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Tessere PdL, Vito Manzi “galoppino” per Domenico De Siano

Fu una gara a chi portava più tessere e i più solerti vennero premiati con incarichi nelle partecipate della Provincia: tra loro Giuseppe Perrella, componente del collegio sindacale della Sapna (o almeno così risulta dal sito). Una gara nell’interesse di Domenico De Siano e Luigi Cesaro, in cui ebbe un ruolo importante anche il figlio di quest’ultimo, Armando, consigliere regionale di Forza Italia. La campagna di tesseramento per il Pdl del 2012 viene ricostruita nei dettagli, grazie alle intercettazioni, nella richiesta di custodia cautelare che i pm Maria Sepe e Graziella Arlomede hanno inviato nei mesi scorsi al gip Claudia Picciotti nell’ambito dell’inchiesta sugli appalti per la raccolta dei rifiuti a Monte di Procida, Lacco Ameno e Forio d’Ischia. Il procacciamento di tessere a ogni costo, scrivono i pm, «non è fatto penalmente rilevante». Ma è «utile per comprendere i legami esistenti tra la politica, i pubblici amministratori e le modalità operative del gruppo, che non si risparmierà nel ricompensare le persone che si sono impegnate per il congresso». Pur di ottenere i documenti da utilizzare per il tesseramento, gli uomini di De Siano offrivano buoni da dieci euro per giocare al Bingo. Emerge in particolare da una conversazione tra Oscar Rumolo, factotum di de Siano, a sua volta ricompensato con incarichi in Eav e Ges.En., e il consigliere comunale di Forio Vito Manzi.

Oscar: «Eh, il Bingo hanno fatto, hanno fatto».

Vito: «Dieci euro a persona e tutti facevano la tessera… Stamattina stava De Siano che stava nel Bingo, ma io già sapevo… Però fanno una cosa troppo sfacciata».

Da altre telefonate emerge poi che la richiesta dei documenti di identità era come una pesca a strascico. Rumolo si dimostra infaticabile.

Oscar: «Senti, allora, noi stiamo facendo il tesseramento del pdl per Domenico. Dovresti prendere la tessera di identità tua, di tuo padre…».

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Antonio: «Allora io di sicuro in famiglia riesco a recuperarle tutte quante: mia sorella, mia moglie, mio padre, mia mamma, i miei zii. Quante te ne servono?».

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Oscar: «Se ne puoi fare una quindicina, una decina».

Antonio: «E vedo di aggiungere qualche altro parente, allora».

Rumolo riferisce puntualmente a De Siano, che chiama «signor capo», ma anche ad Armando Cesaro, cui si rivolge chiamandolo «don Armando».

Oscar: «Io domani verso mezzogiorno, le 13 sto a Napoli. Ci vogliamo vedere per quegli elenchi che tu dicesti?»

Armando: «Sì io l’unico problema Oscar è che sto fisso a Sant’Antimo… Sto fisso qua per fare il congresso».

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