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Tree climbing a La Mortella, arboricoltura tra etica e spettacolo

Gianluca Castagna | Forio Preparazione, sicurezza, sostenibilità. Ma soprattutto un grande amore per gli alberi, i polmoni del nostro pianeta. L’idea di fondo è quella di salvarne quanti più possibili. Grazie a corde, caschi, imbraghi e moschettoni. Librandosi tra chiome e rami, arrampicandosi fin dove nessun altro riesce ad arrampicarsi, potando i rami secchi e verificando lo stato di salute dei nostri alberi.
Si chiama tree climbing, ed è una metodologia di lavoro inventata da un arboricoltore americano, Dick Alvarez, che progressivamente, nell’arco di vent’anni, si è diffusa in tutto il mondo. Italia compresa.
Un green job che è diventato stile di vita. Dove è l’albero, e non l’uomo, a essere protagonista.

I Giardini La Mortella di Forio, parco botanico creato dal Lady Susanna Walton e diventato centro di eccellenza turistica rinomato in tutto il mondo, da tempo si propone di avvicinare il suo pubblico a un rapporto etico, consapevole e armonioso con la natura. In questa direzione nascono le giornate educational dedicate alla potatura e alla gestione degli alberi secondo la spettacolare tecnica di tree climbing.
Una disciplina che consente di eseguire gli interventi dall’interno della chioma arrivando dove gli operatori su piattaforme elevatrici non possono arrivare e avendo la possibilità di operare i tagli nel punto esatto.
Il tree climbing utilizza tecniche di movimentazione su corda per permettere agli operatori di muoversi sia verticalmente (risalita e discesa) che orizzontalmente (movimentazione in chioma).
Nelle prime giornate di un programma più articolato, spalmato sull’intera stagione, due arboricoltori italiani specializzati in tree climbing, Stefano Lorenzi e Fabio Castelli, hanno lavorato su esemplari di lecci molto visibili, in una posizione centrale del parco, in modo da permettere ai visitatori di osservarli al lavoro, porre domande, farsi illustrare tecniche di potatura e di intervento assolutamente ecosostenibili. Un’occasione preziosa per conoscere meglio (nuove) buone pratiche per la cura del verde che si stanno diffondendo anche sul territorio dell’isola d’Ischia. Il Golfo ha incontrato i due professionisti della Sia (Società Italiana di Arboricoltura) specializzati della European Tree Workers.

«Sono 23 anni che faccio questo lavoro» racconta Stefano Lorenzi, «ho avuto la fortuna, appena diciottenne, di trovare un impiego nell’azienda che ha importato il tree climbing in Italia. Mi è piaciuto e ho iniziato la formazione per diventare arboricoltore. Il tree climbing si basa sull’impiego di corde, imbracature, caschi di sicurezza, moschettoni e sistemi di ascensione e discensione su corda per raggiungere le parti della chioma che sono difficilmente raggiungibili da un mezzo meccanico, o comunque in situazioni dove il mezzo meccanico non può arrivare. Una tecnica che ci consente di arrivare a qualsiasi altezza, prenderci cura di qualsiasi albero, chiaramente dopo aver valutato che l’albero possa essere arrampicato».
La questione sicurezza è essenziale. «E’ l’aspetto più importante quando ci si muove sugli alberi» conferma Fabio Castelli. «La formazione è basilare, la sicurezza al primo posto. Un tree climber deve essere un arboricoltore che sa come si interviene, come si pota, come si affrontano e si risolvono le molteplici problematiche di un albero. Tutti i corsi che si fanno non prescindono mai dalla questione sicurezza. Poi certo, non bisogna soffrire di vertigini, ma la strumentazione e i materiali, se utilizzati in maniera adeguata, garantiscono la massima sicurezza».

Ai Giardini La Mortella gli interventi sono stati eseguiti su una decina di esemplari, soprattutto lecci compromessi da un punto di vista strutturale e fitopatologico. «Ci sono stati attacchi di cerambici, insetti xilofagi che fanno dei fori nel tronco e nei rami creando dei problemi strutturali. La pianta appare verde, ma strutturalmente è debole. Se a questo problema sommiamo gli attacchi di afidi, comprendiamo perché gli apici siano secchi e i rami possano cadere. Il nostro intervento consiste nell’eliminare tutti i rami secchi che ci sono presenti su alcuni alberi, evitare lo schianto a terra, e alleggerire quei rami verdi che non sono attaccati in modo che, nel caso di forti venti o temporali violenti, non si spezzino a loro volta. Interveniamo per la sicurezza dell’albero e dei passaggi pedonali». «Alcuni lecci – aggiunge Lorenzi – hanno un problema di debolezza dovuta anche alle stagioni secche che si sono succedute negli ultimi anni. La pianta si indebolisce, viene attaccata da questi insetti parassiti e i rami rischiano di cadere in testa a qualcuno. Qui ci sono molti visitatori e la sicurezza è doverosa. In linea di massima lo stato di salute degli alberi è buono. Certo molto dipende anche dal luogo in cui sono stati piantati».
L’intervento di un tree climber è quasi sempre conservativo. Quindi niente abbattimenti facili, né capitozzature selvagge che metterebbero a repentaglio la vita stessa dell’albero e che comunque lo danneggerebbero irrimediabilmente.
«Se un albero è morto, va abbattuto» chiariscono i due professionisti. «In situazioni particolari, per tagli eseguiti in malo modo, si creano cavità o marciumi. La pianta risulta viva e vegeta, ma dal punto di vista strutturale è debole. Molto dipende anche dal contesto. Se ci troviamo in un bosco dove non passa quasi nessuno, la pianta cade e fa il suo corso. La potatura naturale è il disseccamento del ramo. Ai Giardini La Mortella ci sono molti visitatori che passano, non ci si può permettere che un singolo rametto possa far male a qualcuno. Si fanno perciò piccoli interventi mirati per la sicurezza di tutti».
Abbattere un albero è sempre una sconfitta, a cui forse sull’isola d’Ischia cominciamo ad abituarci con troppa facilità. Si pensi a tutti quei pini, che per una ragione o per l’altra, sono stati tagliati.
«L’errore è a monte. Va scelta la pianta giusta nel posto giusto. Si sa che alcuni alberi, in certi contesti, porteranno dei problemi. Oggi, a Ischia come altrove, si scontano errori di progettazione, alberi di prima grandezza piantati in luoghi inadatti. La soluzione per salvare un albero esiste sempre, basta volerlo. In diversi stati europei, il patrimonio arboreo di una città ha un valore enorme, economicamente stimato e si adottano tutte le misure per preservarlo».

Il lavoro di un tree climber è spettacolare ma faticoso. «Prima di salire su un albero» continua Lorenzi «bisogna fare un’ispezione molto accurata sullo stato di salute di un albero, capire se i punti di ancoraggio dove andrà a mettere le corde sono sicuri e questo è valutabile solo da una professionista con una solida formazione in arboricoltura».
Addio camion e cestelli? «No – replica Castelli – dove si può eseguire il lavoro con il cestello è bene farlo con quello, meno faticoso e più sicuro. Ma è indubbiamente meno sostenibile. L’impiego della PLE, piattaforma di lavoro mobile elevabile, crea inquinamento e provoca compattamento al terreno. Una piattaforma da 80 o 100 quintali può essere molto rischiosa per alberi molto vecchi, impattare sugli apparati radicali e provocare un danno alla vita della pianta».
E il lato ludico-educativo? «La Sia ha un progetto, Sia junior, che diffonde la cultura del tree climbing con giochi ludico-didattici e informativi tra cui anche l’arrampicata sull’albero. Un progetto itinerante che coinvolge le scuole di tutto il territorio italiano. La lezione più importante? L’albero è un essere vivente, fonte di vita. Possiamo smettere di bere per 4, forse 5 ore, ma senza ossigeno non resistiamo più di qualche minuto. Ecco, l’albero ci dona l’ossigeno, uno dei beni più importanti per l’essere umano».

 

Dott.ssa Alessandra Vinciguerra, perché una giornata dedicata alla cultura dell’albero, con un tutorial sulla potatura attraverso la spettacolare tecnica del tree climbing?
«Il pubblico è appassionato di verde, innamorato dei giardini, ma spesso non ha le conoscenze giuste. La maggior parte delle persone pensa che, per potare un albero, lo si debba recidere. Lo vediamo di frequente, anche sulla nostra isola, con capitozzature inopportune. E’ l’azione peggiore che si possa fare, se ne compromette la salute e la stabilità. Da anni, ormai, ai Giardini La Mortella siamo molto attenti alla cura degli alberi, ci affidiamo ad arboricoltori professionisti, per cui abbiamo pensato di iniziare un dialogo con il pubblico per far capire che esiste un approccio diverso. Fatto di rispetto, conoscenza, interesse».
Un’ attenzione che dovrebbe contagiare anche le amministrazioni.
«Nel Nord, molti comuni si sono dotati di Piani del Verde ponendosi standard di qualità per i quali, nel momento in cui si tratta di affidare degli appalti, pretendono dalla ditte appaltatrici tutta una serie di competenze, documentazioni, garanzie. Nel centro sud è un atteggiamento poco diffuso, eppure tutelare il verde pubblico vuol dire soprattutto prendersi cura della salute di tutti noi, curare l’estetica e valutarne l’impatto. Un’isola che si basa sul turismo, quindi anche sulla bellezza del paesaggio, non può eludere tali questioni. Sarebbe importantissimo, da parte di chi amministra questo territorio, cominciare a pensare a un Piano del Verde che coinvolga tutta l’isola e non rimanga affidato solo alla volontà dei singoli».
A settembre, nell’ambito delle attività di “tutorial”, ai Giardini La Mortella anche un corso di giardinaggio.
«Terremo lezioni per turisti e residenti. Abbiamo pensato, per un primo impatto, a una tre giorni con lezioni mattutine in cui si insegna l’abc del giardinaggio, seguite da momenti pratici nel giardino in cui le persone possono mettere in pratica ciò che hanno imparato. Sulla potatura, sulla pulizia delle piante, sulla loro cura».
I free climber torneranno anche in autunno, un progetto organico nel segno della continuità ed ecosostenibilità.
«Abbiamo un programma che realizzeremo lungo il corso dell’anno con piccolo interventi mirati sulle singole piante. Chiaramente a bassissimo impatto, come prevede questa tecnica. Tra l’altro, il giardino è da tempo tutto sostenibile, usiamo prodotti biologici di origine naturale che non inquinano né danneggiano la salute degli operatori e dei visitatori».

 

 

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