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«Trecento sfollati ancora in albergo, lavoro per superare questa emergenza»

ISCHIA. «Purtroppo è cambiato ben poco. Sono ancora tante le famiglie le cui case sono state colpite dal terremoto che continuano ad alloggiare in albergo». A confermarcelo il Commissario per l’emergenza Giuseppe Grimaldi. La struttura che guida eroga, attraverso i Comuni di residenza, un contributo. Assicurare un tetto a chi ha perso la propria abitazione nel sisma del 21 agosto dello scorso anno costa oltre un milione di euro al mese. Sono ben 23 i milioni di euro stanziati per i 18 mesi di emergenza solo per gli alloggi tra alberghi e Cas, cioè il contributo di autonoma sistemazione. Come mai ci sono ancora delle persone che vivono in albergo? La domanda l’abbiamo posta circa un mese fa al commissario per l’emergenza post terremoto di Ischia Giuseppe Grimaldi. Oggi lo richiediamo. Faremo così ogni mese per capire che cosa cambia. È impensabile che a 15 mesi dal sisma ci siano ancora delle famiglie negli alberghi.

Che cos’è cambiato nell’ultimo mese? 

«Ben poco. C’è una variazione di ‘soli’ 16mila euro. In pratica come struttura del Commissariato per l’emergenza abbiamo pagato 16mila euro in meno per gli sfollati che vivono in albergo. Una piccolissima variazione. Questo significa che un paio di famiglie hanno lasciato le stanze d’albergo perché hanno trovato casa».

 

In un mese soltanto due nuclei familiari lasciano la sistemazione alberghiera: non è poco? 

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«Sarà anche poco, ma io non posso ‘obbligare’ nessuno a lasciare l’albergo a fronte di una casa. Io devo solo garantire un tetto, e quindi una sistemazione dignitosa a tutti. E l’ho fatto sin dal primo momento, cioè all’indomani del terremoto».

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Qual è il motivo per il quale ci sono ancora tante famiglie che vivono in albergo? 

«Ci sono persone che vivono ancora in albergo perché non trovano una casa disponibile per loro».

Architetto ma questa cosa non è credibile. È mai possibile che non ci sono case disponibili per i terremotati sull’isola?   

«Non so che cosa dire. Ha ragione, non è credibile, ma è così. Non credo che nessuno fra le persone che attualmente non hanno casa abbia piacere a vivere in una stanza di albergo e condividere quei piccoli spazi con il resto della famiglia. Per questo, spero che, finita la stagione turistica, sia più semplice trovare un’idonea sistemazione. Non credo che non ci siano abitazioni disponibili sull’intera isola».

Se tante famiglie non trovano casa significa che sull’isola c’è un’emergenza abitativa? 

«No, non credo».

Ed allora, qual è il problema? Perché a distanza di 15 mesi dal sisma c’è ancora chi vive in albergo? 

«Non so perché di preciso ma chi ha una casa può scegliere a chi fittarla. Io non posso ‘requisire’ le abitazioni, o obbligare un proprietario a fittarla a chi ha perso la propria con il sisma. Un proprietario di casa instaura con il proprio affittuario un rapporto privato nel quale io, come Commissario straordinario, non posso entrare. Se il privato non vuole fittare una casa, io non posso ‘obbligare’ nessuno».

 

Ma lei almeno ha provato a capire i motivi? 

«Ho chiesto collaborazione istituzionale all’Iacp – istituto autonomo case popolari – ma mi hanno detto che non ci sono abitazioni disponibili. Ho sensibilizzato anche i sindaci di Casamicciola e Lacco Ameno su questo argomento. Altro non posso fare».

Pensiamo a male. Ma lei ci dia una mano a smentire questa tesi. Se un nucleo familiare viveva in una casa in fitto prima del sisma ed oggi vive ancora in albergo ha un evidente risparmio economico. Potrebbe esserci qualche famiglia che non lascia l’albergo e non cerca la casa per questo motivo? 

«Non so. Potrebbero esserci alcuni casi di difficoltà economiche. Non lo escludo. Ma non credo che possa riguardare tutti i nuclei familiari».

 

Secondo lei ci sono famiglie che non hanno proprio cercato una casa? 

«Me lo auguro. Mi auguro che fino ad oggi non l’abbiano cercata e, finalmente, adesso si mettano alla ricerca di una casa e che possano trovarla velocemente».

Tra tre mesi finirà l’emergenza, che cosa succederà a chi ha perso la casa durante il sisma? 

«Formalmente l’emergenza terminerà il 21 febbraio. Sarà una scelta politica del Consiglio dei Ministri eventualmente prorogare lo stato di emergenza. Per ciò che mi riguarda l’emergenza dovrebbe terminare quando tutti coloro che hanno perso la casa ritornano ad averla, quando tutte le attività produttive ritornano a pieno regime, quando le scuole riaprono. Per il resto la data del 21 febbraio è solo una formalità. Anche perché fine dell’emergenza non certo significa che la popolazione viene abbandonata a se stessa».

 

Ridare una casa agli sfollati non è compito del Commissario per la ricostruzione?  

«Sì. Ricostruire è il compito del Commissario Carlo Schilardi che si è insediato tre mesi fa. Ma io, come commissario per l’emergenza, assieme alla mia squadra abbiamo assicurato a tutti una sistemazione dignitosa sin dal primo giorno».

 

Che cosa si può e si deve fare per chi vive in albergo? 

«Ad oggi ci sono più di 300 persone che vivono ancora in albergo. E credo che comunque non sia dignitoso. Ognuno di noi, anche se in vacanza, dopo una settimana che dorme e vive in albergo desidera la propria casa, il proprio letto e le proprie comodità. Immaginiamo i disagi che vivono coloro che da un anno sono in una stanza di albergo. Sulla loro sistemazione si sta concentrando la mia azione. Spero che in tempi brevi queste famiglie possano trovare una casa».

 

Qual è il suo obiettivo prima del 21 febbraio 2019, data che detta la fine dell’emergenza?  

«Vorrei che più nessuno più viva in albergo. Voglio che tutti abbiano una sistemazione dignitosa e possano tornare alla normalità. In questi 15 mesi ho lavorato tanto. Ho cercato sempre di alleviare i disagi, le difficoltà e le sofferenze dei terremotat»”.

Giovanna Ferrara

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