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TERRA, GUERRA, CIBO: LA LEZIONE DI RICCARDO (CUOR DI LEONE) D’AMBRA

Solo un italiano sensibile e votato ad una visione semplice, naturale e genuina della vita, come Carlo Petrini, Presidente di Slow Food, poteva riscattare gli ischitani dal fango di cui sono stati coperti, in questi ultimi scorci del 2018. Petrini ha dedicato, su Repubblica, un bel pezzo giornalistico a Riccardo D’Ambra, utopista come lui. Ha definito Riccardo “Gigante buono”, parafrasando una vecchia pubblicità di un’industria dolciaria di Alba. “Gigante pensaci tu” era lo slogan e il Gigante rispondeva: “Ci penso io”. Il paragone regge ma credo che se Carlin Petrini avesse saputo che, nel 1187, soggiornò, per alcuni giorni, nell’isola d’Ischia, il Re d’Inghilterra Riccardo I Cuor di Leone, mentre era diretto in Terra Santa per la III Crociata, avrebbe appellato Riccardo come “Cuor di Leone”. E Riccardo, ricorda Petrini, dopo l’esperienza della D’Ambra Vini, fondata da papà Michele, volle andare proprio in quella Terra Santa, non per fare la Crociata, ma per sperimentare la vita nel Kibbutz, come forma di agricoltura collettiva. Ma qual è stata l’ultima brillante trovata di Riccardo? Quella di studiare la storia della I Guerra mondiale, focalizzandola su un aspetto molto particolare: il rapporto con il cibo e con il territorio: gavetta e trincea, patate e montagna, bellezza dei luoghi ed orrore della guerra, gusto del cibo semplice e difesa strenua e sanguinosa del territorio. Per fare questo, Riccardo ha interessato l’IPSAR Telese, il suo ottimo Preside e i bravi alunni nonché analogo Istituto Alberghiero di Asiago, luogo di trincea fondamentale nella Grande Guerra, al fine di intessere l’intreccio “terra, guerra, cibo”. L’Istituto Alberghiero di Asiago porta il nome illustre di Mario Rigoni Stern, militare e scrittore cantore della montagna. E Asiago è anche il luogo natìo di un grande regista cinematografico, un poeta, un cattolico e cristiano vero, Ermanno Olmi, quello dell’Albero degli zoccoli e del film “Torneranno i prati…”, dedicato proprio alla Grande Guerra. L’alberghiero di Ischia ha preparato il cibo più semplice possibile, quello che più si riusciva a reperire in trincea, nelle ristrettezze della guerra, a base di patate e cipolle, L’Alberghiero di Asiago ha voluto cucinare il gulash e la Sacher Torte, in omaggio agli austro-ungarici. La Sacher Torte, quella che nel famoso film di Nanni Moretti “Bianca” il protagonista prof. Michele Apicella (Nanni Moretti) affermava scandalizzato: “Non conosci la Sacher Torte? Continuiamo così, facciamoci del male!” Non appaia strano l’omaggio allo straniero; vuol essere il segnale di un valore che è più importante di tutti, anche della difesa del proprio territorio.

Il valore supremo è “l’umanità”, della quale tutti facciamo parte. Quella umanità che ci insegna, dopo le tristi esperienze storiche delle guerre “calde” o “fredde”, “armate” o “commerciali”, che l’uomo è innanzi tutto “uomo”, a qualunque paese appartenga e di qualunque colore abbia la pelle. Questo discorso che può sembrare scontato, non lo è affatto, soprattutto in questo frangente storico, dove sembrano prevalere convincimenti opposti. Lo ha ben evidenziato, per quanto riguarda l’Italia, il Censis, nel suo ultimo Rapporto socio-economico. Dopo una fase in cui ha prevalso il “rancore” – sostiene il Censis – siamo passati, purtroppo, ad una fase di “sovranismo psichico” ovvero un’enfatizzazione identitaria che si è insinuata nella psiche degli italiani, da cui il rifiuto dell’altro di un qualsiasi altro e un’artificiosa contrapposizione di un presunto “basso” contro un altrettanto presunto “alto”, popolo contro èlite, sia – quest’ultima – economica, sociale o intellettuale. Ma torniamo al rapporto “terra, guerra, cibo” e alla famiglia D’Ambra. Carlo Petrini delinea la storia familiare di Riccardo, della moglie veneta Loretta, degli 8 figli che compongono una squadra di ristorazione strettamente legata alla terra. La storia di Riccardo l’affabulatore, dell’amante del cinema e delle vecchie locandine dei film, custodite gelosamente. “I sentimenti innanzi tutto” dice Riccardo e si augura di non essere sorpreso dalla morte davanti a un televisore. Passatismo? Niente affatto, Riccardo è un visionario e, in quanto tale, non può che guardare al futuro, soprattutto dei giovani. Ma per questi ultimi si immagina un mondo molto diverso, molto più solidale di quello attuale. E il nome di Riccardo ne evoca inesorabilmente un altro,quello del fratello Corrado, architetto, socialista utopista, che purtroppo non c’è più. Corrado amava la terra, amava il Bello, era per la pianificazione urbana ed era un maestro di sensibilità. Per lui, l’educazione sentimentale era fondamentale. E amavano la terra, le viti, il vino, i contadini, anche Michele e Salvatore D’Ambra (papà e zio di Riccardo e Corrado), così come l’ama Andrea D’Ambra, giustamente arrivato a ricoprire il ruolo di Presidente Provinciale di Coldiretti.

E come non ricordare che la famiglia D’Ambra, assieme al nucleo familiare degli Ielasi, parenti, hanno per anni fatto da anello di congiunzione tra il popolo vero dei lavoratori e il mondo della cultura: cinema, pittura, letteratura, musica. Altro che “frattura” tra popolo ed èlite! Hanno dimostrato come si possono conciliare i principi elementari del mondo lavorativo con l’elevazione verso valori supremi della competenza e della cultura. Ma, allargando lo sguardo fuori dell’isola, verso il mondo, mi piace citare alcuni fatti che confermano la bellezza e la fecondità di un rapporto virtuoso tra i valori della pace, della terra e dell’enogastronomia. Cito una bella intervista su Repubblica a Giannola Nonino, che assieme al marito Benito, diede vita alla distillazione di una delle grappe più famose al mondo. Nell’intervista, la Nonino parla dell’aiuto che, all’inizio dell’azienda, diede Luigi Veronelli, maestro dell’enogastronomia, tanto apprezzato anche da Corrado e Riccardo D’Ambra. E la Casa Nonino ha saputo esaltare i valori della terra, congiuntamente alla cultura. Infatti Nonino istituì un importante Premio letterario, intorno al quale hanno brillantemente ruotato personaggi del calibro di Mario Soldati (altro cantore della terra), Gianni Brera, giornalista dal linguaggio unico, Ermanno Olmi, Claudio Magris, Edgard Morin, Leonardo Sciascia. Un’altra notizia abbastanza sconvolgente arriva dal Giappone, paese noto per lo stakanovismo del lavoro. I ritmi lavorativi dei giapponesi portano spesso stress e logoramento. Ebbene uno dei rappresentanti della classe media lavoratrice, Masano Kousaka, ha dato vita ad un minimalismo riduzionale, portando centinaia di lavoratori stressati a coltivare le risaie nei dintorni di Tokio. Ancora, cito il film “ In questo mondo” della regista Anna Kauber, premiato al Festival del Cinema di Torino. La Kauber ha girato 17 Regioni d’Italia, alla ricerca di tutte le “donne pastore” esistenti. Ha impiegato tre anni, ha percorso 17 mila chilometri e ha scovato circa 100 pastore dai 20 ai 100 anni di età. Tra le donne che praticano la pastorizia ci sono laureate, musiciste, filosofe, tutte hanno scelto il percorso di un mondo diverso. Infine, è notizia di pochi giorni fa: tra i 50 finalisti che a Dubai si contenderanno il titolo di migliore professore al mondo, c’è anche un italiano, il prof. Giuseppe Paschetto, insegnante di matematica e scienze.

Il segreto del professore è che s’impara meglio partendo dall’esperienza concreta. Nello specifico, egli ritiene che mettendo gli alunni in gruppo a confezionare una torta, imparano prima il calcolo delle calorie e le composizioni chimiche delle sostanze nonché le superfici geometriche. Le emozioni, il contatto con i prodotti della natura, alla base dell’educazione. Il grande Leonardo Da vinci aveva caro, tra i libri da lui custoditi, il De honesta voluptate di Bartolomeo Platina che, fin dal 1474, inaugurò   l’era del cook-book, facendo dei fornelli un tema letterario scientifico e filosofico. Grazie Riccardo D’Ambra e grazie Carlo Petrini per aver indicato all’Italia che c’è anche un’altra Ischia, non speculativa, non distruttiva, non invasiva né egoista. Un’isola della sostenibilità, della pace, dal forte spirito di gruppo. Minoranza? Non importa. La qualità delle idee, della visione del mondo non ha bisogno di numeri. E non ha alcun interesse nemmeno a sottolineare la differenza con l’altra parte di isolani, distratti da disvalori correnti. Non vi è interesse alla “contrapposizione”, alla differenziazione, che avrebbe il sapore del “si salvi chi può”. I fautori della sostenibilità cercano la solidarietà, i punti in comune, non ritengono produttive le crociate pro o contro qualcuno o qualcosa e fanno di tutto per convincere chi la pensa diversamente a correggere il tiro e a intraprendere un cammino più virtuoso.

 

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Franco Borgogna

 

 

 

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