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CRONACAPRIMO PIANO

Tragedia di Porto Cervo, indagato un ischitano

Si tratta del 57enne Luigi Cortese, comandante della Sweet Dragon, imbarcazione che sarebbe coinvolta nel sinistro avvenuto lo scorso 31 luglio e costato la vita all’imprenditore Dean Kronsbein che si trovava a bordo dello Yacht Amore: l’accusa è di omicidio colposo e lesioni

DI GIOSUE’ ROSACROCE

Una cosa è certa, ci vorrà ancora tempo per ricostruire la dinamica della tragedia verificatasi a Porto Cervo che inevitabilmente ha attirato l’attenzione del mondo mediatico nazionale e internazionale. I fatti sono ormai noti ed hanno portato alla tragica fine di un 63enne di nazionalità inglese, il cui yacht sarebbe finito sugli scogli presumibilmente nel tentativo di evitare l’impatto con un’altra imbarcazione. Sullo stesso mezzo, per la cronaca, c’erano altre sei persone. Sulla vicenda, ovviamente, ha aperto un’inchiesta la Procura della Repubblica di Tempio Pausania, competente per territorio, ma attenzione ai nuovi sviluppi che tra l’altro toccano sia pure di striscio anche la nostra isola. Anche perché nel frattempo il primo responso dell’autopsia parla chiaro e a stroncare l’imprenditore tedesco Dean Kronsbein non sarebbe stato un infarto come era stato inizialmente ipotizzato. Ad uccidere l’uomo sarebbe stata una grave lesione spinale e un trauma toracico come conseguenza di un violento impatto a terra. L’autopsia, eseguita dal medico legale incarico dalla Procura di Tempio Pausania, Matteo Nioi,  ha dato un esito che appare chiaro e inoppugnabile

Cortese ha raccontato agli inquirenti la sua versione dei fatti sostenendo che sarebbe stato il grande motoscafo Amore ad aver sbagliato manovra

Insomma, occorrerà ancora del tempo per capire cosa è accaduto lo scorso 31 luglio nel golfo del Pevero a Porto Cervo ed è chiaro a tutti che la verità è ben lontana dall’essere accertata anche perché allo stato dell’arte non emergono versioni divergenti, tutt’altro. Ed è qui che entra in gioco anche un nostro concittadino, perché un ruolo determinante lo svolgono i comandanti delle imbarcazioni coinvolte. Da una parte, riferendoci alla Sweet Dragon, della famiglia Berlusconi, c’è un uomo originario di Ischia e cioè il 57enne Luigi Cortese, mentre Mario Lallone era al comando dello Yacht Amore sul quale viaggiava la vittima con alcuni familiari ed altre persone. Ebbene i responsabili delle due imbarcazioni si accusano a vicenda e questo non aiuta a dipanare la già intricata matassa: Cortese ha raccontato agli inquirenti la sua versione dei fatti sostenendo che sarebbe stato il grande motoscafo Amore ad aver sbagliato manovra. Lallone, 67 anni, abruzzese, ha invece dichiarato di essere stato costretto a cambiare improvvisamente rotta per non entrare in collisione con l’altro yacht, versione che anche i familiari della vittima starebbero sostenendo. Le uniche certezze finora sono queste: domenica 31 luglio all’imbrunire le due imbarcazioni procedevano su rotte opposte e a un certo punto lo yatch Amore è finito contro gli scogli dell’isola delle Rocche. Dean Kronsbein, sbalzato in acqua dopo l’impatto, è morto in banchina dopo oltre un’ora di tentativi di rianimazione da parte del 118. La moglie e la figlia invece sono rimaste gravemente ferite, ma ora le loro condizioni sono in miglioramento.

Le due imbarcazioni sono sotto sequestro, così come cellulari e tablet dei due comandanti e di alcuni ospiti. Saranno analizzati dal perito informatico nominato dalla Procura

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A prestare i primi soccorsi ai naufraghi, mentre dallo yacht sventrato veniva lanciato il May day alla Capitaneria di porto di Olbia, è stato proprio il motoscafo Sweet Dragon. E ancora, sul posto ai due comandanti è stato effettuato il pre-test per capire se avevano assunto alcol ed è risultato negativo. A bordo del motoscafo Magnum 70 di proprietà dell’ex premier, al momento dell’incidente c’erano solo il comandante Cortese e un altro membro dell’equipaggio: gli ospiti erano già sbarcati a Baia Sardinia e la barca stava facendo rotta verso sud per ritornare all’ormeggio, a Porto Rotondo.

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La Procura di Tempio Pausania

La Procura di Tempio Pausania ha aperto un fascicolo e iscritto nel registro degli indagati per omicidio colposo e lesioni e vede indagati i due comandanti con l’accusa di omicidio colposo e lesioni (Cortese è difeso dall’avvocato Fabio Varone; Lallone da Egidio Caredda, le indagini sono svolte dalla Guardia costiera di Olbia e coordinate dal procuratore Gregorio Capasso e dalla pm Enrica Angioni Le due imbarcazioni sono sotto sequestro, così come cellulari e tablet dei due comandanti e di alcuni ospiti. Saranno analizzati dal perito informatico nominato dalla Procura. Dal loro contenuto, così come dall’analisi dei gps di bordo, potrebbero arrivare informazioni utili a ricostruire con esattezza la dinamica dell’incidente.

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