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A trent’anni dalla scomparsa della grande mamma e preside Anna Baldino

Sono passati velocemente trent’anni da quando la grande mamma e preside (a tutti nota come “La Preside”) Anna Baldino nasceva alla gloria di Dio a Piedimonte, feconda terra di tanta gente autorevole e santa, come i grandi cognati  sindaco Avv. Giovanni Di Meglio pioniere della svolta civile; dr. Vincenzo Di Meglio ginecologo, figura di galantuomo,  fondatore e direttore sanitario in Eritrea; mons. Giuseppe Di Meglio eminente nunzio apostolico per l’Europa travagliata durante la seconda guerra mondiale; ancora i congiunti Servi di Dio fratelli mons. Ciro e Giovanni Scotti, Arcivescovo di Rossano calabro, entrambi immolatisi martiri nel servizio al prossimo, cui sono dedicati alcuni noti edifici scolastici; don Luigi Scotti alla cui memoria è dedicata la piazza di Piedimonte, ove appunto fondò la Parrocchia; Maria Scotti, ‘la Serva dell’amore e del dolore’ (volume di mons. Giuseppe Di Meglio donato -con altri- allo scrivente). Un’antologia prestigiosa, orgoglio del comune di Barano d’Ischia, dell’isola e della Chiesa, chiamata ad additare al popolo gli autentici testimoni, piuttosto che i parolai dell’apparenza illusoria e consumistica. La Preside Anna Baldino Di Meglio è giustamente ricordata per il contributo rilevantissimo dato da lei alle Istituzioni scolastiche dell’isola d’Ischia inesistenti ancora nel secondo dopoguerra. Era nata il 16 gennaio 1913 a Barano d’Ischia e fu allieva prediletta di mons. Onofrio Buonocore presso la scuola “Vittoria Colonna” di Ischia, all’epoca privata, in seguito parificata, attivata nel Convento di S. Antonio, che raggiungeva a piedi, ogni mattina, partendo da Fiaiano attraverso la pineta. Di quel Pioniere della scuola dell’obbligo fu appunto l’allieva prediletta: mons. Onofrio Buonocore ne aveva intuito le doti intellettuali e la forza di volontà; le fu di sostegno ed incoraggiamento nel proseguire gli studi che, in quella società, erano prerogativa dei soli maschi, tanto più se si trattava di studi universitari. Conseguito il diploma magistrale, per accedere all’Università superò da privatista presso il Liceo Umberto di Napoli la licenza liceale e si iscrisse, così, alla facoltà di Lettere Classiche, ove conseguì la laurea il 25 novembre 1937, con una tesi di laure sul Rinascimento. Fu la prima donna laureata all’isola d’Ischia e raggiunse tale meta per la sua forte volontà e per la radicata personalità, che le dava la consapevolezza delle potenzialità da mettere a servizio della società civile. Aveva così superato il pregiudizio verso il sesso femminile, quando le donne in genere si fermavano al diploma magistrale. Subito dopo la laurea, fu tra i primi vincitori, su scala nazionale, del concorso per la cattedra del Latino e del Greco, che cominciò a insegnare presso il Ginnasio di Ischia. Nel 1952 divenne Preside della Scuola Media Statale “Giovanni Scotti” e Preside incaricata del Liceo Classico di Ischia, che era sezione distaccata del Liceo Umberto di Napoli. Con molto impegno si batté per conseguire la sua autonomia, che fu riconosciuta nel 1954. Il numero degli iscritti alla scuola cresceva ed i locali dell’edificio in via Vittoria Colonna era insufficienti e la Preside fu in prima linea nella lunga battaglia per la scelta del sito identificato in via Michele Mazzella, ove nacque nella profetica periferia la prima cittadella scolastica: scuola media e liceo vicini fra loro, che poi allargò negli altri comuni dell’isola. Arrivò anche a chiedere che sul fronte del nuovo edificio d’Ischia, ove ancora c’è una parete bianca, fosse istoriato il bassorilievo di Enea che porta in spalla il vecchio padre Anchise, in fuga da Troia verso la libertà, simbolo dell’unità familiare e dell’amore del figlio verso il padre. Ma quella nobile idea si è concretizzata oggi nell’ingresso dell’Istituto Comprensivo Statale di Barano d’Ischia che l’intera, concorde Amministrazione comunale ha voluto dedicare alla memoria del suo nome. Infatti, nonostante il forte impegno scolastico, la famiglia rimase sempre al centro delle sue attenzioni, divenendo nel contempo grande mamma di ben cinque figli (autorevoli e noti professionisti: Vanna, Francesca, Vincenzo, Maria, Giuseppe) in tempi in cui non esisteva affatto l’odierna tecnologia. In definitiva Esempio luminoso di grande mamma e preside per antonomasia, di cui anche lo scrivente conserva giovanili, affettuosi, indelebili ricordi.

DIES  DOMINICA – 28ESIMA domenica del tempo ordinario – S. Teresa d’Avila (anno A)

Ieri sera 13 ottobre il grande Vescovo d’Ischia mons. Pietro Lagnese ha consacrato la diocesi al Cuore Immacolato di Maria NS di Fatima presso lo storico tempio di Portosalvo, al termine della solenne e affascinante processione dalla Cattedrale d’Ischia Ponte, ove alle ore 19 aveva celebrato la S. Messa.

Grazie all’Eucaristia che riceviamo nel “giorno santo” noi comunichiamo con la stessa vita del Figlio di Dio, siamo divinizzati. Lo ricorda la preghiera dopo la comunione. Non si tratta quindi di un rito esteriore, o dell’assunzione di puri simboli, rimasti pane e vino. Siamo nutriti del Corpo e del Sangue del Signore, quindi della sua Persona e del suo Spirito. Nella prima Lettura dal libro del profeta Isaia (25, 6-10) “un banchetto per tutti i popoli” – ossia una comunione, un’amicizia con Dio -; l’eliminazione della morte; la fine della sofferenza: ecco l’oggetto della promessa e quindi della speranza. Tutto questo vale per chi si affida a Dio. Nella seconda Lettura dalla lettera di san Paolo apostolo ai Filippesi (4, 12-14. 19-20) Paolo è abbandonato completamente a Gesù Cristo, senso e forza della sua vita. In Cristo egli è capace di vivere e di sopportare ogni situazione: povertà, ricchezza, abbondanza, indigenza. Nel Vangelo secondo san Matteo (22, 1-14) Gesù parla del banchetto messianico. E’ la comunione di grazia con Dio: ma esso non trova tutti disponibili. L’una o l’altra scusa fa esimere dall’accogliere l’invito. Ma non vi si prende parte in una maniera qualsiasi, ma con l’abito nuziale, cioè con la preparazione, la fedeltà, la coerenza.

 

CIRCOLARE SUPREMA

Col vento lieve della sera spira

l’ultimo tocco avviso di preside Anna,

-eco sommo di madre raccolsi nella casa-

e vaga materna tra stormi di rami cullati

di selva chiome di virgulti a fatica di meta:

 

-“Quando morta sarò, non darmi pace né riposo

giammai nelle stellate lontananze dei Cieli.

Sulla terra resti l’anima mia. Resti fra i figli;

con essi vegli, in essi operi, ad essi

della tua grazia sia tramite e luce.

Lascia, o Dio, che io compia dopo morta

il bene che nella vita compiere m’illusi”-.

 

E gli occhi arrossati da tanto sole,

grondarono gocce sui muri di terra.

Al tempo memoria rivela evangelio

al fascino solenne d’Eternità.

Rubrica a cura del professor Pasquale Baldino, responsabile diocesano Cenacoli Mariani, docente Liceo, poeta (e-mail: prof.pasqualebaldino@libero.it)         

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