CULTURA & SOCIETA'

«Testimoni e difensori di un patrimonio unico al mondo»

Enzo Maione, Centro Sub Campi Flegrei

Enzo Maione è fondatore e responsabile del Centro Sub Campi Flegrei, che opera all’interno del Parco Archeologico sommerso di Baia e nell’Area Marina Protetta Regno di Nettuno.

Qual è la difficoltà maggiore nella gestione di un sito archeologico sommerso?

«La manutenzione. È pur sempre un sito che si trova sott’acqua, un elemento che per alcuni aspetti aggredisce di più. La gestione di questa manutenzione è oggi affidata all’Istituto centrale del restauro di Roma, che si occupa anche della Cappella Sistina. Esiste un dipartimento specializzato nell’archeologia subacquea, quindi periodicamente si provvede a intervenire per restaurare mosaici, statue, resti di mura».

Quali novità sul fronte del turismo subacqueo? Un dimensione ancora poco espressa?

«Esistono certo dei margini di miglioramento, ma resta uno dei settori in crescita tra quelli del cosiddetto turismo esperienziale. Non solo andare sott’acqua ma anche lo snorkeling, che permette al visitatore di osservare il patrimonio archeologico o naturalistico solamente con maschera e pinne. E’ ancora un turismo di nicchia che, per il momento, non genera numeri e flussi come quello enogastronomico, ma ci sta dando molte soddisfazioni, soprattutto nei Campi flegrei. Arrivano visitatori dall’Italia e dall’estero, poco abituati alle eccellenze che offre invece il nostro territorio. E che quindi vivono in maniera ancora più entusiasmante..»

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L’Amp regno di Nettuno e il Parco sommerso di Baia sono due aree molto diverse per estensione e per caratteristiche. C’è qualcosa che possiamo imparare dall’esperienza così fortunata di Baia?

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«Per Aenaria punterei anzitutto sul turismo scolastico, che fa sempre numeri molto alti. In quest’ottica, l’impiego di una barca con fondo trasparente è un’ottima intuizione che hanno avuto gli imprenditori locali. Anche lo snorkelling è utile per implementare un certo tipo di turismo. Poi c’è tutta la parte che riguarda i corsi di formazione, scuole di archeologia, gli sviluppi possono essere tanti.

Come si finanziano?

Con l’imprenditoria locale, se c’è sensibilità. L’attenzione deve essere a 360 gradi; noi, ad esempio, abbiamo vinto un bando europeo su con un progetto di realtà virtuale del sito sommerso di Baia.

Cosa c’è di sommerso nel Golfo di Napoli che attira l’attenzione dei tombaroli?

E’ un fenomeno quasi definitivamente scomparso. L’esperienza di Baia sta facendo scuola in Italia: si è capito che il turismo archeologico e subacqueo un porta introiti maggiori anche per chi vuole investire invece di scegliere la strada dell’illegalità.

E il traffico marittimo? E’ sempre un problema?

Molto meno di un tempo. Grazie a una legislazione più restrittiva, all’esistenza di un’area marina protetta, ai controlli della Guardia Costiera, e anche alla presenza di società di diving che con la loro attività di educazione verso questo straordinario patrimonio ambientale e artistico, formano dei veri e propri difensori del parco.

Ha un obiettivo o un sogno?

Come ho scritto nell’incipit della Guida, mi piacerebbe che il Parco sommerso di Baia diventasse Patrimonio dell’umanità. In passato abbiamo già presentato la nostra candidatura, poi arenatasi per la questione dei rifiuti. Non molliamo, la ripresenteremo presto.

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