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Traghetti, per ecco il banco di prova di agosto

L'introduzione della nave "Isola di Procida" da parte della Caremar punta a contenere ritardi e disagi sulle linee con l'isola nel periodo più delicato dell'anno. Ma dietro la rimodulazione del servizio riaffiorano le criticità del Molo Beverello e di un sistema che continua a inseguire le emergenze invece di prevenirle. Ferragosto sarà il vero test per la tenuta dei collegamenti del Golfo

La chiamano rimodulazione del servizio. Ma dietro il linguaggio tecnico delle compagnie marittime si intravede qualcosa di più: una vera e propria prova generale in vista di agosto, il mese in cui il sistema dei collegamenti del Golfo di Napoli viene sottoposto alla massima pressione possibile. È qui che prende forma la scelta di Caremar di inserire in servizio l’“Isola di Procida”, una soluzione che nasce come risposta immediata ai ritardi accumulati sulle linee tra Napoli e Ischia e che, almeno nelle intenzioni, dovrebbe scongiurare l’ennesimo effetto domino sulle corse serali. L’intervento ha il sapore di una sperimentazione operativa, ma racconta anche una realtà più profonda: la difficoltà crescente di gestire una rete di collegamenti che ogni estate si ritrova a fare i conti con numeri da alta stagione, senza che le criticità strutturali vengano realmente superate. La risposta di Caremar passa proprio attraverso l’impiego dell’“Isola di Procida”, inserita nel circuito dei collegamenti per assorbire parte del traffico e restituire elasticità a un sistema che, nei giorni di punta, rischia di andare in sofferenza. La nave partirà da Napoli in tarda mattinata, alle 10.45, raggiungendo Ischia prima di tornare nel capoluogo alle 13.50. Nel pomeriggio riprenderà servizio sulla linea per Casamicciola, proseguendo poi verso Pozzuoli e rientrando infine a Ischia per effettuare la corsa delle 20.20 diretta a Napoli. L’obiettivo non è soltanto aggiungere posti disponibili. Il punto cruciale riguarda la tenuta dell’intera programmazione giornaliera. Alleggerendo il carico sulle altre unità della flotta, la compagnia punta infatti a preservare la delicata partenza delle 21.55 da Napoli verso Ischia, una delle corse più esposte agli effetti dei ritardi accumulati durante la giornata. È qui che si misura la vera utilità dell’esperimento: impedire che uno slittamento registrato nelle prime ore del pomeriggio finisca per propagarsi fino all’ultimo collegamento della serata.

Dietro questa scelta emerge una domanda che accompagna da anni il dibattito sulla mobilità marittima nel Golfo: perché i correttivi arrivano sempre quando la stagione è già iniziata? La risposta, probabilmente, sta nella complessa combinazione tra sostenibilità economica, disponibilità di navi e crescita della domanda turistica. Ma il risultato resta lo stesso: ogni estate il sistema appare costretto a rincorrere le emergenze invece di prevenirle. Come vi raccontiamo da tempo. Eppure, il problema non riguarda soltanto le flotte e gli orari. Le tensioni che attraversano il sistema dei trasporti marittimi trovano infatti la loro rappresentazione più evidente nel porto di Napoli e, in particolare, al Molo Beverello, principale porta d’accesso alle isole del Golfo. Nelle ultime due domeniche lo scalo è diventato il simbolo di una gestione che molti operatori definiscono sempre più fragile. Nel giorno di massimo afflusso turistico, tra partenze per Capri, Ischia e Procida e migliaia di passeggeri in transito, diversi comandanti si sarebbero trovati senza riferimenti chiari per la gestione degli accosti e degli ormeggi. Secondo le ricostruzioni raccolte tra gli operatori del settore, i comandi di bordo avrebbero cercato indicazioni operative senza trovare interlocutori immediatamente competenti. Le richieste sarebbero state rivolte anche al personale di vigilanza presente nell’area portuale, che però non svolge funzioni tecniche nella pianificazione degli accosti. Da qui una sequenza di incertezze, chiarimenti richiesti alla Guardia Costiera e decisioni assunte spesso in condizioni di urgenza. Il risultato è stato un quadro operativo caratterizzato da rallentamenti, cambi di destinazione degli ormeggi e manovre aggiuntive. Episodi che potrebbero apparire marginali ma che, in un porto ad alta intensità di traffico, producono conseguenze concrete. Ogni modifica improvvisa comporta infatti consumi aggiuntivi, perdite di tempo, maggiori costi operativi e una riduzione dei margini di sicurezza e puntualità.

Alcuni operatori raccontano di unità costrette a lasciare un accosto per agevolare altre operazioni e successivamente richiamate nello stesso punto pochi minuti dopo. Una dinamica che alimenta la sensazione di un coordinamento affidato più alla capacità di adattamento degli equipaggi che a una regia unitaria capace di governare i flussi. È questo il vero nodo che emerge alle porte di agosto. L’esperimento Caremar rappresenta un tentativo concreto di assorbire parte delle criticità operative sui collegamenti con Ischia. Ma nessuna nave aggiuntiva può compensare, da sola, le fragilità organizzative che affiorano nel principale terminal passeggeri del Mezzogiorno. Il rischio è che le due questioni, i ritardi delle corse e il caos degli accosti, finiscano per alimentarsi reciprocamente. Un porto congestionato rallenta le partenze; le partenze in ritardo aumentano la pressione sugli approdi successivi; la pressione produce nuove criticità. Un circolo vizioso che si ripete puntualmente nei momenti di maggiore affluenza. Per questo le prove tecniche messe in campo nelle ultime settimane assumono un valore che va oltre la singola misura organizzativa. Sono il tentativo di verificare se il sistema sia in grado di reggere l’urto delle settimane che porteranno a Ferragosto, quando il numero di passeggeri raggiungerà il suo massimo annuale e ogni margine di errore si ridurrà ulteriormente. Il Golfo di Napoli si prepara così al suo esame più difficile. Da una parte le compagnie che cercano soluzioni tampone per garantire la continuità del servizio. Dall’altra un’infrastruttura portuale chiamata a dimostrare di poter governare flussi sempre più consistenti senza trasformare l’emergenza in normalità. Perché il vero problema non è il ritardo di una nave. È un sistema che continua a funzionare grazie a correttivi straordinari, mentre il banco di prova decisivo, quello di Ferragosto, deve ancora arrivare.

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