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Troppi debiti, La Colombaia torna al Comune di Forio

DI FRANCESCO FERRANDINO

FORIO. Ieri mattina si è tenuta presso il Comune di Forio l’attesa riunione circa i destini della Colombaia, a fronte del noto e gravissimo stato d’indebitamento in cui versa la Fondazione che ha gestito l’immobile negli ultimi anni. Erano presenti sia i componenti del Consiglio Generale, sia quelli del Comitato Direttivo, compreso il Sindaco Francesco Del Deo. «Si è addivenuti – afferma il Presidente del Consiglio comunale, Michele Regine – alla precisa e imprescindibile decisione di sciogliere definitivamente il contratto di comodato d’uso nei confronti della Fondazione, cosicché il Comune rientrerà nel pieno possesso dell’immobile, che è e rimane di sua proprietà, e  porre definitivamente termine a questa gestione che ha portato negli anni al notevolissimo buco debitorio, mettendo fine a questa assurda emorragia. La struttura  rientrerà così in possesso dell’ente comunale: dovremo gestirla nel migliore dei modi e far sì nel più breve tempo possibile di essere pronti per la prossima stagione estiva, in modo che l’immobile possa tornare alla piena fruizione di cittadini e turisti, senza gravare minimamente sulle tasche dei cittadini». Secondo il Presidente del civico consesso, quindi, non vi è pericolo che la massa debitoria e una successiva liquidazione della Fondazione possano esporre la Villa che fu del grande regista Luchino Visconti alle aggressioni creditorie: «Noi, come Comune di Forio, non possiamo assolutamente “liquidare” la Fondazione. L’immobile non è di proprietà della Fondazione. Tutte le azioni avanzate dai terzi nei confronti del Comune non hanno mai sortito effetto, perché il Comune non è terzo creditore nei confronti della Fondazione, che fra l’altro non è un ente a scopo di lucro. Come sappiamo, essa aveva un capitale sociale originario di cento milioni, bruciato in pochissimo tempo dalle cattive gestioni passate. Oggi, come patrimonio, non possiede assolutamente niente. Assicuro che l’immobile non può essere attaccato». La dichiarazione è importante, ove si pensa che il consigliere d’opposizione Vito Iacono ha più volte paventato i pericoli di una liquidazione della Fondazione, che potrebbero mettere a rischio la Villa, nella sua qualità di bene strumentale da usare per fronteggiare i debiti. Per Regine, tale scenario è da respingere in quanto «l’amministrazione non ha alcuna intenzione di far pagare ai cittadini i debiti che terzi hanno causato e di cui risponderanno per loro conto». Sul punto, Vito Iacono aveva più volte messo in guardia circa i vari livelli di responsabilità che hanno portato la Fondazione a divenire un buco senza fondo: «Se non si agirà adeguatamente, il rischio è che si faccia la stessa fine della Pegaso o della Torre Saracena, con tutte le conseguenze che ne deriveranno: intanto, si dovranno pagare i debiti, e il Comune sarà chiamato a farlo. Si profilerebbe un altro bagno di sangue per i cittadini. Anche la presente amministrazione non è immune da responsabilità, come testimonia l’aver affrontato il problema solo dopo due anni». Per il presidente Regine, tali responsabilità sono sostanzialmente da escludere, in quanto negli ultimi due anni l’immobile è rimasto pressoché sempre chiuso, al netto di alcuni indebiti “ingressi non autorizzati” nella struttura, mentre per quanto riguarda taluni leciti usi estemporanei, come quello per servizi fotografici, sono serviti a rendere l’immobile, almeno in piccola parte, produttivo. Per quanto riguarda gli altri beni mobili presenti nella Villa, che per alcuni potrebbero costituire una complicazione in caso di controversie debitorie, va detto che esiste una rendicontazione, effettuata dall’ultima amministrazione, capeggiata da  Bottiglieri (“che ha fatto un ottimo lavoro” dice Regine): da essa risulta che anche tali beni non fanno parte del patrimonio della Fondazione, in quanto  sono stati lasciati da terzi. In definitiva, sembra che i timori adombrati dall’opposizione possano essere fugati dalla decisione dell’amministrazione di sciogliere il contratto di comodato, e mettere così al riparo la Colombaia da eventuali “trappole” burocratico-legali. Dopo lo scioglimento del contratto di comodato d’uso, la Fondazione verosimilmente verrà messa in liquidazione, una fase che non verrà discussa all’interno delle mura della Colombaia, ma altrove. La soluzione della non facile situazione passerà anche dal delineare le responsabilità e le modalità che hanno portato alla creazione di questo enorme buco debitorio, che, afferma Michele Regine, «l’amministrazione ha semplicemente ereditato».

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