CRONACAPRIMO PIANO

Torna l’incubo “Grande Nigeria”, ansia per un procidano

Il 4 gennaio l’equipaggio liberato venne sostituito da nuovi marittimi: il ritrovamento a bordo della nave della Grimaldi di altri 120 chilogrammi di cocaina ha di fatto portato al ritiro dei passaporti e al “sequestro” delle unità lavorative. Ci sono due campani, tra cui Antonio Lubrano Lavadera

Se non ci fosse da piangere, perché la vicenda è estremamente drammatica, ci sarebbe quasi da mettersi a ridere. In molti ricorderanno la vicissitudine patita dai marittimi della nave della Grimaldi Lines “Grande Nigeria” tra i quali si trovava anche il nostro concittadino Paolo Amalfitano, che rimase a lungo agli arresti in Senegal dopo che a bordo del mezzo di trasporto fu rinvenuto un ingente quantitativo di cocaina pari a circa 700 chilogrammi. Ebbene, a gennaio di quest’anno c’è stata l’attesa svolta, con il personale che è riuscito a fare ritorno a casa e uscire da un incubo, ma la cosa più incredibile è che di fatto abbiamo assistito a poco più di una staffetta.

Perché l’incubo è ricominciato, stavolta con personaggi e interpreti diversi. Ed anche stavolta la cosa ci interessa, purtroppo, molto da vicino. A svelare quello che sta accadendo – in un silenzio che tanto per cambiare sembra sempre assordante – è ancora una volta il Cosmar (Comitato a Salvaguardia della Dignità dei Marittimi) che in una lunga e articolata nota denunciano una situazione incresciosa e incredibile: “Il 4 gennaio 2020 abbiamo scritto: Nave sequestrata in Senegal a Dakar, comandante e primo ufficiale di coperta per mesi rinchiusi in galera senza aver commesso nulla e privi anche di un valido capo di imputazione, ebbene a qualcuno risulta che i media italiani abbiano diffusa questa notizia?  Solo COSMAR, proprio in virtù della propria indipendenza, ha dato voce ai nostri connazionali letteralmente sequestrati in Senegal, per cui finalmente sono stati scarcerati ed in seguito rimpatriati”. E qui il riferimento è tra gli altri proprio ad Amalfitano che così dopo mesi è riuscito finalmente a far ritorno a casa.

Nel passaggio successivo si riassume la vicenda: “Era il 18 agosto quando denunciammo la assurda detenzione di cui sopra ed il conseguente fermo dell’equipaggio ai domiciliari sulla nave sequestrata in porto perché la dogana di Dakar aveva trovato a bordo un ingente carico di cocaina stivata dentro alcuni bagagliai delle automobili sequestrate, bagagliai che ricordiamo esse stati regolarmente sigillati dalle competenti autorità brasiliane, prima della partenza.  In pratica nessun capo di imputazione fu trasmesso ai nostri marittimi.

Alla fine coloro i quali erano stati ingiustamente rinchiusi in galera furono scarcerati e solo in seguito loro e tutto l’equipaggio rimpatriati dopo mesi e mesi di calvario e senza che i media italiani ne facessero cenno, fatta eccezione per COSMAR e il Golfo24. Giusto per chiarezza ricordiamo che all’armatore Grimaldi erano stati richiesti 240 milioni di euro che non ci risultano essere stati pagati. Con nave sequestrata sempre a Dakar, la società armatrice Grimaldi imbarca un nuovo equipaggio in sostituzione di quello fortunatamente rimpatriato dopo non poche negative vicissitudini. Uno ‘scienziato’ della Grimaldi imbarca anche un giovane allievo ufficiale di coperta al suo primo imbarco, ripetiamoci: ogni commento è superfluo”.

Ma attenzione perché adesso si arriva alla nuova evoluzione degli eventi, assolutamente incredibile, paradossale e surreale. Leggete cosa scrive il Cosmar: “Adesso cominciamo a raccontare una storia tanto incredibile quanto veritiera. L’equipaggio nuovo imbarcato, dal momento che la nave era in banchina sequestrata, non se ne sta con le mani in mano in attesa che la questione, prettamente economica, si risolva, ma come di prassi inizia a mettere in atto una serie di manutenzioni. Durante questi lavori che comprendono anche ispezioni di verifica corretta funzionalità degli impianti di bordo, in una bocca di ventilazione sita a poppa della nave sono stati rinvenuti dallo stesso equipaggio quattro zaini di colore nero. Come previsto dall’ISPS code, International Ship and Port Facility Security Code, parte integrante della SOLAS cap. XI-2., che viene adottato per garantire la sicurezza marittima, ovvero la sicurezza per prevenire (nonché sopprimere) la sussistenza di atti illeciti intenzionali, il comandante della nave, come suo dovere, avverte immediatamente il Responsabile della Security della Società Armatrice e di concerto avvisano le autorità del rinvenimento di queste quattro sacche sospette. Il comandante e l’equipaggio non conoscevano il contenuto delle sacche, per ovvie ragioni di sicurezza (avrebbero potuto contenere esplosivo) spettava alla autorità senegalese addetta alla security procedere ai rilevamenti. Dai controlli effettuati risultavano contenere complessivamente 120 chilogrammi di cocaina. Perquisendo l’intera nave non sono state rinvenute ulteriori sostanze. Ricordiamo che l’attuale equipaggio si trova a bordo della nave in sostituzione di quello presente al primo sequestro avvenuto in giugno 2019. Dopo qualche giorno sono avvenute le deposizioni di rito a bordo della nave da parte delle autorità senegalesi in presenza del legale senegalese rappresentante la compagnia, e dopo un paio di giorni è avvenuta un ulteriore perquisizione molto più approfondita con membri dell’Interpol. In seguito alla vicenda le autorità hanno ritirato i passaporti dell’equipaggio rendendoli di fatto agli arresti domiciliari. Insomma, per i membri dell’equipaggio oltre il danno la beffa. Loro assolutamente innocenti, anzi sono stati ben attenti e scrupolosi nel seguire la normativa internazionale in termini di security, si trovano nella assurda posizione di essere sequestrati, in pratica ai domiciliari senza neanche poter scendere dalla nave e con l’assurdità che nessun capo di imputazione è stato loro formulato”.

La storia, capirete, fa davvero accapponare la pelle. Di fatto è cambiato l’equipaggio, presumibilmente c’era ancora cocaina a bordo che non era stata rinvenuta in precedenza e nuovamente ci ritroviamo marittimi sequestrati. Tra questi, secondo alcune voci trapelate da fonti bene informate, ci sarebbero anche due campani: uno è Gregorio Scala di Vico Equense e l’altro Antonio Lubrano Lavadera, originario di Procida. Insomma, ancora una volta la comunità isolana è in ansia per un suo concittadino che rischia di vivere un’odissea (anche se nessuno se lo augura) simile a quella di Paolo Amalfitano. Nessun altro reato può essere stato nel frattempo commesso dal personale di bordo e sempre il Cosmar spiega anche il perché: “La nave fin dal primo sequestro e fermo di giugno 2019 è presidiata da 4 guardiani locali uno dei quali fisso sul luogo in questione, un altro presidia la prua e 2 sulla rampa di accesso, ci sono anche numerose telecamere del terminal che monitorizzano continuamente la nave e i suoi punti vulnerabili, praticamente sotto controllo continuo. Basterebbe questo per scagionare inequivocabilmente l’attuale equipaggio a dimostrazione che le sacche erano a bordo ben prima dell’arrivo della nave a Dakar”. E invece le cose, purtroppo, stanno diversamente. La Cosmar nel chiudere la sua ricostruzione dei fatti chiede che la Farnesina convochi immediatamente l’ambasciatore a Roma del Senegal al fine di rendere note le ragioni per cui i nostri connazionali sono ingiustamente di fatto sequestrati in un paese straniero privi di passaporto prima di aggiungere che il Comitato “continuerà a dar voce ai marittimi incurante, per così dire, delle velate minacce che già in passato ci erano pervenute da giornalisti di quotidiani filo-governativi senegalesi”.

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Un commento

  1. I Marittimi non vengogo tutelati come è di dovere farlo, gia il lavoro è faticoso ma pure senza riguardi non sta bene. mi dispiace tanto per il nostro concittadino e per gli altri.

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