tutto purché sostenibile e rispettoso verso il territorio. Al di là della retorica, fare agricoltura oggi resta un lavoro duro, che non prevede riposo o spazio al divertimento, che va fatto con spirito imprenditoriale e senza sottovalutare quello che accade nel mercato globale, con cui dobbiamo inevitabilmente confrontarci. E neanche questo spaventa i nostri “fantastici quattro”, poiché il loro amore per la terra è tale e capace da comunicare e diffondere il loro progetto attraverso la rete e le nuove tecnologie. Fanno parte di quella nuova generazione di agricoltori che ha dimestichezza con droni e social, e-commerce e digitale e dunque possono aiutare il settore ad andare verso una logica 2.0. Quando si dice coltivare la terra con le braccia e con la testa. Una visione del lavoro agricolo inteso come cura e non solo come investimento produttivo. Un po’ archeologi e un po’ contadini, Antonio, Anna, Gennaro e Domenico sono i custodi attivi di quel patrimonio che è il Cannavale, muovendosi tra il recupero di paesaggio tradizionale e la sua riattivazione in chiave innovativa. A chi visita questa Tenuta non resta che lasciarsi trasportare in questa sensazione di “naufragio” nella bellezza, inebriarsi di fresco e di silenzi nelle calde giornate d’estate, godere dei frutti della terra sulla propria tavola e della vista di questi luoghi che cadono verso il blu del mare sottostante e lasciare che i brutti pensieri scompaiano tra gli odori della pineta che avvolge questo piccolo, magnifico paradiso.

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LA STRANA STORIA DELLA CIPOLLA DI NATALE

Ipocalorica, con una buona fonte di fibre, è noto ormai che la cipolla, grazie al contenuto di acqua, favorisce la diuresi e l’eliminazione delle scorie, risultando un aiuto per combattere la ritenzione idrica e un alimento amico delle diete. Ma non solo, grazie alla presenza di sali minerali e vitamine, soprattutto la vitamina C, contiene anche molti fermenti che aiutano la digestione, nonché oligoelementi quali zolfo, ferro, potassio, magnesio, fluoro, calcio, manganese e fosforo. Insomma, la cipolla fa bene, immaginarsi quella “ischitana” che nasce da mani sapienti e che vede una cura tutta particolare, come quella coltivata dai soci di Tenuta del Cannavale IschiaBio. Questa è infatti la storia di una particolare cipolla ischitana che si pianta il giorno della vigilia di Natale: inizia così il video (bellissimo) della nascita di questo bulbo particolare, coltivato da Gennaro Manna. Una lunga storia che parte dalla messa a dimora di bulbi di cipolla il 24 dicembre. Piove o fa bel tempo, mentre tutto il mondo si prepara al tradizionale cenone, Gennaro viene qui e pianta bulbi selezionati del raccolto di cipolle avvenuto a luglio e dai quali si ricaveranno i semi che verranno piantati in semenzaio, nella luna calante di settembre. Da questi, a novembre circa, si ricavano le piantine che verranno messe a dimora per la raccolta che avverrà nel mese di luglio successivo. Ne nasce una cipolla di sapore molto dolce e di dimensioni abbastanza grandi, lunga, a pasta gialla e che, come dice Gennaro, cresce bene su terreno duro e compatto. Gli usi in cucina sono molteplici non v’è bisogno di elencare ricette o trattati di cucina. Ma la cipolla di Natale è talmente dolce che si consiglia di mangiarla cruda in insalata o su bruschetta, marinata solo con limone e con la menta.

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