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Trasporti, parla Umberto Maltese: troppi nodi irrisolti

di Marco Gaudini

 

ISCHIA – La situazione dei trasporti marittimi ma non solo, è sempre di più un nodo cruciale per l’isola d’Ischia. Negli ultimi giorni quel clima di collaborazione istituzionale che sembrava essersi instaurato all’insegna dell’audizione in Commissione trasporti è ormai sempre più lontano. Proprio ieri la Consigliera regionale Maria Grazia Di Scala, si era espressa molto duramente sulla vicenda trasporti marittimi e Caremar, chiedendo una nuova audizione in Commissione: «Alla luce delle preoccupanti condizioni dei lavoratori Caremar ho fatto richiesta al presidente Cascone della IV commissione permanente della Regione Campania per un’audizione urgente che affronti in maniera approfondita le vicende che continuano a preoccupare i dipendenti Caremar. É impellente che i lavoratori marittimi della compagnia da poco privatizzata, assieme ai rappresentanti delle sigle sindacali, incontrino l’assessore ai trasporti per individuare a breve termine una soluzione soddisfacente – aveva dichiarato la Consigliera Di Scala – Durante l’audizione dello scorso 26 novembre – ha aggiunto il consigliere Di Scala – avevo già anticipato l’esigenza di un’audizione dedicata alla questione Caremar. É fondamentale un incontro tempestivo. L’accordo siglato con gli amministratori Caremar é stato sottoscritto da sindacati che non rappresentano la totalità dei lavoratori che prestano servizio nella compagnia marittima. Non tutti i problemi che attanagliano i lavoratori sono stati ancora affrontati. Turni di lunghe ore e il conseguente calo dei parametri di sicurezza devono tenere alta l’ attenzione sui lavoratori che garantiscono continuità territoriale».

Ad esprimersi sulle condizioni dei lavoratori della Caremar anche il consigliere nazionale USCLAC – UNCDIM – SMAD (Unioni Sindacali Nazionali Comandanti e Direttori di Macchina), Umberto Maltese: «le preoccupazioni, nonostante il comunicato della Caremar, permangono tutte, perché dipende dall’ottica con cui si vogliono esporre le cose, a mio parere, la questione del riposo del personale, non si conclude tutto nelle ore lavorative, ci sono infatti dei grossi nodi da sciogliere. Se infatti si vuole applicare il contratto questo deve essere rispettato completamente, anche nelle parti che non convengono all’azienda. Invece, questo oggi non accade, e l’azienda dove gli fa comodo si riferisce al contratto, quando invece siamo noi dire che il contratto prevede anche determinate tutele, sembra non tenerne conto. Il nodo cruciale è che con il nuovo contratto che non è più solo di lavoro, ma di arruolamento, il grosso sbaglio sta proprio in questo, aver fatto un contratto che non disciplina più soltanto il lavoro, ma anche gli effetti, perché lei sa che i marittimi sono quasi militarizzati».

 

Quali sono le criticità che lei come organizzazione sindacale ha riscontrato su questa vicenda, ed in cosa il comportamento della Caremar non soddisfa il contratto stipulato?

«Questo contratto chiamandolo di arruolamento è praticamente diventato un cappio al collo, in quanto il lavoratore è legato a doppio filo con l’azienda.  Noi rimproveriamo all’azienda che si potrebbe trovare, avendo una deroga interministeriale sull’orario di lavoro giornaliero, un modus vivendi, come si faceva ultimamente che nonostante si facciano più ore di lavoro al giorno, consenta anche un maggior riposo. Bisogna infatti assicurare un riposo adeguato, nell’interesse non solo della salute del lavoratore, ma anche della salvaguardia della sicurezza della vita umana in mare. Quando infatti io non ho un riposo adeguato, o quando, come si prospetta questo riposo mi viene fatto fare in viaggio, senza un alloggio, e senza ciò che è previsto dal contratto, metto in pericolo la sicurezza del passeggero. Inoltre vi sono altre scelte caotiche, come ad esempio quella di escludere l’ora del pasto dal computo dell’arco lavorativo complessivo giornaliero, ed anche le soste nei porti di 30 minuti. E’ infatti inutile assegnare 14 ore di riposo quando poi gran parte di queste me le fai fare in viaggio, il tutto diventa solo uno specchietto per le allodole. Le faccio un esempio banale, un lavoratore che smonta alle 20,00 a Ischia e deve ritornare a Napoli con la nave, ci arriva quindi alle 21,15 e poi deve raggiungere l’abitazione, dove se è fortunato arriva per le 22,30. Alle ore 5,15 del giorno seguente deve riprendere servizio sul porto a Napoli, per montare su un’altra nave. Mi chiedo dove sono le ore di riposo? Quando dicono che con il loro sistema i lavoratori lavorano di meno e riposano di più, non è vero! E’ infatti la qualità del riposo che noi denunciamo, e questa mancanza si riflette anche sull’utenza».

 

Lei ha partecipato alla scorsa audizione della Commissione regionale sui trasporti, che si è tenuta qualche tempo fa a Napoli. Sembrava dall’esito di quella commissione, che si fosse messo in moto un meccanismo di risoluzione delle problematiche. Alla luce di questi fatti, crede che quell’ottimismo sia svanito?

«Il meccanismo che doveva mettersi in moto era indipendente dai lavoratori e dai sindacati, che lo hanno auspicato, ma in realtà era una proposta dalla Consigliera Di Scala, condivisa anche dagli altri Consiglieri presenti, per l’istituzione di un tavolo congiunto con la III e la IV Commissione permanente, rispettivamente Lavoro e Trasporti, per parlare le problematiche dei lavoratori Caremar e tutto ciò che ne consegue. Ma non se ne fatto nulla e stiamo ancora aspettando questa convocazione. Tutte le eccezioni sollevate dai sindacati in quella sede, permangono tutte in quanto non vi è stata ancora soluzione»

Vi è anche un aspetto che avete segnalato circa l’inquadramento del rapporto di lavoro. Ci spieghi meglio.

«Vi è anche una polemica sull’inquadramento del personale abbiamo oltre la metà del fabbisogno dell’azienda che ha conseguito il tempo indeterminato come rapporto di lavoro, per sentenza. Ora l’azienda adducendo motivi di legge, non vorrebbe tener conto di questa sentenza e trasferire questo tempo indeterminato nel turno particolare. Ma qui bisogna fare molto attenzione, in quanto il turno particolare è solamente una corsia preferenziale tra l’armatore ed il lavoratore, ma non costituisce vincolo giuridico di rapporto di lavoro per l’azienda. Allora vi è la preoccupazione che questi lavoratori, una volta sbarcati e passati in questo turno particolare, senza essere passati prima per un verbale di conciliazione che vada a blindare la loro situazione pregressa, non solo si troverebbero con un rapporto di lavoro molto più che precario, ma addirittura alla prima occasione potrebbero anche essere licenziati. Noi allora stiamo chiedendo che prima di sbarcare questi lavoratori o prima di questo turno particolare, in via preventiva si vada a firmare un verbale di conciliazione ex art. 411 del c.p.c. Inoltre vi è da sottolineare che la sentenza di Corte Costituzionale n. 96/87 ha esteso l’applicabilità della disciplina di legge 604/66 sul rapporto di lavoro a tempo indeterminato, anche ai marittimi al pari di quanto previsto dall’art. 18 della legge 300/70. Quindi il lavoratore “di terra” è equiparato al marittimo. Vi è una sentenza e la società così come la Capitaneria non può ignorarla».

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