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Tifo da stadio alla SMS “G. Scotti” per Gianni Sasso

Di Isabella Puca

Ischia – Il tifo era quello di uno stadio, ma l’entusiasmo tutto dei ragazzi che incontrano un atleta coraggioso, un esempio di come l’amore per lo sport non conosca alcun limite. Ieri mattina i ragazzi del tempo prolungato della scuola media “Scotti” di Ischia hanno accolto con striscioni e applausi Gianni Sasso, atleta olimpico ischitano che domenica prossima sarà in Sud Africa per disputare una gara di preparazione alle prossime paralimpiadi di Rio. “Rendici immensamente orgogliosi, come hai fatto fin ora”, è il messaggio che si legge su uno dei tanti cartelloni che hanno addobbato l’aula magna, luogo dell’incontro organizzato anche grazie alla collaborazione di Gennaro Savio. Sulla maglietta di Gianni, oltre allo sponsor, il fiocchetto lilla indossato anche da professori e alunni come segno di adesione alla giornata contro i disturbi alimentari. A parlarne è stata Cinzia De Muro, del direttivo dell’Associazione “Artemisia una voce per l’anoressia” che ha portato ai ragazzi la sua esperienza, quella di una madre che vive questo problema attraverso sua figlia ex alunna della scuola. <<Artemisia – ha detto loro mamma Cinzia – era una ragazza solare, che amava leggere e ballare. Purtroppo, si è ammalata di un grave disturbo, forse il più famoso tra quelli che in maniera generica chiamano “disturbi alimentare”, l’anoressia. Più o meno alla vostra età, ha iniziato a non avere più un rapporto sereno con il cibo, a non ridere più, fino a ritrovarsi sola in un letto d’ospedale. Il suo corpo, non alimentato nella giusta maniera non ha retto e a luglio dello scorso anno il suo cuore ha smesso di battere. Paolo Massa, il suo papà ha deciso di creare quest’associazione e di chiamare altre persone che come lui si sono trovati a combattere questa lunga e difficile battaglia. Anche io ho una figlia che purtroppo si è ammalata di anoressia, ma piano piano, insieme, stiamo combattendo questa battaglia dimostrando che noi possiamo essere più forti della malattia>>. “Mi piaccio così… perché sono unico al mondo” si legge su alcuni cartellini, rigorosamente lilla, appuntati al petto di alcuni ragazzi, che con grande maturità hanno accettato lo spirito della giornata. É stato il professore Domenico Castagna a sottolineare l’elemento che accumunava la presenza dei due ospiti: la forza, quella che ci vuole per superare gli ostacoli e andare avanti. <<Gianni, – ha spiegato il prof. Castagna ai ragazzi – rappresenterà l’Italia alle prossime paralimpiadi nel triathlon, quindi non una, ma ben 3 gare dove sfiderà tutti gli elementi della natura>>. L’ entusiasmo dei ragazzi era alle stelle e pure l’emozione di Gianni che, il giorno prima, aveva fatto visita in un’altra scuola ischitana, l’istituto Vincenzo Telese. <<Un’accoglienza del genere è da brividi, – ha detto emozionato ai ragazzi – tutti questi cartelloni e gli incitamenti che mi fate sono bellissimi. Ho accolto con piacere quest’ invito, mi ricordate la mia infanzia>>. Il nostro atleta ha iniziato il suo racconto dicendo ai ragazzi di come, all’età di 16 anni, a causa di un incidente stradale perse una gamba. Quello che agli occhi degli altri poteva sembrare un grosso limite, è diventato per lui una nuova sfida. <<Sono normalissimo, non mi manca niente. Ok, non ho una gamba, ma non mi sono mai posto il problema. Mi ricordo che in quel letto di ospedale capii che avevo perso una gamba, ma il mio primo pensiero era che non avrei potuto più giocare a calcetto. Allora, ho raggirato l’ostacolo; in fondo, i limiti, siamo noi ad imporceli. La vita ci è stata donata e noi non possiamo fare altro che viverla al meglio e io sono fortunatissimo perché una vita ce l ho>>. La voglia di trascorrere il tempo con gli amici, in mezzo a un campo di calcetto, era così tanta da allontanare ogni pregiudizio di chi lo guardava un po’ male mentre correva con le stampelle inseguendo il pallone.  Da allora sono state tante le maratone in varie città del mondo e poi quella chiamata, 5 anni fa, da parte della Federazione Italiana Triathlon, tra i primi a volere Gianni alle paralimpiadi di Rio. <<Domenica mattina – ha detto ancora ai ragazzi – prima della gara mi ricorderò di tutta questa energia e sarà di buon auspicio. In tutti questi anni sono maturato tantissimo, ho conosciuto tanti atleti che amo chiamare “super – abili” invece che disabili. Nessuno di noi sente di avere un handicap e quello che facciamo lo viviamo a pieno>>.

Sono state tante le domande che gli studenti della Scotti hanno voluto rivolgergli, le gare vinte, le sensazioni prima di ogni gara e i tanti affetti che lo incoraggiano, ogni volta, prima di una gara. <<Rappresentare l’Italia, avere quei colori addosso, è un bello stimolo. Il premio più importante per me é stato quello vinto nel 2012 ad Amsterdam quando ho battuto il record del mondo della maratona. La gara più difficile? Sicuramente quella di Berlino, ricordo che piovve durante tutta la maratona>>. Nel caso di Gianni Sasso, lo sport è stata un’ arma per sentirsi meglio, da qui l’invito ai ragazzi di dedicare il loro tempo libero allo sport piuttosto che all’uso frequente di pc e tablet. Il video delle imprese, raccontate dalla voce viva di Gianni, ha confermato ai ragazzi la sua forza e determinazione grazie alle quali per Gianni, quel non avere una gamba non ha rappresentato alcun limite. <<Gianni, – gli chiede qualcuno – come riesci a guidare una bici senza una gamba? È questione di equilibrio – gli risponde l’atleta – ma soprattutto non bisogna aver paura. All’inizio ne avevo tanta, ora non più. L’importante è allenarsi>>. Tra le domande dei ragazzi non mancano quelle che riguardano i pregiudizi di un’isola, o forse di un paese intero, dove ancora si combatte per infrangere le barriere architettoniche. <<Ho avuto i miei no durante la ricerca di un lavoro, ma anche quelli sono stati una spinta per non abbattersi. Con, o senza una gamba, non cambia nulla. Qui in Italia non siamo tanto preparati, in altri paesi come Gran Bretagna o Stati Uniti, quando ci sono disabilità entrano in gioco dei servizi sociali che recuperano i ragazzi, e li inseriscono direttamente nel mondo sportivo. Una spinta importante per non sentirsi un disabile e spesso, è proprio la società a farti sentire tale. Stiamo crescendo in questo senso, ma c’è ancora bisogno di tempo>>. Non è mancato per dare maggiore carica al nostro atleta l’inno nazionale che i ragazzi, diretti dal professore Carmine Pacera, hanno suonato e cantato con la mano sul petto, immaginando il loro nuovo amico atleta sul gradino più alto del podio. Per lui, in omaggio, il diario della scuola che ha promesso di utilizzare per segnare tutti gli allenamenti. <<Oggi, per me, è importante essere qui. Domenica, prima di entrare in acqua, penserò a questa giornata con voi. Di solito, quando c’è una vittoria, la dedico a tutti quelli che mi sono vicino e che m’incoraggiano, se domenica vincerò sarà anche per voi>>.

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