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Trasporti marittimi, la Caremar ritorni ad assicurare i servizi minimi

A margine della presentazione del libro “Diritti Inquinati” di Nicola Lamonica, ne è scaturita una interessante discussione a più voci che ha evidenziato la drammaticità in cui versano i collegamenti marittimi, in particolare per Procida, a seguito della privatizzazione di Caremar che ha determinato il consolidamento del monopolio dei privati con il tradimento da parte della Regione Campania che, ancora una volta, ha sacrificato il diritto alla mobilità e continuità dei cittadini a favore degli interessi dei privati che, ormai, non sono neanche più tenuti a garantire i servizi minimi ma operano in regime di libero mercato. Ciò ha determinato un primo negativo impatto sulla partenza delle ore 7,05 che serve ad assicurare il primo collegamento con traghetto per Napoli e, soprattutto, a garantire il raggiungimento della terraferma a seguito di condizioni meteomarine avverse che non permettono ai mezzi veloci di navigare. Ebbene la Medmar, che attualmente risulta assegnataria della partenza, ha dimostrato di non essere affidabile e di annullare in più occasioni la corsa o lo scalo a Procida.

A fronte di ciò, non è pensabile che oggi la Caremar, unica società ad avere un contratto di servizio con la Regione Campania e beneficiaria di soldi pubblici per garantire la mobilità degli isolani nel golfo di Napoli, effettui la prima partenza con traghetto da Procida per Napoli alle ore 13,30, quasi che gli isolani abbiamo l’unica necessità di fare shopping serale a terraferma. Stesso discorso se vogliamo soffermarci sull’aspetto turistico e sull’importanza di un collegamento certo e non troppo esoso da Napoli per Procida. Infatti, contemporaneamente alla perdita della partenza mattutina del cosiddetto “Vapore”, abbiamo rinunciato, per gran parte dell’anno, pure ad una partenza da Napoli per Procida intorno alle ore 9,00 che, invece, avrebbe visto l’isola beneficiare di visitatori giornalieri che vogliono integrare alla loro permanenza in terraferma, anche una visita alle ricchezze storiche ed ambientali del nostro territorio. Sta di fatto che, ad oggi la prima nave da Napoli, dopo quella mattutina delle ore 6,15, arriva intorno alle ore12, scoraggiando una escursione giornaliera sull’isola.

In un quadro di estrema precarietà e di diritti negati, ben rappresentato nel corso del convegno di sabato scorso, emerge la assoluta mancanza di coinvolgimento reale dell’ente locale e delle associazioni di rappresentanza nel nuovo assetto dei trasporti marittimi nel golfo, a seguito del passaggio della Caremar ai privati e che avrebbe dovuto garantire il soddisfacimento di esigenze essenziali delle popolazioni isolane sia su Napoli che su Pozzuoli, di cui non certo politici e funzionari regionali hanno dimostrato di tenere in considerazione. L’unica cosa tangibile che traspare dalla nuova politica regionale è che possiamo fare affidamento solo sulla Caremar, visto che tutti gli altri operano in un regime di libero mercato, senza obblighi e regole, e che non solo ci fanno “un piacere” nel portarci in terraferma, ma ci portano pure “a piacere”. Da ultimo vedi le continue soppressioni Medmar per Pozzuoli e l’annullamento della Linea Laziomar per Monte di Procida.

Ora, pare che saremo costretti ad assistere ad un ulteriore disagio, con l’ennesima riduzione della stazza passeggeri dei traghetti Caremar, costruiti per trasportare mille passeggeri e che, con periodici colpi di mano, oggi si candidano a trasportare appena 390 persone, con prevedibili disagi agli imbarchi e con il paradosso che un traghetto può trasportare meno di un aliscafo. Ciò, ovviamente, per risparmiare sulla forza lavoro e sui marittimi imbarcati, con una preoccupante ricaduta sui livelli minimi di sicurezza e sulla capacità di trasporto. La cosa ancor più grave però è che l’Autorità Marittima si presti ad una riduzione di sicurezza a bordo, avallando e certificando la congruità di una eventuale riduzione tabellare e che la Regione Campania non faccia sentire la propria voce verso un’aggiudicataria, come la Caremar, che avrebbe dovuto garantire livelli occupazionali e standard di trasporto. Capirete che i temi del trasporto marittimo nel golfo sono tanti. Da quello degli orari a quello delle tariffe a quello delle navi utilizzate a quello della sicurezza a bordo.

Solo due anni fa la Regione Campania, in audizione con sindaci ed associazioni, si impegnava a individuare e garantire servizi minimi o obbligo di servizio in determinate fasce, in risposta alle esigenze delle comunità. Quelle fasce che necessitano a pendolari, studenti, lavoratori, a quelli che si muovono per le varie necessità. Noi di fasce, al momento, le viste garantite solo “sulla fronte” a furia di stare dietro alla precarietà che si vive tutti i giorni. La stessa Regione e lo stesso De Luca riconoscevano nel proprio programma di governo che il tema della continuità territoriale è un tema di sensibilità, un tema di riconoscimento normativo, un tema di importanza che investe la vita e la qualità della vita di ogni singolo residente delle isole in particolare. Tutte chiacchiere.

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Ecco perché, oggi come ieri, diventano necessarie ed indispensabili l’attenzione dei cittadini, la pressione popolare e la mobilitazione per azioni di lotta. Purtroppo, in assenza di buona politica e di ruoli istituzionali di garanzia, solo noi stessi possiamo appropriarci di diritti ineludibili. Un primo passo sarà la costituzione di un osservatorio permanente che in tema di capacità di trasporto provvederà a segnalare alle autorità compenti e alle autorità giudiziarie tutte le inadempienze che si verificheranno nel superamento della tabella di passeggeri trasportati di tutte le navi operanti nel golfo, nonché tutte le volte che si verificheranno episodi di navi “complete”, che saranno costrette a lasciare in banchina pendolari e turisti. Un tema che riteniamo di particolare sensibilità, in cui ogni titolare di competenze, se ne dovrà assumere la piena responsabilità, in occasione di eventi emergenziali che mettono a repentaglio la vita umana in mare nonché di disordine sulle banchine.

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Giuseppe Giaquinto

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