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Tre cappelli per lo chef Nino di Costanzo, tra i migliori della guida de L’Espresso

di Isabella Puca

foto Tommaso Monti

Ischia – “A Nino di Costanzo è bastato aprire il nuovo locale per inserirlo già tra i primi cinque segnalati per “Ottima cucina” al fianco di quattro miti del settore, tra questi c’è “Don Alfonso 1980” di Sant’Agata sui due Golfo, il più noto e amato dei campani”. É così che commenta la grande notizia Antonio Corbo giornalista di Repubblica nel suo articolo relativo ai ristoranti d’Italia dell’Espresso. La notizia ha iniziato a divulgarsi giovedì pomeriggio e non può che far piacere all’intera isola sapere che lo chef Nino Di Costanzo, eccellenza nostrana, ha conquistato i tre cappelli – il massimo è cinque – nella nuova guida de l’Espresso presentata giovedì alla Stazione Leopolda di Firenze. «Non mi aspettavo di entrare con dei punteggi così alti – ha detto lo chef al Golfo –  hanno messo me, Don Alfonso e Gennaro Esposito sullo stesso livello. Ogni volta che esce la guida c’è sempre chi ride e chi piange, alla fine però è una bella cosa per Ischia. Oggi (giovedì ndr) si è parlato molto dell’isola e c’erano tutti i grandi ristoratori d’Italia, più di mille almeno; il fatto che si chiacchieri dell’isola a me fa sempre piacere». Tolti i ventesimi, agli chef vengono ora dati i cappelli, il massimo dei cinque viene dato per il meglio in assoluto ed  è stato assegnato a cinque ristoranti: al livello più alto della ristorazione italiana, ci sono gli chef  Massimiliano Alajmo, Massimo Bottura, Enrico Crippa, Niko Romito e Mauro Uliassi. Due i migliori esordi segnalati dall’edizione della guida 2017, si tratta dei ristoranti Danì Maison, chef Nino Di Costanzo, a Ischia e Lume, chef Luigi Taglienti, a Milano. Diversi per stile e collocazione geografica. «Dopo tre mesi e mezzo, come ingresso è andato davvero bene». Per quest’anno Danì Maison ha chiuso le porte del ristorante, il mese di novembre vedrà infatti lo chef Di Costanzo in giro per Kiton tra Milano, Mosca, Monaco e Miami, «se ne riparla il 7 aprile, ma lo spirito è sempre lo stesso, – ha concluso lo chef – certo ci si sente più carichi di responsabilità e quindi si riparte, ma con qualche attenzione in più. Girare per me è fondamentale, anche all’estero, cresci sempre di più anche culturalmente, credo sia fondamentale muoversi e non restare ancorati sullo scoglio. A gennaio, poi, mi chiudo in cucina per i nuovi piatti, sono tutti su carta, dobbiamo iniziare a provarli però».

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