CULTURA & SOCIETA'

Torna nell’antico borgo l’attesa festa di San Giovan Giuseppe con il sacro prologo del giovedì della tradizionale “discesa” del Santo concittadino

Domani il “Venerdì della Madonna” con la processione e il trasferimento della statua di Maria di Costantinopoli dalla Congrega alla Chiesa dello Spirito Santo

Dopo due anni di stop per la pandemia che ancora ci mantiene guardinghi, la sempre attesa Festa di San Giovan Giuseppe della Croce nel suo rituale giovedì del programma festivo, riparte questa mattina dalla Chiesa Santuario dello’Spirito Santo, con la emozionante e suggestiva cerimonia della tradizionale “discesa” della settecentesca e storica statua del Santo Concittadino dalla sua abituale nicchia per la solenne intronizzazione. Sono chiamati al tradizionale rito i “portantini” devoti che ogni anno sono lì ad assolvere ad un compito di cui si sentono fieri e gratificati, per amore di San Giovan Giuseppe.

Si suoneranno le campane a festa con qualche botto di fuochi d’artificio di contorno e si registrerà la prima mattutina affluenza in massa degli ischitani devoti che canteranno lo storico inno a San Giovan Giuseppe “’O Gran Santo protettor”. Saranno presenti anche quegli ischitani emigrati, giunti sull’isola per la particolare occasione di festa, da San Pedro di California e da Mar del Plata in Argentina. Sono in parecchi ad aver fatto ritorno nella loro isola, per la festa del loro Santo Protettore e concittadino a cui si sentono molto legati. Parteciperanno domani mattina venerdì anche alla processione della Madonna di Costantinopoli e sua intronizzazione nella Chiesa dello Spirito Santo accanto a San Giovan Giuseppe della Croce. A dominare la scena a difesa dei Festeggiamenti così come sono stati programmati, dentro e fuori della Chiesa,fino allo spettacolo finale della fantasia pirotecnica di fuochi d’artificio stabilito per lunedì sera 6 settembre, c’è l’ irriducibile parroco Don Carlo candido con i suoi collaboratori del gruppo giovanile da egli stesso formato e sostenuto, in attesa che si concretizzino quelle voci che danno la parrocchia rivoluzionata nella conduzione e nella posizione.

LA SETTECENTESCA STATUA DEL SANTO ISCLANO SAN GIOVAN GIUSEPPE DELLA CROCE AL SECOLO CARLO GAETANO CALOSIRTO

Intanto la frenetica attività parrocchiale di questo infaticabile sacerdote, Don Carlo, nella vasta area di suo dominio pastorale che va da Ischia Ponte centro fino all’Addolorata, passando per la Cappella del Carmine e San Antonio fino alla Bambenella alla Mandra, tiene in stato di allerta costante i commentatori critici del suo largo e proficuo operato, quasi che il nostro fosse l’uomo in tonaca nera da guardare a vista e “sparare” contro di lui ad ogni sua “uscita” che gli ossessionati censori non gradiscono e malevolmente prendono di mira. Ma Don Carlo, che noi abbiamo definito in tempi non sospetti, il novello Don Bosco in quel di Ischia Ponte, fila diritto senza dar peso alle “carezze” che gli provengono dal manipolo di noti insofferenti. Nemmeno le bordate relative ai passati fatti di pratiche d’esorcismo lo hanno toccato più di tanto. Segno è che Don Carlo si è rivelato un ottimo stratega anche in fatto di difesa personale oltre che di quella dei suoi parrochiani che si lasciano guidare dal loro parroco a livello spirituale e laico-ricreativo con straordinaria partecipazione ed incondizionata fiducia.

LA RELIQUIA DEL SANDALO DI SAN GIOVAN GIUSEPPE DELLA CROCE

Insomma Don Carlo fa il parroco in una fortezza, capace di resistere e quindi respingere ogni tipo di attacco con l’arma della non curanza e se è il caso, del…perdono. Siamo sempre in clima del ricordo dell’abbondante post Giubileo della Misericordia dove ciascuno è chiamato sempre a fare la sua parte secondo il messaggio di Papa Francesco dal Vaticano e del Vescovo Pascarella dall’Episcopio di via Seminario. In loco sta per passare una estate di feste gestite e da gestire ancora dove, diciamola tutta, Don Carlo ha la supervisione diretta sui programmi ed i programmatori, nel senso che si procede col comune sentire, fatta salva però l’ultima parola, le decisioni finali che sono di Don Carlo. E così sia. Del resto, se vogliamo, tutto parte dalla fertile fantasia e dal potere decisionale accettato ed accettabile del parroco cosiddetto da prima linea. Inventa, costruisce, invita alla preghiera, allo stare insieme, a vivere gli eventi di festa con gioia, con la vittoria dello spirito.

LA DISCESA DEL SANTO FRA LA GENTE PER LA INTRONLZZAZIONE

Il popolo legato alla Chiesa e a Don Carlo, gradisce che le feste patronali si facciano, con i fuochi d’artificio, la processione, le campane, le luminarie stradali, magari commentandone anche con spirito critico la tenuta del disegno, le bancarelle, i giochi per ragazzi, perchè le feste con la loro storia, sono patrimonio storico e tradizionale della propria vita passata alla quale tutti si sentono legati più di quanto si pensi. Che Don Carlo, dal suo pulpito, predichi, redigga editoriali, lanci giuste accuse ad un certo tipo di società deviata e corrotta per recuperare più possibili pecorelle smarrite, fa benissimo, perché tra l’altro assolve con fedeltà ai dettami del suo ruolo. Ci fa piacere che Don Carlo sia rimasto il battagliero sacerdote di sempre ammirato ed apprezzato nel suo straordinario lavoro di aggregazione e di sana rivoluzione in una parrocchia che fino ad alcuni anni fa, era anonimamente appiattita su se stessa, senza stimoli e con poca linfa vitale. Ora ci sono la vita, la fede, il piacere di stare insieme, la gioia di godere, la condivisione. E se tutto questo non è festa, allora cos’ ?

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Foto di Giovan Giuseppe Lubrano Fotoreporter

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antoniolubrano1941@gmail.com

info@ischiamondoblog.com

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