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TRENTA LIRE PER UNA PIANTA DI SORBE PELOSE ADATTATO AD ALBERO DI NATALE, UNA STORIA DI FAMIGLIA DEI PRIMI ANNI ‘50

DI MICHELE LUBRANO

 

Per una volta, metto da parte il plurale maestatis e mi esprimo in prima persona, perchè ho da raccontare una storia intrisa di nostalgia che accadde tanti anni fa nella mia famiglia. La storia è strettamente legata alle sorbe pelose che il Golfo in questa edizione tratta per i suoi lettori. Era dicembre del lontano 1951, in piena atmosfera prenatalizia. Avevo appena 8 anni, in casa, si stava tutti intorno a mio padre Giovanni, che in quei giorni che precedevano il Natale, era tutto impegnato ad allestire il presepe. Per tutti noi di famiglia era un presepe importante, perchè portava gioia e felicità e ci dava la possibilità di seguire nostro  padre in tutte le fasi del lavoro, specie quando si arrivava all’atteso momento in cui si aprivano le grandi scatole che contenevano i pastori conservati con estrema cura. Era una festa ! Mi accorgo che sto anticipando il dolce clima natalizio ben oltre un mese prima. Il lettore mi perdoni, ma il percorso per arrivare alle sorbe doveva  iniziare necessariamente con la premessa fatta sopra. A presepe completato, mio padre Giovanni si guarda intorno e si accorge che mancava qualcosa. Si rivolge a mia madre Antonietta e le dice:” qui ci vuole anche un albero, l’albero di Natale per appendere i doni per i nostri figli…”. Mia madre gli risponde” E dove lo prendiamo quest’albero, qui non si usa, basta il presepe”. Mio padre che era nato e vissuto in Egitto, a Port Said, insiste. “Dobbiamo prendere un albero, vi sarà pure un albero in questa benedetta isola…” Intervenne mio fratello Antonio che stava seguendo come me e le due mie sorelle Felicia e  Maria la discussione dei miei genitori. L’altro mio fratello Giovan Giuseppe dormiva beato nella culla, aveva appena due anni.  “L’albero c’è – afferma sicuro di sè Antonio – lo andiamo a prendere nella pineta di Tonino Schiano (‘O Felato) vicino al macello, però devo chiamare Tonino”. Mio padre e mia madre furono d’accordo. Era di domenica mattina, mancavano pochi giorni alla vigilia di Natale. Io e mio fratello Antonio scendemmo di corsa le scale della nostra casa  e ci recammo dall’amico Tonino Schiano, che tra l’altro, era compagno di scuola e di banco nell’ultimo anno dell’elementari di quell’anno, di mio fratello. Riferimmo all’amico Tonino ciò che ci serviva. Tonino non se lo fece dire due volte, ed immediatamente ci recammo nella pineta accanto al macello di proprietà della sua famiglia. Girammo in pineta e scoprimmo un bel albero sui cui rami erano attaccati vistosi grappoli di palline rosse e giallastre. L’amico Tonino Schiano disse subito”questo è l’albero che ci vuole…”. Così ne staccò un ramo grandicello e con tante sorbe rosse che pendevano. Gli demmo trenta lire quale compenso e il ramo di sorbe fu nostro. Lo portammo a casa esultanti. Mio padre si dimostrò subito contrariato, perchè il ramo che doveva fungere da albero di Natale accanto al nostro presepe era troppo piccolo. Senza perderci d’animo io e mio fratello Antonio, tornammo dall’amico Tonino che già avevamo pagato per invitarlo a darci un nuovo ramo, ma che fosse più grande. Sulle prime Tonino non voleva. Alla fine si convinse, e dallo stesso albero stacco un secondo ramo, questa volta più grande e meglio fornito di sorbe rosse pelose. Lo portammo a casa  dove trovammo nostro padre che gradì abbastanza il cambio. L’albero di  sorbe fu sistemato accanto al presepe  pronto per appendervi i regali che mia madre già aveva da parte. Quella domenica in famiglia fu domenica felice per tutti noi. Grazie all’albero di sorbe pelose.

 

                                                                                                      michelelubrano@yahoo.it

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