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Il traffico a Ischia e le ripercussioni sulla mobilità

 

Mario Rispoli

 

La partita dei prossimi anni si gioca nel campo dell’innalzamento dei livelli di qualità della vita delle nostre città. Si tratta di una partita che si vince o si perde. E se si perde perdiamo tutti, non solo i giocatori, perché la posta in gioco è la nostra salute fisica e psicofisica. Il fatto grave è che siamo ai tempi supplementari.

Sono ai supplementari molte città italiane, senza distinzione di grandezza, notorietà, governo politico, vocazione economica. E’ ai supplementari Ischia.

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Tra le mosse sbagliate, quelle che hanno portato a questo livello di sofferenza c’è il nodo traffico. Troppe auto, troppi ciclomotori e motorini, troppe imbarcazioni. Troppi incidenti. Troppo per un’isola tanto piccola, con un ecosistema fragilissimo e una miriade di cose belle da proteggere. Troppo per quegli operatori valorosi che lavorano per trasformare quelle cosebelle in eccellenze paesaggistiche, enogastronomiche, culturali. Troppo traffico per continuare a sostenere quella che è l’attività economica prevalente per l’isola: il turismo. Turismo: questo è il punto.

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La materia prima del turismo è l’ambiente: come il petroliolo è per le pompe di benzina, il pomodoro per la pizza margherita e i carciofi per i carciofini sott’olio. E ambiente – in tutti documenti comunitari ed extra – significa innanzitutto qualità dell’aria, dell’acqua e più in generale del territorio.

Necessità peraltro riscontrata a Kyoto nel 1997, ribadita a Parigi nel 2015 e rilanciata alsole di Siracusa nel 2017.Dopo diversi cataclismi climatici è strana la posizione del presidente Trump, notoriamente restio alle politiche ambientali,che compie alcuni passi avanti in direzione delle politiche ambientali ma molti più passi indietro.Dal canto suo l’Ue fa da tempo la sua parte.

Tra le molte iniziative messe a punto dallaCommissione Europea per rendere i trasporti sempre più compatibili con l’ambientevi è la “Strategia europea per una mobilità a basso tenore di carbonio”. Il documento fa seguito al “Libro bianco sui trasporti” del 2011 che aveva fissato come obiettivo la riduzione delle emissioni di gas ad effetto serra di almeno il 60% entro il 2050 (riferito ai valori del 1990). Tre le linee guida della strategia: un sistema di trasporti più efficiente, energie alternative eveicoli a basse emissioni. L’ambito di applicazione riguarda soprattutto il “trasporto stradale, responsabile di oltre il 70% delle emissioni di gas ad effetto serra provenienti dai trasporti e di gran parte dell’inquinamento atmosferico,” (Obiettivi nazionali vincolanti per la riduzione dei gas serra. Rapporto Confindustria, luglio 2016).

Con i primi segni di ripresa del PIL la domanda di trasporto per merci e passeggeri ha ripreso a crescere. Un trend positivo anche per il numero di auto vendute che privilegiano motori diesel sempre più sofisticati nel contenimento dei gas. Ciò nonostante, a fronte dei dati confortanti, i motivi di preoccupazione non mancano, non solo per le emissioni in atmosfera, ma per il fatto che il settore dei trasporti europeodipendeper il 94 % del suo fabbisogno di carburante dalpetroliodi cui il 90 % è importato. Questo rende il settore particolarmente vulnerabile alle variazioni e all’instabilità del mercato globale dell’energia. Un’interruzione dell’approvvigionamento energetico potrebbe compromettere gravemente l’economia e portare a un peggioramento della qualità della vita nell’UE. Anche per questo motivo, l’UE punta a ridurre entro il 2050 il consumo di petrolio nei trasporti (inclusi quelli marittimi) del 70 % rispetto ai livelli del 2008.Dunque, fiducia per l’aumento degli scambi commerciali, incremento dei trasporti, ma attenzione massima ai fattori inquinati.

In questo quadro si inserisce il caso Ischia. Il caso di un’isola ferita dal terremoto, denigrata da una campagna di stampa frettolosa che ha fatto passare l’immagine di un luogo al limite della legalità, che ha colpito al cuore la stagione turistica con danni economici non ancora calcolabili ma importanti.

E’ in questa situazione che permane il problema del traffico ad Ischia.L’isola è cresciuta troppo:in 35 anni la popolazione è aumentata di oltre il 40 % con punte, nel caso di Forio di oltre l’85 %. Una crescita urbanistica caotica ha richiesto trasporto individuale per raggiungere le abitazioni venute su a macchia di leopardo.La situazione è al limitee, anche riuscendo a mitigare gli impatti visivi dell’abusivismo edilizio, moltopiù complesso sarà ridurre il traffico generato dai veicoli che si arrampicano fino alle costruzioni realizzate in zone remote e impervie e per questo non raggiungibili dal trasporto pubblico.

A Ischiasono immatricolati circa55.000 veicoli (dati ACI 2014):855 veicoli per ogni 1.000 abitanti (dei 1.000 abitanti considerati fanno parte anche quelli di età compresa tra 0 a 14 anni non ancora compiuti che non possono guidare alcun tipo di veicolo, gli anziani e i senza patente).  Dal calcolo dei veicolisono inveceesclusi autobus e pullmini pubblici e privati, mezzi di lavoro pubblici e privati, auto e moto ad uso pubblico, taxi, veicoli da autonoleggio e sopratuttoauto e motodi quei turisti che raggiungono l’isola con mezzi di trasporto individuali.

Per rendere la gravità del dato basti pensare che a Roma, la città con maggiore traffico in Italia, i veicoli privati per 1.000 abitanti sono 754.A Napoli 671. A Milano 630. Rispetto alle isole minori italiane Ischia èbattuta dalla sola Elba che però ha un’estensione in superficie superiore di quattro volte e un numero di abitanti pari alla metà.

Il problema è serio. Ciò nonostante siamo ai calci di rigore e bisogna tirare: trazione elettrica con politiche diincentivi, ZTL, piste ciclabili, mobilità alternativa, le soluzioni non mancano e la città di Ischia sta iniziando a metterne in campo alcuni correttivi che stanno già dando i primi risultati. Mail problema fa capo anche a questioni di tipo culturale. Il trasporto collettivo non è ancora entrato nella modalità del fruitore isolano, la dipendenza dall’auto è ancora troppo forte e le alternative praticamente inesistenti. Ci vuole una rivoluzione culturale. Una delle tante rivoluzioni scoppiate, battagliatee concluse con successo in altre parti italiane ed europee da parte di tanti cittadini che, avendo ora assaporato la bellezza del senza traffico, non sono disposti a fare le vacanze tra le lamiere come nei film di cassetta degli anni settanta. Molti di questi sono nostri turisti. Molti di questi lamentano le condizioni del traffico ad Ischia. Anche a loro dobbiamo una risposta credibile.

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