CULTURA & SOCIETA'

Tetelestai, tutto è compiuto

DI ANTIMO PUCA

Secondo il vangelo di Giovanni, le ultime parole di Gesù sulla croce furono “Tutto è compiuto!”, espressione che in greco è resa dal termine tetelestai. Questa parola ricorre in Giovanni 19:28 e 19:30.  La radice deriva dal verbo teleo che significa “portare a termine” o “porre fine”. Si tratta di una parola importantissima perché sta a indicare l’esito positivo di una particolare azione. Quelli che vivevano nella Palestina del I secolo la sentivano spesso e in una varietà di contesti. Ad esempio, un servo diceva “tetelestai” al suo padrone, quando finiva il lavoro affidatogli; il sacerdote diceva “tetelestai” quando, dopo aver esaminato l’agnello sacrificale, ne stabiliva la perfezione cerimoniale. La parola significa più che meramente “Ci sono riuscito.” Vuol dire “Ho fatto esattamente quello che avevo deciso di fare”.

Forse l’uso più singolare della parola “tetelestai” ai tempi di Gesù era quello in ambito commerciale e giudiziario. Dopo aver pagato un debito, sulla pergamena che attestava l’avvenuto pagamento del debito veniva scritta la parola “tetelestai”. Gli archeologi hanno rinvenuto dei papiri sui quali la parola è scritta trasversalmente. Era una sorta di quietanza rilasciata dietro il versamento di un qualche tributo. Quando, dopo aver estinto il suo debito con la giustizia, un criminale veniva liberato, sul documento d’accusa si scriveva la parola “tetelestai” e fintanto che esisteva quel documento, egli non poteva più essere accusato di alcun reato (Cfr. Colossesi 2:14). A volte, la parola tetelestai veniva scritta su un cartello inchiodato sulla porta della sua casa, in maniera tale che i concittadini sapessero che aveva espiato interamente per i suoi crimini ed era quindi un uomo libero.

Ma c’è di più.

Nel greco neotestamentario, “tetelestai” è al tempo perfetto. Questo è importante perché il tempo perfetto si usa per esprimere un’azione che è stata completata in passato con risultati che continuano a manifestarsi nel presente e nel futuro. Se il tempo passato denota un evento già accaduto, il tempo perfetto reca in sé l’idea di “ciò che è avvenuto ed è ancora oggi in vigore.” Gesù gridando “Tutto è compiuto”, intendeva dire “è compiuto in passato, è ancora compiuto nel presente, e continuerà ad essere compiuto nel futuro”, come conferma John R. W. Stott, noto studioso e commentatore evangelico. Si noti un’altra realtà: Gesù non disse “Io sono finito”, il che avrebbe implicato che era morto stremato e sconfitto. Egli gridò: “Tutto è compiuto”, cioè “Ho eseguito con successo il compito per il quale ero venuto”. “Tetelestai” è dunque il finale grido di vittoria del Salvatore. Quando morì, Cristo non lasciò dietro di sé nulla in sospeso. Che nessuno di noi lasci disordini, sospesi, incompiutezze. Che ognuno progetti se stesso in un futuro lungimirante che ci catapulta tutti nell’unico Risorto. Auguri!

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