Troppi debiti? La legge può aiutarti a ripartire
Sovraindebitamento: gli strumenti previsti per famiglie, professionisti e piccoli imprenditori

A cura dell’Avv. Lelio Mancino
Mutui, finanziamenti, carte di credito, cartelle esattoriali, debiti fiscali, contributi e fornitori. Quando le rate si accumulano e il reddito non basta più, molte persone cercano di risolvere il problema chiedendo nuovi prestiti per pagare quelli vecchi. Spesso è proprio questo meccanismo ad aggravare definitivamente la situazione.
Esiste però una strada prevista dalla legge.
Quella che nel linguaggio comune viene ancora chiamata “legge salva-suicidi” è oggi disciplinata principalmente dal Codice della crisi d’impresa e dell’insolvenza (D.Lgs. 14/2019), che prevede specifiche procedure per affrontare il sovraindebitamento.
Chi può utilizzarle?
Non soltanto il privato cittadino. Gli strumenti possono riguardare, a seconda dei requisiti e della procedura applicabile, consumatori e famiglie, professionisti, imprenditori minori, imprenditori agricoli e altri debitori ai quali non si applicano le ordinarie procedure di liquidazione giudiziale. Lo scopo non è cancellare indiscriminatamente i debiti, ma consentire di affrontare una situazione economica ormai insostenibile attraverso un percorso regolato dalla legge e sottoposto al controllo dell’autorità giudiziaria.
Il privato e la famiglia
Per il consumatore il Codice prevede la ristrutturazione dei debiti del consumatore.
Il debitore può proporre un piano che tenga conto della propria reale situazione economica e delle possibilità concrete di pagamento. Il piano può prevedere anche il soddisfacimento parziale dei creditori. Possono assumere rilievo debiti derivanti da finanziamenti, prestiti, carte di credito, mutui, obbligazioni fiscali e altre esposizioni, fermo restando che ogni posizione deve essere verificata individualmente. Non significa, quindi, che presentando una domanda i debiti vengano automaticamente cancellati. Il Tribunale verifica i presupposti previsti dalla legge e assumono particolare importanza anche le cause dell’indebitamento e il comportamento tenuto dal debitore.
Professionisti e piccoli imprenditori
Anche chi esercita un’attività economica può avere una possibilità di ripartenza.
Uno degli strumenti previsti dal Codice è il concordato minore, destinato ai soggetti che rientrano nelle categorie stabilite dalla normativa. Può consentire di ristrutturare l’esposizione debitoria attraverso una proposta rivolta ai creditori e, soprattutto quando vi sia continuità dell’attività professionale o imprenditoriale, può rappresentare uno strumento per evitare che una crisi finanziaria determini necessariamente la fine di un’attività ancora economicamente valida.
Quando non è possibile sostenere un piano
Un altro strumento è la liquidazione controllata. Il patrimonio disponibile viene liquidato secondo le regole stabilite dalla legge e destinato ai creditori. Al ricorrere delle condizioni previste dal Codice, il procedimento può condurre all’esdebitazione, cioè alla liberazione dai debiti residui esdebitabili. Esiste poi una previsione particolarmente importante: l’esdebitazione del debitore incapiente. L’art. 283 del Codice disciplina infatti, a condizioni rigorose, la possibilità di esdebitazione della persona fisica meritevole che non sia in grado di offrire ai creditori alcuna utilità, neppure in prospettiva futura, salvo gli specifici obblighi successivi previsti dalla legge.
Da dove si comincia?
Il primo passo è fare una fotografia completa della situazione. Bisogna ricostruire tutti i debiti, verificare cartelle, finanziamenti, mutui, eventuali pignoramenti, debiti fiscali e contributivi, redditi, proprietà immobiliari, conti correnti e patrimonio disponibile. Un ruolo fondamentale è svolto dall’Organismo di Composizione della Crisi – OCC, iscritto nell’apposito registro del Ministero della Giustizia. La documentazione deve essere completa e trasparente: nascondere beni, redditi o creditori può compromettere l’intera procedura.
Non è un condono
È necessario chiarirlo: il sovraindebitamento non è un condono e non rappresenta una cancellazione automatica dei debiti. È una procedura prevista dalla legge per chi si trova realmente in una condizione di crisi o insolvenza e possiede i requisiti richiesti. Ma proprio per questo può rappresentare una possibilità concreta per chi, pur volendo pagare, non riesce più realisticamente a sostenere l’intero peso dell’indebitamento. Una famiglia che non riesce più a sostenere contemporaneamente mutuo, finanziamenti e cartelle oppure un piccolo imprenditore schiacciato da banche, fisco e fornitori non dovrebbe necessariamente continuare a contrarre nuovi debiti per pagare quelli precedenti. Prima di arrendersi o chiedere l’ennesimo finanziamento, è opportuno verificare se la legge consente di ristrutturare il debito e ripartire. Perché una difficoltà economica, anche grave, non deve necessariamente trasformarsi in una condanna per tutta la vita.






Io sono un professionista ho attivato la procedura di esdebitamento prevista per legge già da cinque anni ed ancora nessuna risposta, non so di che morte morire, sono bloccato con il lavoro perché mi viene richiesto sempre il DURC che non mi viene rilasciato perché incapiente nn ei confronti della Cassa Previdenziale (anche tutt’ora) i soldi che riesco a mettere da parte a malapena mi bastano per vivere, pagare bollette, rate del mutuo etc. Ma io dico se questa legge dovrebbe fornire garanzie per chi ne fa’ richiesta perché uno deve stare per cinque anni in attesa di una risposta da parte del giudice preposto alla decisione, passo le giornate piene di ansie e truci pensieri che ti portano a pensare che come soluzione farla finita sarebbe l’unica soluzione. Non ce la faccio più, sto resistendo perché sono sposato ed ho dei precisi doveri per sostentare la famiglia, se no non avrei esitato a tirarmi un colpo. in testa. E che cavolo.