CRONACA

Trasporti marittimi: «Solo noi stessi possiamo garantirci diritti ineludibili»

Un accorato appello ma anche un’amara riflessione dall’isola di Arturo, anche se il territorio si conferma decisamente sensibile alle problematiche legate alle vie del mare

Raccolgo con piacere l’invito pervenutomi da più parti ponendo l’attenzione sulla maggiore sensibilità e determinazione che ha l’isola di Procida rispetto ad Ischia.

Ineffetti,storicamente Procida ha mostrato sempre grande interesse rispetto al tema della mobilità marittima. Mobilitazioni e proteste memorabili hanno caratterizzato la nostra comunità per chiedere trasporti via mare adeguati alle necessità di una popolazione che aveva il sacrosanto diritto di spostarsi. Dalle manifestazioni degli anni ‘70 per avere collegamenti serali con la terraferma, alle mobilitazioni degli anni ‘80 per sostituire il traghetto “Cuma” con una nave più moderna e sicura nei collegamenti con Napoli, fino alle proteste degli anni 2000 che hanno visto molti concittadini esporsi in prima persona per tutelare i diritti di un’intera comunità. Tante le vittorie ottenute, tanti i protagonisti di queste mobilitazioni. Tra tutti, mi piace citare l’inventore del comitato trasporti isolano, Domenico Ambrosino “il Chiodo”, Nicola Lamonica, il prof. Pasquale Lubrano Lavadera, Peppino Rosato ed anche quelli che non si sono mai tirati indietro e che tu citavi, caro Gaetano, il sottoscritto e l’assessore Lucia Mameli. Del resto ricordo ancora il mio primo articolo di giornale, che conservo gelosamente, su “Lo Sport Isolano, Il settimanale d’Ischia,” diretto daDomenico Di Meglio, che riportava proprio la cronaca e le considerazioni su un’occupazione del porto di Marina Grande, a metà anni ’80, per chiedere un maggiore rispetto per il diritto alla mobilità della comunità procidana. E ricordo che il compianto Domenico fece un titolo a quel mio articolo che la diceva lunga: “A Procida cittadini, a Ischia “coglioni”. Come vedi su questo tema possiamo rivendicare da sempre una maggiore attenzione.

Da cosa possa derivare questa marcata apatia del popolo ischitano che coinvolge, in modo molto più grave, i primi cittadini dei 6 comuni isolani, questo è per me difficile da comprendere. Certo Ischia ha, storicamente, una quantità di collegamenti diversificati con la terraferma, ha una maggiore appetibilità commerciale, ha il privilegio geografico di non essere “isola di mezzo” come Procida ma punto di partenza e di arrivo di qualsiasi collegamento. Ischia ha anche presenze turistiche elevatissime, attività commerciali dieci volte Procida, interessi economici maggiori, associazioni di categoria forti. Eppure anche Ischia soffre il disagio di avere un golfo popolato in massima parte da armatori privati che, dimenticando di svolgere un servizio pubblico, pensano unicamente alle proprie tasche. Anche Ischia si è vista costretta a denunciare situazioni di monopolio, a chiedere una maggiore presenza della Caremar, ha penare per i disservizi più disparati. L’episodio della soppressione della corsa Gestour di domenica scorsa a Procida può essere poca cosa rispetto alla reiterazione del comportamento della società stessa in più di un’occasione, quando ha preferito togliere la nave a Procida per dirottarla sulla più redditizia Ischia. Ma tutto ciò individua unainadeguata normativa regionale che regola il trasporto via mare nel golfo di Napoli e che dovrebbe ambirea garantire la mobilità degli isolani. Se, come pare acclarato, ai privati è concesso tutto in nome del profitto, avremmo dovuto pretendere una società regionale, come la Caremar, che doveva assicurare servizi essenziali e diversificati per gli isolani. E, invece, ciò non è avvenuto e non avverrà perché, losai bene, i proprietari della Caremar sono gli stessi che solcano i mari del golfo da imprenditori privati. E’ovvio che nessuno è così stupido da fare concorrenza a se stesso e quindi conviene lasciare laCaremar in una posizione marginale. E allora gli stupidi siamo proprio noi cittadini isolani della Campania che non abbiamo più voglia di farci “sentire” e di mobilitarci per vedere assicurati nostri diritti fondamentali. La politica su questo è molto disattenta, debole, disorganizzata, lontana dalle reali necessità dei cittadini. Tra i sindaci dell’isola d’Ischia nessuno fa il pendolare, come invece facciamo da qualche decennio io e Lucia Mameli. In Regione Campania non abbiamo nessuno che si fa interprete di queste nostre esigenze. InEuropa abbiamo un eletto ischitano che non ha mai speso una parola rispetto all’assurda regolamentazione dei collegamenti marittimi nel Golfo di Napoli. Ho avuto, per la verità, sempre il pieno appoggio e la piena operatività in regione della consigliera Maria Grazia Di Scala che sui trasporti marittimi ha aperto diversi fascicoli, proposte diverse interrogazioni e quesiti, trovandosi il più delle volte di fronte ad interlocutori che poco conoscevano del problema o facevano finta di non conoscerlo. Come pure riconosco l’impegno e il coraggio sulla tematica espressi spesso dal consigliere regionale Francesco Emilio Borrelli.

Mi permetto citare un battaglia che ultimamente mi sta molto a cuore. Quello di garantire il biglietto residente ai cosiddetti “Figli delle isole campane”, considerati, ad oggi, dei turisti da “spennare” ogni volta che rimettono piede sui territori che li hanno visti nascere e crescere. Ebbene, non un capriccio mio personale ma una constatazione su ciò che avviene in tutte le altre isole italiane, piccole e grandi, dove sono previsti biglietti ridotti per i nati su quei territori e per le loro famiglie. Solo in Regione Campania non ci si è mai posto il problema, si continua a far finta di niente e si continua a chiedere voti agli isolani. Per la verità, la questione non è stata minimamente sfiorata neanche dai primi cittadini dei nostri comuni, né dall’europarlamentare Ferrandino. Anche in questo siamo lontani dalla civiltà e dalla sensibilità presente in tutte le altre comunità isolane d’Italia e restiamo ancora di serie C. Questa potrebbe essere una prima battaglia di condivisione tra le isole campane.

Sono d’accorso con diversi interlocutori sulla necessità di unire le voci per fare sentire la nostra protesta, ma dobbiamo mettere in campo persone libere, a Ischia come a Procida, che non ascoltino la voce del “padrone”, che non si intimorisconoper poi zittirsi al minimo richiamo. Dobbiamo metterci altresì d’accordo sulle reali necessità delle due isole e non trovarci spesso a percorrere strade discordanti e frutto di miope campanilismo. Lancio la riflessione che noi a Procida da lunedì 16 settembre continueremo ad avere la prima partenza per Napoli della Caremar con nave alle 13,30. E’ questo il modo più corretto per garantire attraverso una società che riceve contributi pubblici la mobilità degli isolani fatta di studenti, lavoratori, ammalati, fruitori di servizi in terraferma?E’ questo l’orario più consono per raggiungere Napoli al mattino?

Nei prossimi mesi ci troveremo di fronte ancora una volta al menefreghismo della RegioneCampania quando le compagnie di navigazione sopprimeranno linee, annulleranno corse, salteranno le prime corse mattutine e serali e si riscontrerà ancora il silenzio delle istituzioni ischitane e degli organi regionali rispetto al problema.Si intuisce che in assenza degli obblighi di servizio tutto il comparto si è appiattito sulle esigenze degli armatori e non dell’utenza.

Mi rendo conto che tutti noi, compreso l’informazione che ci segue ed appoggia, vorremmo evitare di alzare la voce troppo spesso visto che il tema della continuità territoriale è un tema di sensibilità, un tema di riconoscimento normativo, un tema di rilevanza che investe la vita e la qualità della vita di ogni singolo residente delle isole del golfo di Napoli.

Però mi rendo conto che spesso sono tutte chiacchiere. E allora ben venga l’appello per chiedere la giusta attenzione, pressione e mobilitazione per azioni di lotta. Solo noi stessi possiamo ormai garantirci diritti ineludibili.

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